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"Così sono riuscita a sfuggire ai miei aguzzini"

"Così sono riuscita a sfuggire ai miei aguzzini"

"Così sono riuscita a sfuggire ai miei aguzzini"

Da schiava a liberatrice. «Sono africana, nigeriana, clandestina, vittima della tratta. Non ho titoli di studio o professionali per essere qui, ho solo la mia storia: sono stata quasi uccisa qui, in Italia, quando mi sono liberata dal racket della mafia nigeriana e da allora sostengo le vittime della tratta come posso». È la testimonianza di Isoke Aikpitanyi, raccolta nel progetto “Io Non Tratto”, campagna di sensibilizzazione che - oltre a Ciss e Cesie - vede in prima linea l’Ufficio scolastico regionale, il Comune di Palermo, scuole e associazioni.

 

La donna ha raccontato la sua storia, diventata anche un libro, Le ragazze di Benin City, scritto a quattro mani con Laura Maragnani. Davanti agli studenti, Isoke ha tracciato le tappe delle sue diverse vite: lo sfruttamento e la violenza (arrivò in Italia nel 2000 per fare la commessa e si ritrovò sul marciapiede), la lotta per vincere la schivitù (aiutata da un suo ex cliente, Claudio Mangiabosco, poi diventato il suo compagno) e il sostegno alle tante ragazze che vivono ora nello stesso inferno. «Tutte le donne nella mia situazione subiscono la prima violenza da altre donne, le maman, le sfruttatrici. Ma subiamo violenza anche dalle nostre famiglie che ci sacrificano, fanno finta di non sapere cosa ci succede, ci chiedono continuamente soldi».

 

Isoke conferma i dati raccolti nel report: «Per venire in Europa affrontiamo viaggi terribili. In molte moriamo attraversando il deserto, in parte a piedi. In molte moriamo in mare sui barconi che non stanno a galla e sono respinti». E quelle che arrivano? «Subiscono altre violenze, ma le violenze subite durante il viaggio sono peggiori di quelle che subiamo qui e le peggiori condizioni di vita qui, sono migliori di quelle che lasciamo nei nostri paesi di origine... Ecco perché partiamo». Molto intenso è il parallelismo della violenza.

 

«Avere o non avere diritti è diverso: le donne italiane, europee, occidentali, se subiscono violenze hanno il sostegno dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della legge che colpisce i violenti, noi no. Sapete cosa diciamo noi africane migranti, clandestine, vittime della tratta? “Ogni africana stuprata è una donna bianca che si salva da uno stupro”. È più facile fare violenza a una donna che non ha diritti». Il racconto è un pugno nello stomaco: «Lo stupro è una violenza gravissima, ma la prostituzione per le vittime della tratta è uno stupro a pagamento. Purtroppo nessuno ci ascolta, così noi molto spesso subiamo stupri, ma non siamo considerate vittime, anzi siamo colpevoli, perché siamo clandestine e ci prostituiamo, anche se noi non abbiamo scelto liberamente di essere in queste situazioni».

 

E poi le violenze più sottili: «Le autorità, la polizia sono visti dalle vittime della tratta come dei nemici che possono rovinarti la vita non come dei difensori dalle ingiustizie e dalle violenze, perché anche il rimpatrio forzato ci espone a molte violenze e se ci mandano in un Cpt è anche peggio che finire in galera». Inoltre: «Gli operatori dei servizi sociali che si occupano di noi, ma ci considerano solo delle prostitute, abbiamo dei diritti proprio perché siamo delle prostitute... Per cui o siamo prostitute o non siamo nulla».

 

Infine la trappola: «È violenza pretendere da una vittima della tratta di denunciare capi mafia che non conoscono, trafficanti che forse sono dei parenti, maman che sono delle “amiche” di famiglia, perché senza questa denuncia non ottengono nessun aiuto». La verità? «È più complicata: le violenze sulle donne sono possibili solo se ci sono delle complicità. Gli stupratori di clandestine sono impuniti, perché le vittime non possono presentare denuncia in quanto clandestine, quindi colpevoli loro stesse di un reato. I clienti sono puniti... ma non tutti».

 

Per Isoke «la prostituzione è uno sfogatoio per la violenza di genere subita dalle donne in famiglia, e poiché la maggior parte delle prostitute sono, in realtà, donne migranti, clandestine, vittime della tratta, l’obbligo di prostituirsi è una violenza.

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