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La «Natività»ritorna a Palermoma (per ora)è solo una copia

La «Natività» ritorna a Palermo ma (per ora) è solo una copia

Ecco il facsimile del dipinto di Caravaggio rubato dalla Mafia. Ci sarà anche Mattarella

La «Natività» ritorna a Palermo ma (per ora) è solo una copia

Quel dipinto è considerato l’opera d’arte figurativa di maggior rilievo nel mondo tra quelle di cui non si conosce la sorte, e oggi varrebbe almeno 30 milioni di euro. Ma il prossimo 12 dicembre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, «La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi» dipinta nel 1609 da Caravaggio e rubata – su commissione della mafia – dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo nella notte tra 16 e il 17 ottobre del 1969 tornerà al suo posto siapure in copia. Ma non è una copia qualsiasi perché si tratta di una riproduzione fedelissima e supertecnologica che Sky ha commissionato a Factum Arte, una società specializzata nella realizzazione di fac-simile pressoché identici delle opere d’arte. La «Natività» di Caravaggio è stata ricostruita attraverso tecniche di stampa altamente innovative da un team composto da architetti, informatici. E Sky sta pure realizzando un documentario per la tv che si intitola «Operazione Caravaggio - Mistery of the Lost Caravaggio» creato da Sky Arts Production Hub e che andrà in onda in Italia su Sky Arte HD (canali 120 e 400) a gennaio 2016 e in contemporanea in tutti i Paesi europei in cui Sky è presente. Ma del resto la vicenda della «Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi» di Caravaggio sembra una storia da romanzo del quale però ancora non si conosce il finale. Un mistero che è cominciato in una piovosa nottata dell’ottobre del 1969 e su cui c’è la pesante ombra della mafia. Sul destino del dipinto non ci sono certezze. L’ultimo che ne ha parlato è stato il pentito Gaspare Spatuzza. L’uomo che sparò a don Pino Puglisi raccontò ai magistrati di avere saputo in carcere da Filippo Graviano, che il dipinto sia andato perduto: negli anni Ottanta finì nelle mani del clan Pullarà che nascose il quadro in una stalla dove finì rosicchiato dai maiali e dai topi. Ma questa è solo l’ultima versione dall’interno di Cosa nostra. Un altro pentito, Francesco Marino Mannoia, raccontò che il quadro sia stato distrutto dagli stessi ladri che lo ridussero a brandelli mentre tentavano di arrotolarlo dentro un tappeto. La tela era, infatti piuttosto grande circa tre metri per due. Però secondo gli investigatori Marino Mannoia si sbagliò perché confuse quel Caravaggio con un altro quadro rubato da un’altra chiesa vicino all’Oratorio di San Lorenzo. Ma che la mafia abbia avuto nella disponibilità la «Natività» è ormai pressoché certo. C’è chi dice addirittura che la «Natività» venisse esposta nei summit di mafia come trofeo da mostrare come segno di potere e prestigio. Ne hanno parlato Giovanni Brusca e Salvatore Cancemi che hanno raccontato di frequenti passaggi di mano del dipinto da boss a boss: da Pietro Vernengo a Gerlando Alberti, da Rosario Riccobono fino a Michele Greco e Pippo Calò. Giovanni Brusca nel 1992 addirittura parlo del dipinto come «moneta» di scambio nella trattativa tra Stato e mafia. Un altro pentito raccontò che la «Natività» venne sepolta chiusa in un cassa insieme a dollari ed eroina nelle campagne di Palermo e un altro ancora addirittura che il quadro fosse stato rubato perché doveva andare in regalo a Giulio Andreotti. Sulla sorte del dipinto indagò anche Boris Giuliano, il capo dela Mobile di Palermo, ucciso nel 1979. Il poliziotto era sulle tracce di misteriosi compratori svizzeri e di un altro acquirente che abitava a Laviano, in provincia di Salerno. Solo che l’incontro fu fissato per il 23 novembre del 1980, proprio il giorno del terremoto in Irpinia. Il sospetto – avanzato anche in alcuni libri – è che la tela sia andata distrutta proprio tra le macerie di Laviano, dove peraltro all’epoca viveva al soggiorno obbligato un presunto esponente dei clan siciliani.

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