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Aysegul e le sfumature di grigio

Aysegul e le sfumature di grigio Ecco la vera storia del rapimento

Il gip scarcera i genitori, ma per il procuratore: «L’accusa regge»

Aysegul e le sfumature di grigio Ecco la vera storia del rapimento

SIRACUSA - Il giudice gli ha appena detto che può lasciare il carcere, così come sua moglie. E lui scoppia in un pianto liberatorio: «Ma quella è sempre mia figlia... Io voglio comunque il suo bene... ». Il «suo bene» - per il gip di Siracusa, Andrea Migneco - è che nessuno dei genitori può avvicinarsi a meno di 200 metri dalla figlia, «con divieto di comunicare con qualsiasi mezzo, anche telefonico, con la stessa». E anche l’ordinanza, emessa ieri dopo un’udienza durata quasi quattro ore, presenta alcune delle sfumature di grigio di una storia dalle tante verità. A partire dalla sua protagonista: Aysegul Durtuc, 19 anni, siracusana, che ha fatto arrestare i suoi genitori (Birol Durtuc, 40 anni e Yasemin Durucan, 36). L’avrebbero costretta l’inganno a tornare in Turchia e lì l’avrebbero imprigionata in casa dei nonni, dopo averle sottratto telefonino e documenti. «Non volevano che vivessi come un’occidentale, mi volevano imporre le regole musulmane », è l’accusa della ragazza.  

Ieri il gip Migneco non ha convalidato il fermo dei genitori (richiesto dal pm aretuseo Margherita Briatesi) e ha disposto, come misura cautelare, il divieto di avvicinamento. Rigettata, infine, l’applicazione di misure restrittive nei confronti di Ayse Fatma Ozer, nonna della diciannovenne e sua presunta “carceriera” in Turchia. Ma il procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, è comunque soddisfatto: «Vittoria della difesa? Macché, non è nemmeno un pareggio... Il gip ha comunque disposto una misura cautelare nei confronti degli indagati, riconoscendo i gravi indizi di colpevolezza. E confermando più volte nell’ordinanza che l’impianto accusatorio, fondato su oggettivi riscontri, regge perfettamente». E anticipa che «la Procura è in attesa di altri importanti atti dalla Turchia, i quali saranno decisivi per confermare le risultanze investigative».  

Nelle 11 pagine di ordinanza, il gip ammette che a carico degli indagati sussiste «un compendio indiziario gravemente accusatorio in ordine ai delitti loro ascritti, strutturato sul complesso dei plurimi elementi probatori». L’accusa si fonda sulle parole di Aysegul. Scrive il gip: «L’attendibilità del racconto della ragazza, apparentemente iperbolico e dalle forti tinte descrittive, appare tuttavia riscontrato da una serie di elementi di riscontro di indubbia valenza dimostrativa, che allo stato degli atti, e salvo il doveroso approfondimento investigativo della vicenda, consentono di ritenere sufficientemente suffragate le ipotesi accusatorie, seppure con un sensibile ridimensionamento della intensità e durata delle condotte illecite in contestazione». Insomma, per il giudice, «pur sfrondando» il racconto di Aysegul «di esagerazioni ed amplificazioni», alla fine «il nucleo essenziale della vicenda non ne appare irrimediabilmente intaccato».  

Ma ci sono anche altri elementi. A partire dal racconto di Andrea Trigila e Chiara Iacono, rispettivamente ex fidanzato e amica della ragazza. Il 21 aprile (il giorno dopo la partenza di Aysegul per la Turchia, assieme alla madre, «per dare conforto al fratellino vittima di un incidente») i due giovani raccontano alla Mobile aretusea di una «inquietante conversazione telefonica» con i parenti turchi della 19enne. «L’hai “sporcata” e adesso devi sposartela se vuoi liberarla », dicono ad Andrea. Che riesce a parlare per qualche attimo con la ragazza, ricavandone la sensazione che «fosse sotto controllo e priva della possibilità di esprimersi averle ottenute, «provvedeva a sgomberare l’appartamento degli effetti personali della ragazza e comunicava al datore di lavoro (Antonio Spuria, titolare di una pasticceria, ndr), che Aysegul non sarebbe più tornata in Italia». Annota il gip: «Appare evidente quindi che, quasi nell’immediatezza della partenza della giovane (...) senza perdere tempo il padre aveva già predisposto l’interruzione dei legami logistici con l’Italia, in modo da rendere tendenzialmente irreversibile il ritorno nel nostro paese della figlia».  

Ma - in attesa degli assi nella manica annunciati da Giordano - l’elemento più pesante in mano all’accusa è un’intercettazione telefonica fra il padre e la nonna. Sono le 22,24 del 27 agosto scorso, «subito dopo l’accesso della polizia turca, che aveva consentito per la prima volta un contatto libero tra Aysegul e l’esterno». Ayse Fatma Ozer: «No, lascia stare, lei ha detto che vuole andare via e non vuole rimanere qua, vuole l’Italia... ». Birol Durtuc: «Ti chiedo cosa ha detto lei? Ha detto che mia nonna mi tiene qua con la forza? ». AFO: «Questi dicono così figlio mio, non lo so, non mi fanno leggere né vedere niente, figlio mio». BD: «Va bene, questa “zoccola” (incomprensibile) sicuramente ha detto così, hai capito? (incomprensibile) Vuole vedere solo la sua morte... ». twitter: @MarioBarresi

LA VERSIONE DEI GENITORI

 

 

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