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Delitto di Pordenone, i familiari in Procura: «Verità più vicina»

Delitto di Pordenone, i familiari in Procura: «Verità più vicina»

«Sentiamo la verità più vicina, ma tutto è ancora da valutare e da verificare». Lo ha detto Francesco Ragone, papà di Trifone, all’uscita dal Tribunale di Pordenone, dopo aver incontrato i magistrati che si occupano dell’indagine per l’omicidio del figlio e della fidanzata
Delitto di Pordenone, i familiari in Procura: «Verità più vicina»
PORDENONE - I famigliari di Trifone Ragone sono giunti a Pordenone e hanno incontrato i magistrati della Procura che stanno conducendo le indagini sul duplice omicidio del Palasport. Genitori e un fratello, minorenne, sono giunti in città attorno alle 12 accompagnati dai legali e da un consulente informatico.   Oltre ad essere aggiornati sulle indagini, familiari e legali dovrebbero aver consegnato nel corso dell’incontro indagini difensive eseguite nei giorni scorsi con anche una perizia relativa alle celle telefoniche cittadine mappate nelle scorse settimane grazie ad un particolare e innovativo software. Una elaborazione che potrebbe fornire nuovi dettagli utili in merito agli spostamenti dell’unico indagato del delitto. Il padre di Trifone, Francesco, ha dato appuntamento ai giornalisti all’uscita dal Tribunale.   «Sentiamo la verità più vicina, ma tutto è ancora da valutare e da verificare». Lo ha detto Francesco Ragone, papà di Trifone, all’uscita dal Tribunale di Pordenone, dopo aver incontrato i magistrati che si occupano dell’indagine per l’omicidio del figlio e della fidanzata Teresa Costanza.   «Non so come mi sento adesso che c’è la notizia di un indagato: non so se sono rincuorato o arrabbiato, perché su tutto prevale un dolore inimmaginabile». Circa i rapporti con Giosuè Ruotolo, Ragone ha ricordato di averlo ospitato in casa all’epoca del concorso per entrare in Finanza: «Lo abbiamo trattato come si conviene quando c’è un ospite in casa. Non sappiamo se è stato lui - ha concluso - l’indagine è in corso. So che i ragazzi si frequentavano anche dopo che Trifone aveva cambiato casa, ma non ho altri elementi. Ringrazio tutti gli inquirenti perché stanno facendo uno sforzo enorme per arrivare alla verità. Da parte nostra, siamo soltanto addolorati perché i pensieri di casa sono tutti per Trifone».   «Da quanto ci è stato riferito gli elementi acquisiti dagli investigatori sono importanti». Lo hanno riferito gli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, che tutelano la famiglia Ragone, all’uscita dalla Procura di Pordenone. «Tuttavia - hanno aggiunto i legali - l’indagine è ancora lunga e anche complessa e ci sta lavorando in via quasi esclusiva una mole enorme di persone. Si sta facendo un lavoro eccellente e non si lascia nulla di intentato nemmeno ora che c’è un indagato».   Gli avvocati hanno fatto sapere che sono state consegnate le indagini difensive relative alla mappatura delle celle telefoniche, inerenti non solo la situazione dell’indagato ma anche di tutte le utenze presenti nel quartiere all’ora del delitto. Circa le tracce che sarebbero state rinvenute nell’appartamento e nell’auto dell’indagato, i legali hanno predicato prudenza, ricordando che potrebbero essere di qualsiasi cosa e non necessariamente legate al delitto. I legali si sono detti infine persuasi del fatto che martedì prossimo l’interrogatorio di Ruotolo possa segnare il «momento fondamentale dell’indagine».   Sono due gli elementi chiave intorno ai quali ruotano le indagini per il duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone: la pistola rinvenuta nel laghetto e l’accertata presenza dell’auto dell’indagato, una Audi A3, lungo la via che costeggia il parco di San Valentino e che collega il palazzetto dello sport con l’abitazione dell’indagato.   Da quanto si è appreso oggi a margine dell’incontro tra la famiglia Ragone e la Procura, martedì Giosuè Ruotolo dovrà spiegare soprattutto la presenza del veicolo e il tempo immotivatamente lungo impiegato per percorrere l’arteria stessa, lunga non più poche centinaia di metri. Secondo quanto si è appreso, negli ambienti investigativi si parla di un buco di sette minuti da quando l’auto viene inquadrata dall’ultima telecamera nei pressi del polo scolastico a quando viene intercettata poco distante da via Colombo, dove abita il militare campano. Sette minuti che potrebbero costituire un tempo sufficiente per l’ipotetico assassino per scendere dall’abitacolo, entrare nel parco, sparare, disfarsi della pistola nel lago e tornare verso casa.   La Procura sarebbe intenzionata a sapere da Ruotolo chi era alla guida del mezzo, considerato il fatto che l’ex coinquilino di Trifone ha sempre sostenuto di trovarsi in casa impegnato al computer. Gli investigatori, invece, sono persuasi che nell’auto ci fosse proprio Ruotolo, da solo. Occorre però trovare una conferma perché le immagini della telecamera della videosorveglianza comunale non sono così nitide da consentire il riconoscimento dell’autista.

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