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Siracusa, drogano e sequestrano la figlia

Siracusa, drogano e sequestrano perché vive troppo all'occidentale

Liberata dalla Polizia in Turchia / "Ma ricominciare sarà difficile"

Siracusa, drogano e sequestrano perché vive troppo all'occidentale

SIRACUSA - Osteggiavano il suo modo di vivere che giudicavano “troppo occidentale”, non l’aspetto religioso, ma di usi e costumi. In particolare, non sopportavano che fosse lei, e non la famiglia, a decidere con chi fidanzarsi e poi sposarsi. Contrasti che avevano portato anche alla sospensione del diritto genitoriale per il padre, sospettato di averla picchiata. Così hanno deciso di fare ricorso a un metodo estremo: portarla via dal luogo che l’aveva “traviata”, il mondo in cui era nata e viveva, ovvero Siracusa. L’hanno convinta con una scusa, “il tuo fratellino ha avuto un incidente, sta male, è molto grave, ha bisogno di una trasfusione di sangue: il tuo”, a tornare in Turchia, con un biglietto aereo andata e ritorno dopo tre giorni. Ma all’arrivo, nello scorso aprile, a casa alcuni parenti, su input dei genitori della ragazza, l’hanno drogata e sequestrata per impedirle di tornare in Sicilia. Per evitare contatti le hanno anche sequestrato il passaporto e la sim del telefonino. E la sorvegliavano a vista: anche quando andava a lavorare. E quando ha perso il lavoro l’hanno picchiata.

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È la ricostruzione del rapimento di una diciottenne, nata a Siracusa, che ha la doppia nazionalità italiana e turca, secondo la polizia di Stato che ha fermato il padre, Birol Durtuc, di 40 anni, e la madre, Yasemin Durucan, di 36, che da circa 20 anni vivono e lavorano nel Siracusano. Lui lavora in un vivaio. Il provvedimento, eseguito dalla squadra mobile della Questura, è stato emesso dal procuratore Giovanni Paolo Giordano ed ipotizza i reati di sequestro di persona, rapina aggravata e stato di incapacità procurato mediante violenza, commessi in concorso con altri soggetti ancora da identificare.

 

 

Le indagini erano state avviate dopo la denuncia di amici della 18enne, che quest’anno non si è potuta diplomare all’istituto per geometri per l’assenza da ‘sequestrò, allarmati dal mancato ritorno a Siracusa della giovane, che non aveva dato più notizie di se e dal fatto che erano a conoscenza dei contrasti in famiglia per il suo “stile di vita occidentale”. Per questo temevano che la ragazza, dopo essere stata attirata con uno stratagemma in Turchia sarebbe stata trattenuta lì contro la sua volontà.

 


Accertamenti eseguiti in collaborazione tra Squadra Mobile, Interpool e il Consolato italiano di Izmir, hanno permesso, tramite la polizia turca, di rintracciare a Serinhisar, in Turchia. La giovane che ha detto agli investigatori locali di trovarsi lì contro la sua volontà e di volere ritornare in Italia. La polizia turca l’ha presa in consegna e affidata a servizi sociali locali. Tramite il Consolato è rientrata in Italia, ma non è tornata a casa, trovando assistenza e alloggio in casa di un’amica, che è andata a prenderla al suo arrivo a Roma.

 


La ragazza è stata sentita dalla Squadra Mobile che, su disposizione della Procura di Siracusa, aveva messo sotto controllo i telefoni dei suoi genitori. La giovane ha ricostruito così la sua odissea agli investigatori della polizia di Stato dopo essere giunta a Serinhisar: è stata drogata, con la somministrazione di farmaci nella cena, le sono stati rubati documenti e la sim card del suo telefonino e ogni suo tentativo di ribellione è stato stroncato con percosse dai familiari che l’avevano sequestrata e che la tenevano sotto vigilanza continua. Indagini sono in corso sui complici in Turchia, in collaborazione con Interpool e polizia locale.

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