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Duplice omicidio di Pordenone L’indagato: «Macché colpevole»

Duplice omicidio di Pordenone L’indagato: «Macché colpevole»

Giosuè Ruotolo, il caporale dell’Esercito unico indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Trifone Ragone e dell’agrigentina Teresa Costanza, rigetta l’ipotesi di essere il colpevole
Duplice omicidio di Pordenone L’indagato: «Macché colpevole»
NAPOLI - «Ma stiamo scherzando: non ho proprio parole per descrivere quel fatto, figuriamoci a essere accusato di una cosa del genere»: Giosuè Ruotolo, il caporale dell’Esercito unico indagato nell’inchiesta sull’omicidio dei fidanzati di Pordenone, rigetta così l’ipotesi di essere il responsabile del duplice delitto. «Sulla mia accusa sono tranquillo. Sono sicuro di quello che ho fatto, ovvero niente», ha aggiunto, intervistato dal Tg1, Ruotolo che è l’unico indagato nell’inchiesta sull’uccisione di Trifone Ragone, 29 anni, originario di Monopoli (Bari), sottufficiale dell’Esercito, e la fidanzata, Teresa Costanza, 30 anni, originaria di Agrigento, trovati morti il 17 marzo scorso nella loro auto nei pressi del Palazzetto dello Sport di Pordenone, dove vivevano.     Ruotolo, che è originario di Somma Vesuviana (Napoli), città dove si trova da alcuni giorni in licenza, ha detto di non aver mai avuto una pistola («Mai, mai«, ha sottolineato) e ha confermato di aver portato a spalle la bara di Trifone Ragone il giorno del funerale («L’ho portata io, insieme ad altri miei colleghi») spiegando che «era il minimo, era doveroso, essendo collega e amico».     Ha infine escluso di aver mai litigato con Trifone Ragone. «Io - ha detto - sono una persona che non litiga mai con nessuno ma anche lui era una persona solare».     Lunedì intanto sarà la giornata cruciale nell’indagine per il duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. I Ris di Parma, nel corso di un incidente probatorio in cui sono previsti alcuni accertamenti irripetibili, analizzeranno la pistola che è stata rinvenuta nei giorni scorsi nel laghetto del parco di San Valentino dai sommozzatori dell’Arma di Genova. Non c’è quindi soltanto il caricatore – riportato a galla venerdì 18 settembre -, ma nella disponibilità dei Carabinieri c’è l’intera Beretta 7.65 che potrebbe essere la pistola del delitto.     Lunedì, quindi, potrebbe esserci il primo responso, individuando senza ombra di dubbio la pistola rinvenuta come l’arma del delitto. Più complicato associarla al caporale: per questo servirà ritrovare elementi precisi ascrivibili a Ruotolo, che ha sempre negato il proprio coinvolgimento, ma anche il semplice possesso di una pistola. Durante gli interrogatori con i Carabinieri, il commilitone di Trifone si è sempre detto stupito per l’efferatezza del reato e a precisa domanda circa la propria abilità con le armi si è schernito affermando di essere fondamentalmente un burocrate dell’Esercito, occupandosi prevalentemente di pratiche al computer, “mentre il delitto è stato compiuto – parole agli atti della versione fornita come persona informata dei fatti – da un criminale con un’abilità straordinaria”.

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