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Luca Parmitano, l’uomo delle stelle

L'astronauta siciliano ha presentato a Catania il suo libro: «È giusto inseguire il sogno, ma tenendo conto della realtà»

Luca Parmitano, l’uomo delle stelle

«Non parlo quasi mai di sogni. La dimensione del sogno è l’impossibile. Però è importante averla perché ci dà una direzione. E’indispensabile focalizzare i propri sforzi nel progetto» dice Luca Parmitano, astronauta, 41 anni, gloria italiana e siciliana (è nato a Paternò), primo connazionale ad aver camminato nello spazio (9 luglio 2013), protagonista di varie spedizioni. Parmitano che vive e lavora a Houston ha ripubblicato per Eri Edizioni Rai in versione aggiornata il bestseller del 2014: “Volare. Lo spazio e altre sfide”, introduzione di Alberto Angela, prefazione di Fabio Fazio. Ha partecipato a spedizioni delle Agenzie spaziali americana ed europea (Caves, Neemo, Pangaea e Cavex1), anche nelle profondità del sottosuolo e del mare per sperimentare come il fisico umano si adatti a vivere in condizioni estreme: «Fare esplorazione spaziale significherà, un giorno, arrivare su un nuovo pianeta» scrive. «E non basterà conoscere la superficie, bisognerà spingersi nel sottosuolo perché potrebbe essere un ambiente più adatto alla vita». Nella nuova edizione del suo bestseller, l'autore allarga il racconto alle esperienze vissute e agli esiti delle ricerche. Esplorazione e riflessione, alla scoperta delle frontiere della scienza volgendo uno sguardo nuovo sul nostro mondo: dalle relazioni umane al rapporto con il pianeta Terra. Accompagnato da Franca Morgia direttrice dell’Ufficio Relazioni Pubbliche ed Istituzionali dell’Esa-Esrin (European Space Agency e European Space Research Institute), Parmitano molto festeggiato da amici e fan è stato nei giorni scorsi alla libreria Cavallotto di Catania a conversare con il pubblico. Le copie del libro sono andate a ruba. Luca racconta la sua carriera partita da Catania e dal liceo Galilei dal quale con la borsa di studio di Intercultura andò per un anno negli Stati Uniti. Quello che ricevette vuole adesso rendere finanziando con i proventi delle vendita del libro una borsa Intercultura.

Nel 2018 cadono i 50 anni del Sessantotto. Lei non era ancora nato. “L’immaginazione al potere” fu uno dei motti sessantottini. Lei che ha compiuto imprese incredibili come commenta quel motto?

«Mi piace per il modo in cui si può interpretare: inseguire il sogno ma tenendo conto della realtà, lasciandosi trasportare dai progetti. Sono appassionato di fantascienza, quello che era un sogno 100 anni fa, è realtà oggi».

Quali autori di fantascienza preferisce?

«Il mio autore di base è Isaac Asimov. E poi Dan Simmons con la saga “Canti di Hyperion” e “2001 Odissea nello spazio” non solo film ma anche romanzo di Arthur C. Clarke (ricavato dal soggetto del film di Kubrick al quale lo stesso Clarke aveva collaborato ndr)».

Altri due astronauti italiani si sono messi in evidenza recentemente: Samantha Cristoforetti (record europeo e record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo: 199 giorni) e Paolo Nespoli rientrato sulla Terra appena due settimane fa dopo avere trascorso 139 giorni sulla Stazione spaziale internazionale, atterrando nella steppa del Kazakistan con la capsula Soyuz MS-05 dell’agenzia spaziale russa dopo un turbolento passaggio nell’atmosfera terrestre.

Il rischio è scontato nel vostro mestiere. Ha mai avuto paura?

«Prima pilota sperimentatore, poi pilota di caccia e astronauta, so che devo sempre confrontarmi col rischio. Il rischio dà paura. L’astronauta è un essere umano come tutti. La paura è strumento di sopravvivenza. L’addestramento serve ad abbassare il livello di imprevisto e a gestire la paura. Tutti quelli che hanno a che fare con mestieri pericolosi lo sanno. Per un anno e mezzo ci si addestra nei simulatori. Ho finito l’altro ieri un addestramento sul funzionamento della navetta per il sistema di salvataggio. I nostri istruttori cercano di “ucciderci” nelle maniere più fantasiose, per vedere come reagiamo: perdita di carburante, carenza di ossigeno… condizioni estreme. Niente panico. Anche il pilota di un aereo di linea, se dovesse avere il motore in avaria, non non va nel panico».

Il rapporto di un astronauta con la famiglia è particolare.

«Quando si sceglie questo lavoro, si sa che si può stare lontano da un mese a 6 mesi. A volte anche nelle fasi di allenamento è impossibile contattare la famiglia. E’ lo stesso per chi lavora in Antartide. Da lì nasce il progetto di comunicare con le piattaforme social».

Papà di due bambine, Luca trasmette ai giovani ottimismo.

«Il campo in cui lavoro guarda al futuro».

Quando ha capito che avrebbe svolto questo mestiere?

«Parlo di spazio da quando ho memoria. Da piccolissimo ricordo di aver risposto “l’astronauta” alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”. Sono entrato in accademia aeronautica e sono arrivato fin qui».

Le hanno intitolato un asteroide. Bella soddisfazione.

«In Italia per dedicare una strada a un personaggio bisogna essere morti… meglio un asteroide da vivo: sta lì, gira, ha la sua vita».

Certo un astronauta in carne e ossa fa l’effetto del “Piccolo principe” di SaintExupéry: un personaggio di favola che può vedere tutto dall’alto e scegliere se cambiare pianeta. Discorso che la scienza ha messo sul tappeto. Nel libro dello scrittore francese il Piccolo principe partito con una migrazione di uccelli per visitare vari asteroidi, incontra un geografo che gli consiglia di andare a visitare la Terra. Nel libro di Parmitano che nasce come blog o diario di bordo sono narrati vari momenti: dagli esperimenti sull’invecchiamento della pelle in assenza di gravità, agli studi sulla dieta, all’episodio buffo dei piselli scappati dal barattolo che, in assenza di gravità, avvolgono l’astronauta come una nuvola.

Dallo spazio si notano gli effetti dei cambiamenti climatici?

«Si vedono benissimo. Siamo testimoni dei cambiamenti climatici. Ma non è la terra in pericolo, è l’uomo. La terra continuerà ad esistere ben oltre la sparizione dell’uomo. Dobbiamo chiederci dove vorremmo essere dopo».

Sulla Luna, su Marte?

«Marte è un orizzonte ancora lontano, sono certo che prima si passa dalla Luna. La Luna è due unità di grandezza rispetto alla Terra, Marte è due unità in più rispetto alla Luna. Quindi è la Luna la nostra prossima tappa».

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