home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

«Sequestrati da Trenitalia», odissea sul treno Palermo-Catania

«Sequestrati da Trenitalia», odissea sul treno Palermo-Catania

«Sequestrati da Trenitalia», odissea sul treno Palermo-Catania
ENNA - «Siamo stati sequestrati da Trenitalia». Sono le prime concitate parole che i circa 25 passeggeri dell’ultima delle tre carrozze del “Minuetto”, il treno veloce che collega Catania a Palermo, hanno pronunciato per telefono alle forze dell’ordine, parenti, amici e ai giornalisti, mentre cercavano disperatamente di far capire al mondo esterno l’incredibile storia di cui loro malgrado sono stati protagonisti. Eccola. Alle 13.38 alla stazione centrale di Palermo i passeggeri salgono sul treno prendono posto sul vagone che poi si rivela una “trappola”. Sono le 15.25 quando il “Minuetto” come previsto dalla tabella oraria arriva alla stazione ferroviaria di Enna. I passeggeri dell’ultima carrozza che come gli altri devono scendere a quella fermata si accingono a lasciare il vagone, ma nessuna delle tre porte si apre. «Sarà solo un momento - pensano - adesso le porte si aprono». Ma nulla.     Sono in 25 quelli che devono scendere. I più giovani tentano di pressare con forza. Nessun risultato. Nel frattempo i passeggeri degli altri scompartimenti sono scesi, qualcuno che è venuto a prendere un familiare dal marciapiede di attesa si accorge di quanto sta accadendo ma non trova il capostazione. I passeggeri intrappolati provano a contattare con l’apposito citofono il capotreno, ma anche questo tentativo cade nel vuoto. Nessuno li ascolta. O forse il citofono non funziona.     Panico e ansia si impossessano dei 25 passeggeri originari di Enna, Piazza Armerina, Aidone, Pietraperzia, Villarosa, Caltagirone. Il treno è già ripartito e prosegue la sua corsa per Catania. L’unico mezzo di comunicazione resta il telefonino. Silvana Tuttobene di Enna che insieme al marito Calogero Lo Giudice, già presidente della Regione Sicilia, è tra i passeggeri e avverte le forze dell’ordine: «Ho chiamato il 112 - racconta - I carabinieri hanno cercato di tranquillizzarci, reputavamo che si sarebbero accorti dell’errore e ci avrebbero fatto scendere nella stazione Pirato di Leonforte o a Dittaino».     «Abbiamo anche contattato il centro direzionale di Trenitalia di Palermo ma niente da fare il treno ha proseguito fino a Catania» aggiunge Massimiliano Blandini, docente piazzese che si è ritrovato a condividere la disavventura con gli altri passeggeri e con i suoi colleghi con cui ogni venerdì condivide il viaggio in treno da Enna a Palermo, dove segue un corso di aggiornamento facendo poi ritorno a casa, a Piazza Armerina il sabato pomeriggio.     Insomma il viaggio di due ore si trasforma in un’odissea di circa sei ore e mezza. Tra la preoccupazione dei passeggeri tra cui molti anziani. Come una signora di Lucca in viaggio per raggiungere il figlio che abita ad Enna.     Giunti a Catania visibilmente stanchi e giustamente arrabbiati ecco l’ennesimo colpo di scena, con il capotreno, che a detta dei passeggeri, spiega a coloro che viaggiavano nella carrozza come avrebbero dovuto manualmente aprire le portiere: «Piuttosto che chiedere scusa ci siamo velatamente sentiti dire che eravamo degli incompetenti, eravamo stati noi, per non essere stati capaci di compiere quelle che a loro parere erano “semplici manovre”. Abbiamo dovuto tenere i nervi saldi e fare appello a tutta la nostra buona educazione per evitare che volassero parole grosse» continua Silvana Tuttobene.     Quindi più imbufaliti che mai, prima di prendere il treno locale per fare il viaggio all’indietro da Catania a Enna, il “gruppo dei 25” accomunati dalla folle corsa del treno decide di sporgere denuncia alla Polfer, la sezione della polizia ferroviaria che si trova alla stazione centrale di Catania. «Non abbiamo potuto sporgere denuncia – dice Tuttobene - ma gli agenti hanno raccolto il verbale e fotocopiato le nostre carte d’identità».     Poi tutti finalmente sulla strada di casa con la Polfer che scorta i passeggeri fino al treno locale spiegando che non debbono pagare perché vittime di uno spiacevole disagio ed i più giovani che aiutano gli anziani con le valigie a salire sull’altro treno. «Dallo scorso luglio e fino a gennaio prossimo viaggerò per Palermo per motivi di formazione professionale. Come molti altri miei colleghi ho scelto il treno come mezzo per viaggiare a causa della chiusura del tratto di autostrada che conduce a Palermo. Finora a parte qualche piccolo ritardo o problemi di impianto di climatizzazione guasto non mi era mai accaduto niente di simile. Mi chiedo cosa sarebbe successo se qualcuno si fosse sentito male senza la possibilità di scendere o di fare arrivare un soccorso dentro al vagone» si chiede Blandini che come gli altri ha deciso di sporgere denuncia.     Sì perché i 25 hanno già creato un gruppo su WhatsApp per tenersi in contatto e coordinare le denunce nelle rispettive città di residenza. Determinata in tal senso appare Silvana Lo Giudice: «Forse sarebbe bastato un semplice “scusateci per l’accaduto” per calmare gli animi nonostante quello che avevamo vissuto e invece nessuno si è scusato. Presi dal panico avremmo anche potuto tirare le maniglie di emergenza ma per fortuna non lo abbiamo fatto perché altrimenti dalla parte della ragione saremmo passati al torto incorrendo in una sanzione per procurato allarme». E annuncia: «Abbiamo deciso di rivolgerci alla Federconsumatori per esporre la nostra vicenda, vogliamo sapere da Trenitalia cosa è realmente accaduto».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa