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Giovanni Anfuso «Io scelto per i miei risultati in I-art»

Giovanni Anfuso «Io scelto per i miei risultati in I-art»

L'intervista al neo direttore del Teatro Stabile di Catania

Giovanni Anfuso «Io scelto per i miei risultati in I-art»

Direttore Anfuso lei ovviamente è al corrente delle polemiche sull’iter che ha portato alla sua nomina allo Stabile. Può dirci com’è maturata la sua candidatura?

«Come si ricorderà sono stato direttore artistico di «I-Art». E per diventarlo ho partecipato a un bando pubblico e ho vinto su una base indiscutibile a prova di ricorso. Da allora ho lavorato a stretto contatto di gomito con l’assessore alla Cultura, Orazio Licandro, con lo staff del sindaco e con lo stesso Bianco. Il sindaco conosceva già bene il mio operato, essendo stato per sua scelta, spettatore di tanti miei spettacoli anche in giro per l’Italia, da «La terra diventerà bellissima» alla Tosca al «Bellini». Bianco me lo sono ritrovato anche al Parioli di Roma quando ho debuttato col «Tartufo» di Molière. Quindi conosce molto bene le mie attività artistiche. Probabilmente gli sarà giunto anche qualche riferimento sulle mie capacità gestionali di direttore artistico di I-art e le avrà apprezzate. I-art è un progetto dall’organizzazione molto complessa dal punto di vista artistico- amministrativo. C’era la spada di Damocle di partire entro aprile 2015 e concludere il tutto entro settembre. Un progetto enorme, complesso, articolato di cui io non ero memoria storica. Ma ciononostante ci siamo messi al lavoro e i risultati sono arrivati. Alla fine abbiamo avuto complessivamente oltre 35 mila spettatori».

 Quindi il suo lavoro e i risultati come direttore di I-Art le hanno spianato la strada verso lo Stabile?

«I risultati della rassegna, accompagnati dal mio curriculum e dalla conoscenza diretta del sindaco hanno portato a concentrare l’attenzione dei soci e del Cda dello Stabile verso di me e ad escludere altre persone dall’incarico. Ciò non vuol dire che queste personalità non andavano bene, ma che non erano in questo momento idonee per questa situazione».

Lei sa che c’è in atto una forte polemica anche con ambienti del mondo culturale cittadino, sui criteri di trasparenza che hanno portato alla sua nomina. Che idea si è fatta?

«Dico molto francamente che i criteri di nomina adottati allo Stabile sono quelli applicati in quasi tutti gli enti teatrali italiani. A Roma il collega Antonio Calvi è stato nominato allo stesso modo. Così come i direttori di Milano e Torino. Certo a Siracusa si è optato per un bando pubblico, ma vorrei dire che non è il criterio di nomina che mette al riparo la gestione. Ed infatti a Siracusa hanno nominato un commissario... Vorrei poter dire che i criteri di nomina sono la panacea, ma purtroppo la realtà poi ci smentisce... ».

Prima della sua nomina, alla presidenza dello Stabile sono arrivati numerosi curriculum: quelli del critico Filippo Arriva, dello scrittore Ottasvio Cappellani, del regista Guglielmo Ferro, di Antonio Catania e infine di Moni Ovadia. Ma non sono stati presi in considerazione. Ora il sindaco Bianco l’assessore Barbagallo hanno aperto alla collaborazione di questi nomi. Come intende muoversi?

«Sposo in toto la tesi di Bianco e Barbagallo e dico di più: lo Stabile sarà aperto a tutti coloro, curricula e non curricula, che intendono dare una mano a spingere la carretta. Nessuno può pensare di vincere da solo. A Catania bisogna mettere in campo una metodologia diversa, che sta dando qualche risultato a Roma, a Verona,... Dobbiamo cercare di metterci insieme. Una delle prime cose che mi piacerebbe fare e spero di riuscirci sarà quella di avere dei partner privilegiati nelle istituzioni. Vorrei riunire un «tavolo» con l’Accademia delle Belle arti, col Conservatorio, con i nostri “cugini” del Bellini perché nessuno può pensare di farcela da solo».

Lei sa che da oltre 5 mesi i lavoratori sono senza stipendio...

«Penso a loro e so che bisognerà lavorare sodo e senza battere sulla grancassa. Mi auguro che verrò supportato da tutti. Non ho la delega ai miracoli. Ci sarà molto da fare... ».

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