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«Sicilia corrotta e irredimibile, solo l'educazione può salvarla»

Incontro con Simonetta Agnello Hornby , scrittrice palermitana trapiantata a Londra che analizza impietosamente l'Isola alla vigila del voto: «La decadenza etica è un male diffuso, poi si aiutano poco i giovani e contano solo gli “amici”»

«Sicilia corrotta e irredimibile, solo l'educazione può salvarla»

CATANIA - Simonetta Agnello Hornby ci tiene a precisarlo subito: «Parliamo di elezioni? Beh, io vivo da sempre lontano dalla Sicilia, non seguo la politica. Che volete che vi dica?».

Ovviamente non è così, Nel senso che seppure Simonetta Agnello Hornby è una siciliana che ha messo radici a Londra e là abita da una vita, resta pur sempre straordinariamente siciliana. Scrive per Feltrinelli libri che incantano i lettori. Scrive e viaggia per presentare quei libri. E, gira vota e furrìa, donna Simonetta è in Sicilia. La citazione in vernacolo non è casuale. Per dire quanto Simonetta Agnello Hornby sia rimasta legata alla sua terra, partiamo dall’amore che ha conservato per il dialetto. Dentro cui c’è il personaggio che ci dirà più avanti cosa pensa di questa benedetta terra, come la vede e come la vorrebbe.

«Il dialetto? Sì, uso spesso espressioni e parole siciliane, vero è. Il fatto è che mio padre quando gli dissi che mi sposavo e andavo a vivere a Londra, mi fece una preghiera: «Simonetta, se proprio devi parlare inglese, beh fallo con l’accento siciliano, allora. Non si sa mai». Ecco, ho memorizzato quella preghiera e quel non si sa mai, ho conservato quelle parole, quei modi di dire molto siciliani, direi molto favaresi, anzi. E continuo ad usarli».

E partiamo, allora. L’avvocato che andò alla conquista di Londra stabilendo il suo quartier generale in una delle zone più dure di Londra, Brixton, e la scrittrice che nel tempo ha conquistato milioni di lettori con i suoi racconti, che idea ha oggi della Sicilia?

«Intanto vorrei dire che io sono e resto molto siciliana, e amo dirlo sempre, anche se da vent’anni ho la cittadinanza inglese. Che idea ho oggi della Sicilia? Abbiamo tante intelligenze, abbiamo straordinarie realtà. Ma quante cose non funzionano, che peccato. Quante di queste cose belle, che dovrebbero essere il valore aggiunto della Sicilia, sono trattate male. Penso al turismo. Penso all’agriturismo, per esempio. Ma penso anche a ciò che vediamo ogni giorno, episodi che possono sembrare marginali, ma non lo sono. Io sono spesso in Sicilia ospite di scuole che mi invitano a parlare dei miei libri. E sono quasi sempre scuole meravigliose, con un bel corpo insegnanti. Ma leggo i giornali, sento i racconti delle mie cugine, e capisco che quel che vedo io, forse, è un’eccezione in un panorama fatto di problemi enormi legati al mondo della scuola. Perché ci sono scuole cadenti, prive di servizi essenziali. Perché temo che la mancata vigilanza da parte di certi dirigenti scolastici generi situazioni d’orrore come quella di Corleone (e potrebbe essere qualunque altro paese) dove, ho letto, una maestra maltrattava gli scolari. Ma come è possibile, mi domando, che non ci sia attenzione e sensibilità per il mondo della scuola, della formazione, dell’educazione che ricevono i bambini e i ragazzi durante gli anni che passano nelle aule? Ecco, questo della Sicilia, ovviamente, non mi piace e mi pare che ci siano precise responsabilità da parte di chi dovrebbe governare questo mondo. Perché è con l’educazione che si migliora».

Già, l’educazione. L’educazione, l’etica, la morale. Ma, dice Simonetta Agnello Hornby, questa è la terra che ha smarrito gran parte della sua dignità, conservando solo la parte dell’orgoglio, la terra in cui il biglietto da visita di tanti è: «lei non sa con chi parla». Ma c’è di peggio.

