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A Etnapolis tra cannoli arancini e Dear Jack

A Etnapolis tra cannoli arancini e Dear Jack

Fan in delirio e la band rinnova il suo amore per la Sicilia

A Etnapolis tra cannoli arancini e Dear Jack

Cannoli alla ricotta, arancini al ragù e un coro degno da stadio che cantava il singolo «Mezzo Respiro»: così sono stati accolti i Dear Jack ad Etnapolis per il loro Instore Tour. 
A seguire i cinque componenti del gruppo, infatti, un pubblico che seppur adolescente è stato molto caloroso. 
«In ogni tappa arancini e cannoli non possono mancare mai», dicono le fan. Accolti dal direttore di Etnapolis, Alfio Mosca e condotti sul palco da Salvo La Rosa, i Dear Jack hanno ancora una volta ricordato il forte legame che hanno con la Sicilia. 
Ieri ad Etnapolis, i Dear Jack hanno dimostrato la potenza del ricambio generazionale. Nel loro nuovo album «Mezzo Respiro», infatti, c’è anche un omaggio a Mango con la sua «Oro». 

Ieri pomeriggio tutti i fan, poco più che adolescenti, sapevano a memoria la canzone, merito di questi cinque ragazzi anche loro poco più che adolescenti. 
«Questo nuovo lavoro discografico – spiegano – è un disco trasparente che mostra quello che siamo, senza filtri». 
 

Esattamente una settimana fa eravate sul palco del Festival di Sanremo. A mente serena, com’è andata? 
«Ci siamo divertiti tantissimo. È stata una prova importantissima. Un nuovo inizio con una nuova voce. Un nuovo stato d’animo. In realtà non credevamo di arrivare su quel palco con la tranquillità con cui ci siamo arrivati. C’è la siamo vissuta tranquillamente, con la voglia di divertirci. È stato stancante, però siamo andati via molto più arricchiti e molto più forti di prima». 


Leiner Riflessi, 19enne e nuova voce del gruppo, è stata la prima volta sul palco dell’'Ariston. Che emozione hai provato? 
«L'’ho vissuta benissimo, mi sono divertito tantissimo. Una settimana piena di lavoro. Grazie ai miei compagni l’ho vissuta nei migliori dei mondi, in serenità. Sul palco mi sono veramente divertito. Ho vissuto una grande gioia nel vivere questa avventura e nel calcare quel palco». 
 

– Avete vissuto questo Festival in contro tendenza. Quasi tutti gli altri artisti in gara hanno manifestato con i nastri arcobaleni. Voi invece avete scelto di non farlo. Come mai? 
«Su questa questione ci siamo esposti più volte e l’abbiamo fatto tranquillamente sui nostri social. Non abbiamo sentito il bisogno di sbandierare sul palco questa cosa. Noi abbiamo le nostre idee e le manifestiamo costantemente. Non ci sentivamo di farlo sul palco perché era obbligatorio farlo. Ci sembrava di seguire una moda che in realtà in quel momento non serviva. Noi lo avevamo già fatto in precedenza. Comunque questi colori li trovate anche sulla copertina del nostro album e per tutto il periodo del Festival siamo andati in giro con le camicie di questi colori. Tra l’altro se avessimo avuto la possibilità di esibirci l’ultima sera, lo avremmo fatto con delle camicie colorate». 

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