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Dopo 28 anni d’attesa esposti a Gela i resti della nave greca del VI secolo a.C.

Dopo 28 anni d'attesa esposti a Gela i resti della nave greca del VI secolo a.C.

Fu scoperta nel 1988 da due sub. E' l'unica testimonianza al mondo di fasciame a incastro legato da fibre vegetali

Dopo 28 anni d'attesa esposti a Gela i resti della nave greca del VI secolo a.C.

C'è l’affascinante ricostruzione della vita a bordo di una nave mercantile greca di 2.500 anni fa nelle vetrine centrali della mostra “La Nave Greca di Gela-Euploia” inaugurata ieri al Museo archeologico ed aperta al pubblico fino al 20 marzo. Nelle vetrine sono in mostra i principali reperti recuperati all’interno dell’imbarcazione del 500-480 a. C scoperta nel 1988 nelle acque di Bulala ed i cui legni, restaurati nel laboratorio di Portsmouth in Inghilterra, da ieri sono in parte visibili al pubblico per la prima volta. Un’occasione per ammirare i pezzi principali di un mercantile greco di tipo cucito unico al mondo.

La Soprintendenza di Caltanissetta ha evitato l’esposizione dei legni più delicati riservando al pubblico, comunque, le parti principali dal paramezzale ai madieri. In contemporanea sono esposti anche nuovi reperti che facevano parte del carico del relitto che danno un’idea della vita di bordo, delle attività che vi svolgevano. Ma fanno emergere anche curiosità come quella che il comandante della nave di Gela doveva appartenere ad un ceto sociale elevato, se è sua la preziosa fibula a staffa lunga in argento usata per trattenere il mantello: un oggetto pregiato e costoso. Dal porto del Pireo fino alla colonia greca di Gela la traversata, passando per vari porti del Mediterraneo orientale, era lunga e faticosa.

Per spezzare la monotonia c’era chi si dedicava a redigere il diario di bordo, chi a suonare il flauto. Lo dimostrano uno stilo in osso usato per incidere su tavolette lignee incerate e uno zufolo fittile. A bordo del mercantile fu allestito un piccolo santuario. Ed era lì che l’equipaggio si riuniva per i riti alle divinità quali Dioniso, Poseidone e Atena. Anche nel lungo periodo di navigazione i marinai non venivano meno alle loro devozioni: compivano riti per propiziarsi gli dei per la fausta navigazione o ringraziarli per i pericoli scampati.

La tradizione letteraria, dal V libro dell’Odissea di Omero a Tucidide a Plinio, ricorda, infatti, di cerimonie a bordo delle navi soprattutto prima della navigazione per propiziarsi gli dei. La nave greca di Gela ha restituito un tripode bronzeo sostenuto da zampe leonine, delle arule fittili dipinte, un cinghialetto (in onore di Dioniso) ed un braccino fittile (di una statuetta di divinità, forse Atena), tutti oggetti in uso nei riti sacri degli antiche greci. Questi potevano essere allietati dalla musica. Tra i pezzi più interessanti in mostra anche un raro cestino (fa parte di un gruppo di otto rinvenuti a prua della nave) intessuto in fibre vegetali ed interamente rivestito di pece con l’imboccatura con manici di legno in modo da renderne facile la presa.

All’interno quei cestini contenevano derrate alimentari forse anche per l’equipaggio (è conservato l’osso di una pesca di 2.500 anni fa) che si nutriva di carne (a bordo furono macellati buoi i cui resti delle carcasse si sono mantenuti) ma anche pesce (un amo e fuseruole fittili lo confermano). Nella mostra curata dall’archeologo Angelo Mondo con il personale della Soprintendenza di Caltanissetta e del museo sono visibili tutti questi oggetti. I fondali sabbiosi di Gela ed il pietrame della zavorra hanno custodito per secoli intatto il carico del mercantile che dall’Egeo, a piccole rotte, ha raggiunto il Mediterraneo e quindi la potente colonia greca di Gela per scaricare parte della mercanzia e caricarne dell’altra. Ma affondò colpita da una tempesta mentre stava lasciando il porto gelese. Ben 130 i contenitori da trasporto recuperati.

Si tratta in gran parte di anfore vinarie (i contenitori di diversa tipologia dimostrano che si trasportava una varietà di vini) ed olearie. Ma nella nave vi erano anche ceramiche di grande pregio da piazzare nelle colonie più ricche come lo era Gela, che poi provvedeva a far arrivare le merci nell’entroterra. La mostra ha portato a Gela i vari studiosi che in questi 28 anni hanno lavorato a vario titolo sul relitto, dalla dott. Rosalba Panvini, oggi Soprintendente di Siracusa, all’attuale Soprintendente di Caltanissetta, Lorenzo Guzzardi, perché ora la grande scommessa è riuscire a ricostruire la nave di Gela. Restano due anni prima che venga realizzato il nuovo Museo dei relitti. Sorgerà a Bosco Littorio nell’area dell’emporio greco arcaico dove i materiali che quel mercantile trasportava arrivavano per essere messi in vendita nelle botteghe.

Ci sono voluti 28 anni dalla scoperta ad oggi per vedere in mostra i legni di un relitto che per la sua tipologia costruttiva è unico al mondo. Ma Gela nei suoi fondali ne custodisce altri tre e uno ha restituito come carico ben 38 lingotti di oricalco, l’oro di cui parlò Platone. La storia della navigazione in età greca può dunque essere rivista ed arricchita grazie ai tesori di cui il mare di Gela è prodigo. La Soprintendenza del mare in questi anni ha effuttuato scoperte importanti, tra cui quella della nave greca più antica della storia che giace ancora nei fondali assieme alle altre. Un cimitero di navi ed uno scrigno di gioielli.

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