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”Io, prigioniero a Fontanarossa

”Io, prigioniero a Fontanarossa aspettando le valigie per un’ora e mezza”

Il racconto di Tony Zermo / La Sac: non è stata colpa nostra

”Io, prigioniero a Fontanarossa aspettando le valigie per un’ora e mezza”

Provate a fare il breve volo da Malta a Catania, una domenica come quella scorsa, e atterrare alle ore 21, dopo appena mezz’ora. Provate ad attendere i bagagli, mezz’ora, un’ora, un’ora e mezzo. Provate a sentire i passeggeri di quel volo che vedono arrivare altri passeggeri di un volo Ryanair da Bergamo e che trovano già i loro bagagli sul nastro trasportatore. Si informano con due impiegati della Sac seduti nel settore dei bagagli smarriti e si sentono rispondere: «La Ryanair ha il proprio personale a Fontanarossa: ha due addetti nella prima mezza giornata e altri due dal pomeriggio in poi. Il nostro handling lo cura un’altra società per conto della Sac». 

 

Passa il tempo, non c’erano altri voli domenica scorsa, restavano in nervosa attesa soltanto quei 120 passeggeri prigionieri del personale addetto alla consegna bagagli. Qualcuno torna a protestare. L’impiegato Sac parla attraverso il walkie talkie con quelli dei bagagli per sapere cosa succede. Si sente questa risposta: «Qui piove, i bagagli sono ancora dentro la stiva. Se volete venire a darci una mano... ». Ma forse questi addetti ai bagagli non si volevano bagnare? Forse che i loro colleghi che lavorano negli aeroporti del Nord dove piove per intere settimane fanno lo stesso e paralizzano il traffico? Ma chi li dirige, chi li protegge, come si permettono? E’ domenica e nessun dirigente Sac è presente per controllare quel che succede. I dirigenti Sac sono solo bravi ad andare in vacanza in Cina, a spese della società, cioè nostre? O ad allestire padiglioni con prodotti dell’eccellenza siciliana, nella vana attesa che arrivi qualche turista superstite dall’Expo di Milano? Ad un certo punto dai 120 prigionieri di Fontanarossa si alza un urlo corale: «Vergogna! Vergogna! ».

 

Ma l’urlo non arriva ai gestori dei bagagli che sono troppo lontani: preoccupati di ripararsi dalla pioggia? Quelli più esasperati si sfogano con i due addetti ai bagagli smarriti. Uno dei due impiegati invitato ad alzarsi dalla sedia per andare fuori a vedere, dice: «E’ tutto il giorno che faccio avanti e indietro». E non si smuove. Poi annuncia: «I bagagli adesso (dopo un’ora e mezzo!) sono stati consegnati tutti». Ma ci sono ancora quattro persone che aspettano le valigie.

 

L’impiegato dice a quei quattro: «Potete venire a fare la denuncia di bagaglio smarrito». Ma non poteva proprio essere che all’aeroporto di Malta non avessero stivato tutti i bagagli, non era mica Fontanarossa... Poi d’improvviso il nastro dei bagagli ha un sussulto e finalmente vomita gli ultimi bagagli rimasti. Dunque non era vero niente che le valigie che c’erano a bordo erano state «tutte consegnate»: gli addetti alla consegna bagagli con sprezzo del pericolo sotto la pioggia, avevano messo sul nastro anche le ultime quattro valigie. La situazione, intollerabile e inescusabile, è quella che vi abbiamo descritto perché uno dei 120 prigionieri di Fontanarossa ero io. A questo punto, vorremmo che la Sac chiedesse pubblicamente scusa a quei 120 reduci da Malta e che venissero doverosamente puniti quei lavoratori dell’handling che hanno riconsegnato i bagagli dopo un’ora e mezzo dall’atterraggio dell’aereo in una domenica sera in cui c’erano soltanto il volo da Malta e quello da Bergamo.

 

Un episodio del genere mi era anche capitato, sempre di domenica, qualche tempo fa tornando da Genova. Un’ora e mezzo di attesa. E’ chiaro che questo significa il mancato controllo della dirigenza Sac, quanto meno nel delicato settore della riconsegna bagagli, che qualifica o squalifica l’efficienza di un aeroporto. Se poi il turismo, invece di progredire, arretra, dipende anche da intollerabili situazioni di questo genere. E ha ragione Ottavio Cappellani quando scrive che non è per niente vero che il nostro turismo vada a gonfie vele. Siamo solo bravi a riempirci la bocca di parole vuote. Il turismo è un’altra cosa.

 

LA REPLICADELLA SAC: NON E' COLPA NOSTRA

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