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Commemorata la strage di Lampedusa

Commemorata la strage di Lampedusa «Da quel giorno nulla è stato come prima»

Due anni fa il naufragio dove morirono 366 persone, cerimonia sull’isola

Commemorata la strage di Lampedusa «Da quel giorno nulla è stato come prima»

Cerimonia di commemorazione delle vittime dei naufragi, ad iniziare dalle 366 della tragedia del 3 ottobre 2013, oggi a Lampedusa. Così oggi davanti al Municipio, prima dell’avvio della marcia verso Porta d’Europa, è stato letto il messaggio che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha indirizzato al sindaco delle Pelagie Giusi Nicolini e attraverso lei a tutta la gente di Lampedusa. Alla cerimonia erano presenti oltre agli isolani e agli amministratori, i sopravvissuti del naufragio e alcuni familiari delle vittime, ritornati sull’isola dalla Svezia, dalla Danimarca e dall’ Olanda: complessivamente una trentina di persone. Il corteo di commemorazione s’è concluso a porta d’Europa con un momento di raccoglimento dei superstiti del naufragio con padre Mussie Zerai. Prima della cerimonia in mare, i superstiti hanno ringraziato la gente di Lampedusa per quanto hanno fatto e continuano a fare per i migranti che sbarcano sull’isola ed Agrigento che “custodisce”, nei propri cimiteri, le salme di quanti hanno perso la vita durante quel naufragio.

 

Alfano: tutto partito da lì. «Tutto è partito da quel giorno. Lampedusa #3ottobre. Lutto per il mondo. Non si può dimenticare. Anche per loro abbiamo avuto ragione in #Ue». Lo ha scritto su twitter il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ricordando il naufragio.

 

Il messaggio del presidente Mattarella. «Lampedusa può diventare il simbolo di una riscossa dell’Europa, dopo essere stata a lungo la frontiera della speranza e della solidarietà» ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini. Il naufragio che «costò la vita a un numero spaventoso di persone migranti, superiore persino ai 366 corpi recuperati in mare - è una ferita drammaticamente aperta, un simbolo di umanità tradita, un grido che ancora scuote il nostro Paese e l’Europa intera. Fummo posti di fronte alla vergogna di una strage immensa, che non si riuscì a evitare e che, anzi, in troppi nel nostro civilissimo continente osservarono con distacco, se non addirittura con indifferenza. La strage di Lampedusa segnò una svolta. Proprio nelle coscienze, prima ancora che nelle politiche. Oggi avvertiamo una maggiore consapevolezza sia nelle opinioni pubbliche sia nei governi europei. Soltanto due anni fa era difficile sostenere che l’immigrazione e l’asilo per i rifugiati sono questioni pienamente europee e devono essere affrontate dall’Unione nel suo insieme. Ora, dopo migliaia di vite umane spezzate, dopo tanta disperazione, speriamo si apra finalmente il capitolo di una responsabilità condivisa, di una politica lungimirante e rispettosa della dignità dell’uomo, di un contrasto efficace e comune alle mafie dei trafficanti».

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