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Omicidio di Trifone e TeresaMartedì l’interrogatorio di Ruotolo

Omicidio di Trifone e Teresa Martedì l’interrogatorio di Ruotolo

Il commilitone di Ragone è al momento l’unico indagato per il duplice omicidio di Pordenone del marzo scorso. La ragazza era originaria di Favara, nell’Agrigentino / LE FOTO

Omicidio di Trifone e Teresa Martedì l’interrogatorio di Ruotolo

E’ previsto per martedì prossimo l’interrogatorio di Giosuè Ruotolo, il militare indagato per il duplice omicidio di Trifone Ragone, 29 anni, originario di Monopoli, sottufficiale dell’Esercito, e la fidanzata, Teresa Costanza, 30 anni, originaria di Agrigento, trovati morti il 17 marzo scorso nella loro auto nei pressi del Palazzetto dello Sport di Pordenone, dove vivevano uccisi a colpi di pistola.

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Sarà la prima volta che il commilitone ed ex coinquilino di Trifone Ragone risponderà agli investigatori in veste di indagato: le tre volte precedenti era sempre stato ascoltato come persona informata sui fatti. Per martedì, c’è la convinzione che siano già disponibili anche i primi riscontri degli esami eseguiti dai Ris di Parma sulla presenza di eventuali tracce sulla pistola che ha fatto fuoco, rinvenuta nel laghetto del parco di San Valentino e già individuata come l’arma del delitto. Intanto gli investigatori hanno sequestrato anche il computer di Ruotolo.

 

Rutolo ha respinto le accuse: “Sulla mia accusa - ha detto nei giorni scorsi al Tg1 - sono tranquillo. Sono sicuro di quello che ho fatto, ovvero niente”. Ruotolo, che è originario di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, ha detto di non aver mai avuto una pistola e ha confermato di aver portato a spalle la bara di Trifone Ragone il giorno del funerale ed ha anche negato di aver mai litigato con Trifone Ragone. I Ris di Parma stanno ultimando i rilievi sulla pistola che è stata rinvenuta nei giorni scorsi nel laghetto del parco di San Valentino dai sommozzatori dell’Arma di Genova. E non c’è soltanto il caricatore – riportato a galla venerdì 18 settembre -, ma nella disponibilità dei Carabinieri c’è anche l’intera Beretta 7.65 che potrebbe essere la pistola del delitto. E il ritrovamento dell’arma ha dato una svolta all’inchiesta e ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Giosuè Ruotolo, di 26 anni. Un atto che ha permesso al giovane caporale campano di nominare dei periti di parte che parteciperanno alle varie fasi delle analisi, particolarmente delicate visto che pistola e caricatore sono rimaste sott’acqua per sei mesi.

 

La presenza dell’intero meccanismo della pistola consentirà non solo la verifica di tracce biologiche, ma anche quella della compatibilità coi bossoli ritrovati sulla scena del delitto. Lunedì, quindi, potrebbe esserci il primo responso, individuando senza ombra di dubbio la pistola rinvenuta come l’arma del delitto. Più complicato associarla al caporale: per questo servirà ritrovare elementi precisi ascrivibili a Ruotolo, che ha appunto sempre negato anche il semplice possesso di una pistola. Intanto la Procura ha chiesto l’archiviazione per le altre due persone che erano finite nel registro degli indagati dell’inchiesta sul duplice omicidio. I due erano semplicemente i coinquilini di Ruotolo e gli investigatori per sequestrare il computer hanno dovuto inviare un avviso di garanzia anche a loro come atto dovuto. La loro posizione è stata subito stralciata in quanto considerati del tutto estranei alla vicenda.

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