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Calatabiano, Cartelli denunciato dalla madre

Calatabiano, Cartelli denunciato dalla madre ”Venite, mio figlio ha ucciso Maria Ruccella”

E poi confessa ai carabinieri: “Mi doveva dieci euro” / FOTO

Calatabiano, Cartelli denunciato dalla madre ”Venite, mio figlio ha ucciso Maria Ruccella”

E’ stata la madre di Paolo Cartelli, il 36enne reo confesso dell’omicidio di Maria Ruccella di 75 anni, a telefonare ai carabinieri per avvertirli che il figlio era rientrato in casa sporco di sangue. La svolta c’è stata domenica pomeriggio quando la donna ha chiamato in caserma a Calatabiano e ha chiesto di parlare con il comandante della Stazione.

LE FOTO DELLA SCENA DEL DELITTO

Il sottufficiale, una volta giunto a casa, ha ricevuto la confidenza della povera della signora secondo la quale il figlio, peraltro ancora presente in casa, era l’autore dell’omicidio che si era verificato il giorno prima. I carabinieri in effetti hanno anche ritrovato nell’abitazione i vestiti insanguinati. I carabinieri del Comando provinciale di Catania hanno poi confrontato il tutto con i riscontri effettuati in collaborazione con l’Anticrimine di Palermo e Catania, del Reparto Crimini Violenti del R.O.S. e dal R.I.S. di Messina, e hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto, su ordine della Procura di Catania, Paolo Cartelli, per omicidio. Il delitto è avvenuto intorno alle 16 di sabato scorso quando l’anzianaè stata trovata nella sua abitazione con la gola tagliata ed ormai agonizzante. Inutile il trasporto in elisoccorso all’ospedale “Cannizzaro” di Catania dove Maria Ruccella è deceduta poco dopo.

Sul posto sono interventi immediatamente i Carabinieri del R.I.S. di Messina e della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania che hanno effettuato i rilievi sulla scena del crimine ricostruendo la dinamica dell’omicidio. Cartelli, conoscendo l’anziana signora, era entrato nella sua abitazione e, chiusosi la porta alle spalle, aveva colpito la donna, che era seduta sul divano, alla testa con una bottiglia che si era frantumata.

 

L’assassino, a questo punto, aveva sferrato alla gola il fendente con il collo della bottiglia e, dopo avere rovistato all’interno di una credenza, era fuggito gettando a terra il vetro. I Carabinieri del Reparto Operativo e quelli della Compagnia di Giarre, collaborati dal Reparto Crimini Violenti del R.O.S., giunti sul posto da Roma, hanno ovviamente avviato le indagini cercando di scavare nella vita privata della vittima, sentendo numerosi testimoni tra vicini di casa e parenti. Gli investigatori hanno, inoltre, acquisito tutte le telecamere del paese dalle quali si poteva desumere la via di fuga dell’assassino ed hanno fatto un’analisi dei tabulati delle celle telefoniche.

 

Nel frattempo il R.I.S. di Messina, grazie ad un meticoloso lavoro di laboratorio, è pure riuscito ad estrapolare dalla bottiglia usata come arma del delitto un’impronta digitale. Tutti elementi che poi sono pesati come un macigno sulla testa di Cartelli che portato al Comando Provinciale di Catania, è stato interrogato dal sostituto procuratore Pasquale Pacifico e dai Carabinieri, fornendo una piena confessione, peraltro perfettamente compatibile con la ricostruzione eseguita dagli investigatori.

 

Ha spiegato di avere ucciso la donna perché non voleva saldare un debito di 10 euro. Paolo Cartelli, le cui impronte digitali sono compatibili con quelle trovate dal Ris sulla bottiglia, è stato rinchiuso nel carcere di Piazza Lanza.

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