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Con La Siciliain edicola il primo inserto di fine anno

Con La Sicilia in edicola il primo inserto di fine anno

Il primo è dedicato ai giovani: a chi è andato via per studiare o per lavorare inseguendo sogni e speranze divenute realtà

Con La Sicilia in edicola il primo inserto di fine anno

La Sicilia cambia. Soprattutto cambiano i giovani, i nostri figli. E di conseguenza cambia anche la vita dei genitori. I dati della crisi della scuola e delle Università siciliane sono chiari: dall’Isola si va via. Prima o dopo la laurea. Ma comunque si parte. Zaino in spalla e trolley al seguito. Questa nuova generazione di giovani con la valigia va. Verso le città del Nord, verso l’Europa. Là dove l’offerta formativa è più ampia e le possibilità di trovare un lavoro sono maggiori. Parlare di emigrazione forse non è aderente alla realtà. Questi ragazzi non partono come i loro bisnonni, spinti dalla miseria, con le valigie di cartone. Hanno alle spalle famiglie che fanno di tutto per sostenere questo sforzo economico. Ma vanno via e difficilmente torneranno indietro.

 

Le distanze aumentano ma il rapporto genitori-figli non cambia. Semmai i genitori si adeguano. Sono loro che si mettono in viaggio per tenere vivo un nuovo concetto di famiglia. I telefonini e Skype rendono tutto più facile ma l’appresione delle mamme e dei papà 2.0 non è poi tanto diversa da quella dei loro genitori. In questo inserto abbiamo cercato di fare il punto della situazione, cercando di vedere e di capire come stiamo cambiando, o come siamo già cambiati. Raccontiamo alcune storie. Soprattutto le storie positive di chi ce l’ha fatta e ha trovato all’esterno quello che qui in Sicilia, purtroppo, non c’è.

 

Parliamo di questi giovani che sono andati via per studiare e hanno trovato lavoro e una nuova vita: inseguendo sogni e speranze divenute realtà. Il rovescio della medaglia ci mostra però un Sud che perde i suoi “cervelli” e che dovrà moltiplicare gli sforzi per non diventare una terra di anziani con la valigia, in viaggio per raggiungere i figli. Ma è proprio per loro che pensare positivo resta più che mai un obbligo.

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