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La vacanza coatta dei giudici Falcone e Borsellino in “Era d’Estate”

La vacanza coatta dei giudici Falcone e Borsellino in “Era d’Estate”

Il film di Fiorella Infascelli sui giorni all’Asinara dei giudici in attesa del maxi processo
La vacanza coatta dei giudici Falcone e Borsellino in “Era d’Estate”
ROMA. C’è stata, nella vita tragica di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un’inattesa vacanza coatta all’Asinara. Era il 1985 quando i due magistrati, per scrivere l’istruttoria per il maxi–processo, furono costretti ad approdare nell’isola, insieme alle loro famiglie, perché minacciati di morte da Cosa Nostra. Questa storia è raccontata in Era d’estate di Fiorella Infascelli, film di preapertura della Festa di Roma al via ieri, con Massimo Populizio nel ruolo di Falcone e Giuseppe Fiorello in quello di Borsellino.   In una sola notte i due supermagistrati approdano nella piccola foresteria di Cala D’Oliva dell’Asinara (dove, tra l’altro è stato girato il film, sostenuto dalla Sardegna Film Commission), controllati a vista da una pilotina e dalle guardie penitenziarie. Sono costretti lì, ineditamente rilassati e con i loro caratteri diversi, quasi opposti. Falcone di sinistra, ansioso e collezionista di papere con la testa in giù, e Borsellino di destra, più ottimista e grande conoscitore di Shakespeare e Dante. I due si ritrovano a condividere un’estate inaspettata di vacanza, in attesa però di quelle carte del maxi–processo che però non arrivano. Nel frattempo Lucia (Elvira Cammarone), la figlia più grande dei Borsellino, soffre di una sindrome anoressica tanto da dover essere portata a Palermo, mentre Manfredi (Giovanni D’Aleo), il fratello, si avventura nell’isola.   Si forma comunque all’Asinara una sorta di famiglia allargata dove c’è la complicità tra le due compagne dei magistrati, ovvero Francesca Morvillo (Valeria Solarino), compagna di Falcone, e Agnese Borsellino (Claudia Potenza), moglie di Paolo. Nell’isola si fanno bagni, si gioca a battaglia navale, si ride e si guarda il mare. Borsellino a un certo punto dice di voler rinascere giardiniere, mentre Falcone ha solo una grande paura che il ritardo dell’arrivo dei faldoni nasconda la volontà di far ritardare il maxi–processo. Non mancano per i due presagi di morte, specie in una scena in cui Falcone e Borsellino puliscono dei ricci e raccontano le loro paure.   C’è poi il ritorno alla vita normale, le due famiglie tornano a Palermo e questo fino all’inesorabile sorte che colpirà i due magistrati nel 1992. Frase chiave del film quella di Borsellino quando di fronte alla morte di Ninni Cassarà dice: «Tanto si sa che Palermo alla fine ingoia tutto».   «Volevo soprattutto raccontare questa inattività forzata – spiega la regista che ha lavorato a fianco di Giuseppe e Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini e Nanni Loy – Ho conosciuto Borsellino e ho letto molto su lui incontrando persone che conoscevano sia lui che Falcone. Volevo anche mettere in scena questi due uomini considerati eroi, ma capaci anche di ironia. Ma la vera emozione è stata quella di girare nella stessa foresteria dove si è svolta quell’estate». «E’ vero quella frase “Palermo ingoia tutto è importante” – dice Beppe Fiorello, «emozionato davvero» per aver interpretato il mito Borsellino – È una frase politica, ancora vera, ed è anche una previsione del futuro». Populizio ci va ancora più duro: «Quella frase ha ancora un senso. Sappiamo che è ancora così. Siamo tutti in una specie di grande cassonetto». Alla proiezione ufficiale all’Auditorium anche la famiglia Borsellino.

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