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Maxi esercitazione della Nato per 15 giorni, ma Trapani protesta

Maxi esercitazione della Nato per 15 giorni, ma Trapani protesta

L’aeroporto di Birgi sarà base operativa, ma il M5s teme ripercussioni per i voli civili e le associazioni non voglioni che la Sicilia sia laboratorio bellico
Maxi esercitazione della Nato per 15 giorni, ma Trapani protesta
TRAPANI - La definiscono la più imponente esercitazione dalla fine della Guerra fredda mai svolta al largo delle coste siciliane alla quale, dal 21 ottobre al 6 novembre, parteciperanno in prima linea Italia, Spagna e Portogallo. La Nato l’ha battezzata “Trident Juncture”, attività addestrativa prevista dall’Alleanza atlantica. L’Aeronautica militare spiega che «l’obiettivo dell’esercitazione è quello di verificare le capacità dei suoi assetti nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego e tecnologicamente avanzata composta da unità terrestri, navali e delle forze speciali da utilizzare rapidamente ovunque sia necessario». E la base operativa nel Mediterraneo è l’aeroporto “Vincenzo Florio” di Birgi, scalo militare “prestato”, almeno per le piste, all’Aereonautica civile.     La sede originaria era in Sardegna, nella base aerea di Decimomannu, ma dopo le accese proteste della popolazione locale, il Reparto sperimentale della base era stato costretto a fare retromarcia e affermare che «non vi erano più le condizioni per operare con la serenità necessaria». A Birgi, quindi, verranno rischierati trenta velivoli nazionali e stranieri e 700 persone garantiranno il supporto operativo. Per tutta l’operazione saranno impiegati circa 5.000 militari.     Nonostante non abbia prodotto effetti concreti, la protesta si è fatta sentire anche qui: da un lato per il timore che lo scalo trapanese possa avere ricadute negative e dall’altro per opporsi ad una esercitazione militare così imponente e dispendiosa.     «È un evento pianificato dalla Nato che prescinde dalle operazioni in atto nel bacino del Mediterraneo e da ogni altra situazione di crisi», tiene a precisare l’Aeronautica che, per evitare di penalizzare lo scalo civile, in collaborazione con Enac e Prefettura, ha avviato un coordinamento tra le unità militari e l’Airgest, la società che gestisce lo scalo in modo da conciliare le esigenze addestrative con quelle commerciali. In ogni caso, anche in termini di sicurezza, l’attività di volo si svolgerà sul mare, al largo delle coste siciliane e «senza l’impiego di alcun tipo di armamento o munizionamento».     Questo è ciò che è stato prospettato, ma il Movimento 5 Stelle, con il suo portavoce, senatore Vincenzo Santangelo, e le associazioni per la pace si sono espresse chiaramente. Il primo aveva interrogato il ministro della Difesa ricevendo risposte «insoddisfacenti e lacunose. Non è stata data una precisa risposta sul numero complessivo di militari italiani e degli altri Paesi che verrà impiegato per l’esercitazione - dice Santangelo - né alcun dato preciso viene fornito sui mezzi terrestri e sulle unità navali che verranno schierate. È una risposta “copia e incolla” già fornita ad una interrogazione successiva a firma di altro parlamentare del Pd».     Così ha presentato un nuovo atto ispettivo per chiedere se il ministro non intenda attivare «una comunicazione efficace e trasparente con la popolazione locale per informarla e rassicurarla sulle condizioni e sugli standard di sicurezza».     A Trapani è nato un “Coordinamento provinciale contro la guerra e la Nato” per opporsi all’esercitazione militare. «L’utilizzo della Sicilia per tali finalità la renderanno laboratorio di sperimentazione bellica della Nato - dicono i rappresentanti - violandone la sua vera natura».

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