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Il museo di Marsala “Lilybeo”ospiterà la Nave onerararia di epoca tardo-romana

Il museo di Marsala “Lilybeo”ospiterà la Nave onerararia di epoca tardo-romana

Il relitto fu trovato nei bassi fondali del lido Marausa da due sub amatoriali nel 1999
Il museo di Marsala “Lilybeo”ospiterà la Nave onerararia di epoca tardo-romana
MARSALA - All’interno di un Parco archeologico che cerca di conquistare il posto di prestigio che meriterebbe per i tesori che custodisce, ma che troppo spesso è rimasto impigliato nelle maglie di un’avara politica dei beni culturali, il Museo archeologico regionale “Lilybeo” si appresta ad accrescere la sua importanza. Da oggi, infatti, ospiterà anche la Nave oneraria tardo-romana trovata nei bassissimi fondali del lido di Marausa nel 1999. Il Museo è meta di richiamo per i turisti perchè lì, oltre a una ricchissima collezione di anfore di varie dimensioni e epoche, si può visitare la Nave punica scoperta dall’archeologa Honor Frost nel 1969, nelle acque della laguna dello Stagnone e recuperata tra il 1971 e il 1974.   La collocazione della seconda nave all’interno del Museo consente, superati i tanti ostacoli, di abbracciare l’idea di riunire sotto uno stesso tetto tesori archeologici sommersi per conferire maggiore prestigio al Museo e far sì che possa diventare ancora di più meta di turismo culturale. Una scelta felice, quindi, ma molto contrastata dalle amministrazioni comunali di Trapani e Marsala che si sono contese la collocazione della Nave romana, nel solco della tradizione che ha sempre visto le due città contrapporsi per l’affermazione di una supposta “supremazia” territoriale. La nave, in verità, venne trovata nella frazione di Marausa, proprio di fronte alle isole Egadi, in territorio trapanese solo per poche centinaia di metri, e per questo il Consiglio comunale del capoluogo ne aveva rivendicato l’appartenenza ma, non avendo oggettivamente un luogo idoneo dove ospitarla, anche su sollecitazione dell’assessorato regionale ai Beni culturali, ha dovuto cedere e accettare che venisse esposta in un luogo più consono. Il relitto appartiene ad una nave di età tardo romana del metà del terzo secolo d. C. Venne trovato da due subacquei amatoriali, Antonio Di Bono e Dario D’Amico, a due metri sotto il livello del mare, coperto da uno strato fangoso e dalla posidonia. Un luogo non distante da quello che fu il campo di battaglia tra la flotta romana e quella cartaginese durante la prima guerra punica.   Si ipotizza che la nave, nel raggiungere l’emporio di Marausa, sia stata colta da un violento nubifragio e, dato il cospicuo carico che trasportava, si sia adagiata su un fianco e affondata molto vicino dalla costa. Il sito, infatti, posto tra Marsala e Trapani, allo sbocco del fiume Birgi, costituiva nell’antichità un approdo strategico sia dal punto di vista militare che commerciale, in quanto testa di ponte tra la costa nord-africana e la Sicilia.   Dalle prime indagini è emerso che l’imbarcazione doveva essere lunga 16 metri e larga 8, costruita secondo la tecnica a guscio portante. È molto probabile – dicono gli esperti – che il carico sia stato recuperato proprio perché il naufragio è avvenuto vicino alla costa; infatti nella stessa zona non sono state trovate molti frammenti di anfore. Il materiale ceramico è stato datato tra la fine del III e il IV secolo d. C. e sarebbe di produzione nord-africana.   Dopo il recupero, i legni sono stati restaurati, sono state eseguite le operazioni di pulitura che hanno restituito le caratteristiche cromatiche tipiche delle loro essenze: il larice per il fasciame e il frassino per la chiglia e le ordinate. Dopo la stabilizzazione dei legni si è provveduto al loro assemblaggio e alla loro collocazione. Sebastiano Tusa, sovrintendente del Mare, che ha seguito le fasi dal ritrovamento fino al restauro afferma come «la nave di Marausa contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l’Africa in epoca tardo romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell’ambito della produzione agricola. L’arrivo dello scafo, ottimamente trattato e restaurato dalla società “Legni e Segni della memoria” di Giovanni Gallo di Salerno, presso il Museo archeologico costituisce motivo di grande soddisfazione quale ulteriore prova del minuzioso lavoro che la Soprintendenza del Mare conduce nel mare di Sicilia».   Oggi alle 16.30, nella sala conferenze del Museo archeologico «Lilibeo», alla presenza della sovrintendente ai Beni culturali Paola Misuraca, dei sindaci di Trapani e Marsala, Vito Damiano e Alberto Di Girolamo, del sovrintendente del Mare Sebastiano Tusa e del direttore del Museo Enrico Caruso, si potrà ammirare il primo allestimento della Nave romana. «La collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e il Museo consentirà – dice il direttore Caruso – di divenire il Polo museale marino più importante della Sicilia e uno dei più rilevanti del Mediterraneo.   La fortunata concomitanza dei lavori in corso corso, finalizzati alla migliore valorizzazione della Nave punica e dei relitti arabo-normanni di Marsala, con l’arrivo della nave oneraria di Marausa, presenterà al pubblico un percorso subacqueo profondamente rinnovato nei contenuti e nell’esposizione, che coprirà un arco cronologico di almeno 1500 anni».

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