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Agen: «Da Regione e Unioncamere scelte vergognose»

Il mancato presidente della super Camera di commercio: «Da quando sa di essere perdente, Lo Bello ha messo in campo la politica»

Agen: «Da Regione e Unioncamere scelte vergognose»

E invece a Catania - alla stessa ora, nella stessa sede - anziché la prima seduta del nuovo consiglio camerale (cancellata venerdì scorso dall’assessore regionale Mariella Lo Bello), s’è svolto un incontro, aperto alla tanto vituperata stampa, in cui la cordata vincente rivendica «una maggioranza di consiglieri regolarmente eletti che vuole cominciare a lavorare per il bene dei territori». Con 20 seggi su 30 (presenti in sala 16 consiglieri camerali), la cordata di Agen sfodera muscoli e cervello. Al tavolo Michele Marchese (Upia-Casartigiani Siracusa), Peppino Giannone (Camera di Commercio Ragusa), Sandro Romano (Confcommercio Siracusa), Salvo Politino (Confesercenti Catania), Giovanni Pappalardo (Coldiretti Catania). Assente - com’è ovvio che sia - il segretario camerale Alfio Pagliaro, commissario ad acta per l’accorpamento, fresco di richiesta di archiviazione nell’inchiesta sugli 81 falsi nelle liste associative, che vede indagati 11 della cordata guidata da Confcommercio.

Agen se ne sta in disparte, in un banchetto che condivide con Nico Torrisi, anch’esso consigliere camerale in pectore, oltre che amministratore delegato di Sac. A rompere il ghiaccio è Marchese, consigliere anziano. Con una proposta operativa: riunire i 30 consiglieri designati nei prossimi giorni. Dopo l’ennesima seduta della Conferenza Stato-Regioni, con all’ordine del giorno il caso CamCom del sud-est, in programma domani. La data per l’insediamento ufficiale, sfidando lo stop imposto dalla Regione, sarebbe il 18 agosto. Il ragusano Giannone, presidente dell’unica Camera non commissariata, ricorda che «è stata calpestata la volontà di un consesso regolarmente eletto», che «nemmeno i numeri dei presunti falsi emersi nelle indagini inficia. Politino rivendica la serietà del momento («non siamo al bar, né in un lido balneare»), denunciando «una pesante ingerenza della politica per il mantenimento di posti di potere». Molto duro Romano, che parla di «malapolitica collusa col malaffare sotto l’etichetta di certa antimafia che negli ultimi 5 anni ha ucciso la Sicilia»; adesso «a dover rispondere di azioni e omissioni» saranno l’assessore Lo Bello e il governatore Rosario Crocetta. Il giovane Pappalardo ammette che gli «sarebbe piaciuto essere nella sala al piano di sotto per l’insediamento», evento saltato «a causa di una vera e propria farsa». Infine, il fuoriprogramma. Nino Giampiccolo (Cidec) prende il microfono e spara a zero: oltre a minacciare di «chiedere ai miei associati di non pagare le quote camerali se continua questo schifo», denuncia pubblicamente i «filibustieri e banditi inquisiti che stanno tentando di espropriare le categorie». Con un riferimento agli «interessi di chi sa fare solo il sottogovernatore, certo che non potrà restare presidente nazionale di Unioncamere se non è presidente di una Camera di Commercio».

Un riferimento evocato, a “seduta” sciolta, proprio da Agen a colloquio con i cronisti. «Si continua a giocare col vergognoso supporto della Regione e la vergognosa attività di Unioncamere nazionale, che cerca con trucchetti vari di far saltare una fusione che ha fortemente voluto e che ora osteggia solo perché ha perso le elezioni», afferma in una nota. Nei corridoi camerali, a microfoni e taccuini aperti, era stato ancora più esplicito: «Questo è un organo costituzionale, Ivan Lo Bello per una vita ha cavalcato questo, poi al momento opportuno, quando è perdente, lancia in campo la politica». In che senso? «Allora non gli è riuscita quella delle schede, non gli è riuscita quella del fatto che Pagliaro è un delinquente perché non lo è, non gli è riuscito niente. A questo punto scende in campo la politica, soprattutto a Siracusa. Tutti, esclusi i 5stelle, soprattutto l’assessore Marziano». Ma le “manine”, più che a Roma («perché il ministro Calenda, pur essendo considerato un Montezemolo’s boy, ha resistito alle pressioni»), sono a Palermo, dove «ci sono due-tre uomini al potere che oramai sono arrivati ai famosi cento giorni», dice Agen rimpiangendo che «non li hanno buttati fuori subito».

«È l’ultima volta che parlo», promette Agen. Stop a comunicati e conferenza stampa. D’ora in poi soltanto carte bollate. Presentati due ricorsi al Tar contro lo stop dell’assessore Lo Bello all’insediamento della super Camera; si aspetta, forse a giorni, il responso dei giudici sulla sospensiva. Ma c’è anche un ribollire di esposti penali. Che si aggiungono a un filone d’indagine, già aperto, sui presunti abusi segnalati dal commissario Alfio Pagliaro in una memoria consegnata ai pm di Catania.

Twitter: @MarioBarresi

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