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Catania, non ci sono locali sufficienti

Catania, non ci sono locali sufficienti In Tribunale ridotte udienze cause civili

L’annuncio del presidente Di Marco: “Situazione drammatica”

Catania, non ci sono locali sufficienti In Tribunale ridotte udienze cause civili

«Se le attuali condizioni non saranno modificate sarò costretto a ridurre il numero di udienze civili per ogni giudice con un allungamento dei tempi di definizione dei processi».

 

Questo l’allarme lanciato ieri, in una conferenza stampa, dal presidente del Tribunale Bruno Di Marco, che con accanto il presidente dell’Ordine degli avvocati, Maurizio Magnano di San Lio, ha denunciato in particolare la disastrosa carenza di locali che da anni affligge l’ufficio giudiziario, in particolare per quanto riguarda le aule per le udienze civili. Inoltre il presidente ha fissato l’attenzione sull’impennata dei carichi di lavoro conseguente alla soppressione delle sezioni distaccate.

 

«Oggi - ha esordito - le difficoltà che incontriamo, soprattutto di carattere logistico, sono enormi. In particolar modo queste carenze risiedono nella indecente condizione dell’edificio principale del Tribunale. Basti pensare che questo è forse uno dei pochi Tribunali al mondo che è privo di aule di udienza destinate alla celebrazioni civili che attualmente sono tenute presso stanze anguste che sono uffici occupati anche da due, tre giudici. Questo comporta affollamenti che dal punto di vista igienico, della sicurezza e del rispetto della persona e dei professionisti non sono pensabili per un Tribunale. Si tratta di una situazione disagevole e incivile».

 

Il presidente ha quindi spiegato che la soppresione delle sezioni distaccate ha aggravato la situazione di carenza dei locali fino a farla diventare insostenibile. «Siamo davanti a una ingestibilità delle udienze civili nel suo complesso. Noi abbiamo adottato una serie di provvedimenti, fronteggiando in maniera impareggiabile la soppressione delle sezioni distaccate, garantendo la celebrazioni delle udienze penali e riprendendo anche le udienze pomeridiane davanti allo stesso giudice delle sezioni distaccate. Per quanto riguarda il civile si sono riversati sul Tribunale circa 14 mila procedimenti pendenti delle sezioni distaccate. Ora mentre per il penale siamo riusciti con grandi sforzi a fronteggiare l’aumento di esigenze e carichi di lavoro, per quanto rigurda il civile la situazione è drammatica. Mancano spazi sia per la celebrazioni, nonché spazi per accogliere il personale amministrativo che prima operava nelle sezioni distaccate.

 

Ora per consentire ai magistrati delle sezioni distaccate soppresse di lavorare nella sede centrale, saremo costretti, con grande dolore e rammarico, a ridurre, almeno allo stato, il numero delle udienze civili per ciascun giudice, in modo da consentire a ciascun magistrato di avvicendarsi negli angusti spazi disponibili. Si tratta di una misura gravissima, che determinerà ovviamente un allungamento dei tempi di definizione delle cause civili, ma è una misura - ha puntualizzato Di Marco - indispensabile per prevenire il caos e la totale paralisi dei servizi. Non abbia mo spazi dove organizzare gli uffici di questi giudici, né luoghi dove far tenere le udienze». La denuncia del presidente è gravissima perché questo, senza interventi chiari, decisi e veloci del ministero, significherà un aumento sine die dei tempi delle cause civili che sono già di per sè lunghissimi. E dire che di recente il ministero aveva annunciato di avere invertito la rotta in fatto di giustizia lenta.

«Tutta questa situazione è stata, a partire dal 2012, rappresentata al ministro e anche al Comune che fino al 1° settembre era responsabile per l’edilizia giudiziaria - ha proseguito il presidente -, ma adesso la competenza è passata a carico del ministero che ancora non ha trovato soluzioni». Di Marco ha aggiunto che col Comune di recente era stata avviata una discussione per l’utilizzo dei locali dell’ex provveditorato di viale Vittorio Veneto, ma questa ipotesi ora è stata archiviata. Il presidente si è poi soffermato sulla problematica inerente ai migranti che aumenta il carico di lavoro giudiziario: «Si tratta di un altro problema che ha determinato una vertiginosa crescita dei procedimenti sia nel settore penale che soprattutto nel civile della Prima sezione ed è relativa a tutte le richieste di asilo che non vengono accolte dalle commissioni provinciali. Al 30 giugno siamo arrivati a 3048 procedimenti». Per meglio rappresentare un quadro così precario di carenza di spazi il presidente ha portato l’esempio di una collega, che trasferita alla Quarta sezione civile, è relegata in in tavolino posto in un angolo e lì tiene le udienze.

«Un’altra collega - ha continuato il presidente - mi ha fatto pervenire una istanza in cui spiega che nella stanza senza aria non è in grado di tenere le udienze». Insomma uno scenario di paralisi della giustizia civile che il ministero non può non affrontare e che è stato fortemente stigmatizzato anche dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Catania, Maurizio Magnano di San Lio: «Si tratta di una situazione insostenibile, gravissima e l’odierno disagio è chiaramente figlio di mancata programmazione e soprattutto frutto della soppressione delle sezioni distaccate. Le decisioni che verranno prese si rifletteranno in maniera negativa sulle richieste di giustizia del cittadino, basti pensare che una presa di posizione simile, allo stato inevitabile, porterebbe decisioni che sono programmate ad esempio nel 2017 ad essere spostate al 2019. Insomma delegata giustizia. Inoltre l’avvocatura catanese aveva già previsto questa situazione di disagio. Ora certamente il Tribunale prenderà la decisione di diminuire le udienze del singolo magistrato, ma mi rendo conto che non c’è alternativa».

 

L’avv. Magnano si è chiesto cosa fare. E qui ha aggiunto che l’Ordine, nel corso dell’ultima assemblea, ha disposto di chiedere alle autorità «la riapertura di tre sezioni distaccate del Tribunale che - ha precisato - sono immobili nuovi o ristrutturati». Quanto all’edilizia giudiziaria e alle proposte di cittadella, ha aggiunto: «In passato si era trovata la soluzione dell’ex palazzo delle Poste di viale Africa che oggi non viene più ritenuta di attualità e oggi si ritiene di proporre l’immobile dell’ex Ascoli-Tomaselli, soluzione però non gradita all’avvocatura per la ragione evidente che si tratta di un ennesimo sito che non risolve tutte le problematiche logistiche».

 

Al termine della riunione il presidente Di Marco si è anche rammaricato perché la carenza di locali rischia di compromette una serie di risultati positivi ottenuti dal Tribunale negli ultimi anni, non ultimo il primato raggiunto col processo civile telematico, mentre l’avvocato Magnano ha sbottato: «Dopo molto tempo la pianta organica dei magistrati è al completo. Potremmo dare veramente alla collettività catanese prova ed esempio della funzionalità della giustizia, ma non lo possiamo fare per carenze logistiche...».

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