«Ho letto sul vostro giornale proprio in questi giorni un report terribile sui lavori pubblici: 14 anni per completare un’infrastruttura dalla progettazione alla consegna. Ma è una vergogna, ma come è possibile? Questo in una terra dove i trasporti sono una piaga, dove spostarsi da Palermo ad Agrigento è un viaggio interminabile. E qui, inevitabilmente, mi pare che entri in gioco anche un altro problema devastante per l’Isola, cioè la corruzione, il sistema diffuso per cui se hai un amico una pratica cammina, se non ce l’hai si paralizza tutto. Oh, naturalmente so bene che non è una questione che investe solo la Sicilia, sono fenomeni largamente diffusi. Ma qui, partendo da enormi ritardi, credo si paghino prezzi assai più alti».

Simonetta Agnello Hornby ha una storia personale affascinante e ricca di grandi suggestioni, che merita di essere scoperta. Dovendo parlare oggi di politica, in qualche modo, ci lasciamo conquistare dal racconto del suo primo voto controcorrente, tenuto conto che Simonetta era nata da Don Francesco (Cicì) Agnello Gangitano, Barone di Segneferi, e da Donna Elena Giudice, insomma contesto di alta nobiltà. Senonché...

«Sono sempre stata una ribelle, papà e mamma lo sapevano. A 15 anni volevo iscrivermi al Psdi di Saragat, mi pregarono, quanto meno, di aspettare che facessi 16 anni. Ma mi aveva anche affascinato Ugo La Malfa, con il suo Partito Repubblicano. Così quando arrivarono le elezioni... Mio padre mi aveva chiesto di non fare sorprese, perché eravamo una famiglia in vista. Io votai. Il giorno dopo mio padre era una furia: «Ma come hai potuto - mi disse - fare una cosa del genere, come?». Il fatto è che al Villaggio Mosè, dove vivevamo, il Pri aveva preso un solo voto, il mio. E per la famiglia Agnello non era una bella cosa. Ci risi su a lungo».


Simonetta Agnello Horby alla Scala dei Turchi nell'Agrigentino

Donna di sinistra, ma non comunista, laburista anche se non le piace Jeremy Corbyn, occhio critico, ma con giudizio, ovvero senza esprimere sentenze per partito preso. Così anche se è dura con la Sicilia e con la classe dirigente che non c’è, Simonetta Agnello Hornby dal suo osservatorio privilegiato di Londra, divide in parti uguali critiche e appunti, speranze e disperazione.

«Non penso, e non bisogna pensare, che corruzione, cattivo governo, indifferenza verso le fasce deboli, siano caratteristiche soltanto nostre. Il degrado etico è diffuso, lo vedo anche in Inghilterra, dove, per esempio, l’uccisione della deputata britannica laburista, Helen Joanne Cox, è stata rapidamente dimenticata da tutti. Eppure è stato un fatto estremamente grave. Certo, qui in Sicilia si parte da un ritardo enorme, da deficit pesantissimi. Nel degrado globale, insomma, noi siamo un po’ più avanti degli altri. C’è speranza? Io vivo di speranze, credo che non bisogna mai rassegnarsi. Ma se devo dire la verità, oggi qui non vedo gli inizi di un miglioramento. Non lo vedo, lo dico chiaramente, nel campo dei servizi pubblici che sono quelli fondamentali: istruzione, città, pulizia, trasporti. No, non lo vedo, non ci sono le condizioni per fare pensare ad un miglioramento. Però non voglio disperarmi. Diciamo che penso che dobbiamo cadere ancora più in basso, perché quando una cosa va male, deve andare sino in fondo per poi poter ripartire. E’ come un bubbone che poi si taglia, ed esce tutta la parte infetta. E da quel momento il corpo reagisce, comincia a guarire, anche se la cicatrice resta».

La speranza c’è, dunque, ma attenzione, spiega la scrittrice palermitana, a non replicare errori gravissimi nella gestione, anche, delle enormi risorse che arrivano dall’Europa. E si congeda così come aveva cominciato, con un concetto condensato in una parola araba conservata nel dialetto agrigentino.

