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Discoteca alla Vecchia DoganaE' polemica sullagestione della struttura

Discoteca alla Vecchia Dogana E' polemica sulla gestione

I gestori difendono le proprie scelte. L'Autorità Portuale nega il rilascio di autorizzazioni 

Discoteca alla Vecchia Dogana E' polemica sulla gestione

Catania -  E’ scontro sulla trasformazione della Vecchia Dogana in discoteca. A denunciare questo uso di un bene pubblico, peraltro ritrutturato  in buona parte con soldi pubblici con l’obiettivo di potenziare e riqualificare l’offerta turistica, sono le associazioni Catania Bene Comune, Comitato  Porto del Sole, Comitato No Pua e I Siciliani giovani. L’immobile della  Vecchia Dogana - ricordano - è di proprietà dell’Autorità portuale che l’ha dato in concessione con l’obiettivo di «rafforzare la competitività  del sistema turistico siciliano attraverso l’ampliamento, la riqualificazione  e la diversificazione dell’offerta turistica e il potenziamento degli investimenti  produttivi delle filiere turistiche». Obiettivo che ha giustificato anche la concessione di soldi pubblici per il restauro/ristrutturazione per un ammontare di 3.610.000 euro di cui 610.000 dell’Autorità portuale e 3 milioni dei fondi europei del Pit 35 «Città Metropolitana».

 

Alla spesa complessiva, nel 2007 prevista per 8.114.000, ma di fatto salita a oltre 11 milioni di euro, hanno concorso, con 7 milioni e mezzo di euro, i privati promotori dell’operazione, allora «un’associazione temporanea d’impresa formata da Evirfin Spa della famiglia Virlinzi, Keynesia srl, Operes Srl e Cpc Spa».L’inaugurazione avvenne il 28 ottobre del 2011, poi, già pochi mesi dopo, il declino, con i negozi che cominciano a chiudere e molte attività enogastronomiche che vanno via. Adesso il tentativo di rilancio del nuovo amministratore unico di Vecchia Dogana spa, l’imprenditore Mario Paoluzi, alla cui gestione le associazioni contestano la chiusura al pubblico delle corti, l’avere sbarrato con pannelli di cartongesso scale e corridoi, e soprattutto la modifica della destinazione d’uso dell’edificio, tra l’altro dichiarato dalla sovrintendenza di «grande valore storico», snaturando così le finalità per cui era stato dato in concessione e ristrutturato. Di qui la richiesta di spiegazioni all’Autorità portuale, proprietaria dell’immobile, e alla sovrintendenza da cui si attendono di sapere se reputa questo tipo di attività compatibile con un luogo sottoposto a vincolo.

 

Al Comune, infine, viene chiesto conto delle autorizzazioni date. Infine l’invito all’amministrazione comunale e alla cittadinanza perché si apra un dibattito pubblico sul futuro del porto e sul suo rapporto con la città, tanto più in vista del progressivo arretramento della barriera doganale e del futuro abbattimento del muro di cinta che ha separato Catania dal suo mare.Un approccio, e una ricostruzione della vicenda, che l’amministratore unico di Vecchia Dogana Spa contesta sostenendo che le attività messe in campo sono tutte autorizzate in quanto in linea con la concessione rilasciata nel 2007 «che prevede che l’edificio sia utilizzato come centro culturale, turistico, commerciale, di servizi e ricreativo.

 

Ed è quello che stiamo facendo cercando di rilanciare il centro facendone un polo enogastronomico di qualità, con la scuola di cucina del Gambero Rosso e di altre realtà catanesi, aprendo ai produttori delle eccellenze enogastronomiche siciliane, prevedendo un mercato del contadino e uno dei lavori artigianali, soprattutto in coincidenza con l’arrivo delle navi crociera, e promuovendo varie attività ricreative, musicali e teatrali la domenica con l’iniziativa PortoBello. Siamo anche pronti ad ospitare il mercatino delle pulci, all’interno della struttura, ma anche all’esterno, sotto gli archi della Marina, nell’area in cui nei giorni feriali c’è il posteggio».Non solo. Mario Poulizi ci tiene a ricordare «che una discoteca alla Vecchia Dogana c’è sempre stata: la “349”, al secondo piano, fino al 2014, mentre ora la nuova affittuaria è la “Deux ex machina” di cui è amministratore unico Rosario Coniglione.

 

Al piano terra, dal 2011 al 2013, abbiamo tenuto serate di tango e adesso facciamo serate di swing». E aggiunge che, per la nuova discoteca - di cui è gestore Andrea Scardilli - ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per un cambio d’uso di una delle due corti dell’edificio, «quella dove non c’era più alcuna attività e i locali erano sfitti. Invece di riaffittarli singolarmente abbiamo pensato di creare una grande superficie che faccia da collettore di idee e di progetti. Su richiesta dei vigili del fuoco abbiamo chiuso la corte con porte antincendio, e separato con il cartongesso questa parte dalle altre aree dove si tengono attività commerciali. Inoltre abbiamo dato ospitalità al laboratorio di Cartura, alla scuola di swing, e al club nautico Nic, con la sua scuola velica, e un punto di informazione turistica per escursioni in barca. Abbiamo realizzato una struttura di legno in centro dove facciamo concerti, teatro di figura, e anche la discoteca che si tiene solo il venerdì.

 

Lavori per i quali abbiamo chiesto e ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni».Ma la sovrintendenza assicura di non avere autorizzato nulla. «Non ce n’era bisogno perché non abbiamo fatto alcuna modifica strutturale, ma solo allestimenti», replica Mario Paoluzi. E anche Cosimo Indico, commissario dell’Autorità portuale, nega di avere dato alcuna autorizzazione. «Ho ricevuto una richiesta di cambio parziale di destinazione d’uso in merito alla quale è in corso un’istruttoria. Inoltre a febbraio ho inviato una nota all’amministratore di Vecchia Dogana - e per conoscenza anche all’Avvocatura dello Stato - nella quale contesto lo stato di conservazione dell’immobile e il tipo di uso che ne è stato fatto. Insieme all’Avvocatura dello Stato valuteremo l’opportunità o meno di attivare le procedure di decadenza del titolo concessorio. La vecchia gestione è stata fallimentare. Noi non vogliamo danneggiare nessuno, tanto più che per questa struttura sono state investite cospicue risorse pubbliche e private, ma faremo le nostre valutazioni e le faremo insieme al Comune con cui l’Autorità portuale ha sottoscritto un protocollo d’intesa in vista dell’apertura del porto alla città».    

Pinella Leocata            

                                                                       

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