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Gela, «Non hai le Converse? e noi non ti vogliamo come amica»

Gela, «Non hai le Converse? e noi non ti vogliamo come amica»

Lo sfogo della madre di una dodicenne di una scuola media della città: «Quello che fanno a mia figlia non è giusto ed è per questo che ho deciso di raccontare tutto»
Gela, «Non hai le Converse? e noi non ti vogliamo come amica»
Non ha le le scarpe alla moda“Converse” come tutte le sue compagne e scatta l’isolamento per una studentessa «colpevole» di non essere alla moda. Succede nella Gela di periferia, a nord della città, dove le famiglie stringono i denti, fanno continuamente i conti in tasca per permettere ai figli di proseguire gli studi e poi si ritrovano a combattere contro il consumismo, che guarda all’apparenza senza tenere conto dei veri valori che sono morali e non materiali. E’ la storia di una dodicenne che frequenta la terza media di una scuola di periferia a nord della città. Una studentessa modello visto che i risultati in pagella sono buoni. Se da un lato ha un cellulare di ultima generazione tra le mani (i costi per gli smartphone ora sono bassi) dall’altro deve fare i conti con le compagne di classe che «hanno le unghia colorate e si truccano»- racconta a denti stretti la madre. Nell’era del consumismo Valentina ogni mattina si presenta a scuola con lo zaino pieno di libri e tanti sogni, ma ad infrangerli sono le compagne di classe che la stanno isolando. Così il suo banco è accanto alla cattedra dell’insegnante, lì nessuna di loro può disturbarla ed ogni giorno torna a casa in lacrime. Una famiglia che vive di stenti. I genitori non lavorano ed in più ci sono altri due bambini. Eppure la madre, in lacrime, confessa di voler abbattere quel muro dell’indifferenza. «Per non rendere mia figlia diversa dalle altre compagne - ricorda a denti stretti e con un pizzico di rossore - le Converse le ho comprate su Ebay di seconda mano». Un primo tassello per abbattere la barriera dell’indifferenza, ma con il passare dei giorni il rapporto con le compagne e Valentina si sta incrinando sempre più. «L’hanno esclusa anche dal gruppo di whatsapp - prosegue la madre - tutto questo è ingiusto nei confronti di mia figlia». Ma il caso di Valentina non è isolato nel contesto classe perché di discriminazioni simili ce ne sono un paio. A scuola ci si va per imparare, invece ci sono ragazzini che vanno lì per fare bella mostra di abbigliamento e scarpe costose». La verità rende liberi». Una libertà che la dodicenne ha trovato nelle pagine di Facebook, in quelle poche righe in cui scrive: «Me ne stanno dicendo di tutti i colori perché non posso permettermi le Converse. Mi dicono spostati che confidenza non te diamo». Una vera e propria discriminazione in una scuola di periferia. Un tonfo al cuore per la madre, ma la forza di superare la barriera dell’indifferenza è più forte di ogni altra situazione. Così la donna stringe i denti ed i risparmi serviranno per far proseguire gli studi a Valentina perché «non deve mollare, deve andare avanti e questa esperienza la farà sicuramente crescere più forte delle compagne che la stanno deridendo e vanno dietro alla sterile apparenza».

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