«Dall’Europa sono arrivati e arrivano tantissimi soldi, ma noi, al contrario di altri Paesi, li abbiamo trattati come fosse denaro arrivato “acchiato”. Sapete cosa vuol dire? Vuol dire arrivato “senza lavorarci per”. Ecco, non c’è filosofia peggiore per chi deve gestire con responsabilità il riscatto di questa terra».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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commenti 8
  • ASTOLFO

    22 Ottobre 2017 - 19:07

    Che la Sicilia fosse irredimibile lo aveva già detto Sciascia e in molti lo hanno capito da tempo. E' per questo che da venticinque anni non sono più andato a votare per le elezioni regionali. A che cosa servirebbe? Io dico ai miei amici che, con questa gente che "amministra" (!?) la Sicilia, non ci vado perché temo il contagio per la peste...

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    • Catanese

      23 Ottobre 2017 - 09:09

      OTTIMO comportamento! meglio darla vinta ai corrotti che combatterli con il voto. In fondo, il Donchisciotte è un personaggio ridicolo.

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      • ASTOLFO

        23 Ottobre 2017 - 12:12

        Francamente, il Don Chisciotte ridicolo mi sembra che sia chi crede ingenuamente che col voto di uno solo si possa sovvertire il risultato già prevedibile (chiunque vinca!) di una massa di clienti, forestali, raccomandati, postulanti ecc., che costituisce l'elettorato per il quale i partiti hanno apparecchiato il menu, scegliendo candidati tutti inaffidabili, senza alternativa credibile!

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    • aconsoli

      23 Ottobre 2017 - 11:11

      Se hai intenzione di non andare a votare perche´ pensi che tanto non cambiera´ nulla, sappi che coloro che hanno scelto la volta scorsa sceglieranno per te anche stavolta.

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      • ASTOLFO

        23 Ottobre 2017 - 18:06

        E dài! Glielo dico di nuovo, così magari lo capisce: andare a votare significa scegliere tra i candidati che i partiti hanno già SCELTO per lei, dunque è costretto a mangiare comunque la minestra che le hanno già preparata. Perché dovrei "scegliere" tra un ceffo e l'altro, se sono TUTTI uguali? Avrei solo l'imbarazzo di scegliere la corda con cui farmi impiccare. Non ci aveva mai pensato?

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      • ASTOLFO

        24 Ottobre 2017 - 09:09

        Evidentemente non hai ancora capito che quelli che hanno scelto l'altra volta sono gli stessi che sceglieranno anche questa volta e che sceglieranno sempre, perché la loro maggioranza strepitosa ed invincibile è fatta di ottusi e disonesti come quelli che eleggeranno e come quelli che i partiti hanno scelto per fare i candidati. Chiaro adesso? Tu va' a votare, e fatti gabbare come sempre.

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  • Jean Santilli

    Jean Santilli

    23 Ottobre 2017 - 12:12

    Avrei motivi di non essere così pessimista, essendo un educatore. Si tratta però di “educare” nel modo giusto, senza ripetere i sacri riti accademici, evitando menzogne ed omissioni anche queste “accademiche”. Ci si potrebbe chiedere quali sono le vere origini di molti mali endemici, non solo siciliano purtroppo. Esempio? Il machismo, nelle sue varie espressioni più o meno violenti. Gli insopportabili patriarchi siculi, i bulletti di periferia, i vari Weinstein, e persino i femminicidi, hanno una stessa origine “nobile”. I John Wayne con una pistola che gli penzola dalla pancia sono la versione moderna degli eroi greci sempre col loro spadino in mano, e di Ulisse, che era uno stupratore. Per non dire di Ercole che era un femminicida. Lo indica un racconto di viaggio che inizia da una scoperta archeologica e, descrivendo la nascita del patriarcato, illumina la nostra società. “Nostra Signora Dea & Il Femminicidio degli Eroi” si può leggere e scaricare gratuitamente da un sito accademico

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    • ASTOLFO

      23 Ottobre 2017 - 19:07

      Per quanto mi sforzi, non riesco a capire che c'azzecca il machismo con l'implacabile analisi degli incurabili vizi della Sicilia che, in modo esemplare, ha steso la signora Agnello Horby nel suo desolato e lucidissimo atto di accusa, arrivando ad auspicare che si vada ancora più giù, fino a toccare il fondo, per poter poi risalire. Io invece non mi illudo nemmeno di questo.

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