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Noa a Catania domani incontra gli studentidell'Università tra sogni e responsabilità

Noa a Catania domani incontra gli studenti dell'Università tra sogni e responsabilità

L' artista israeliana terrà anche due concerti martedi e mercoledi prossimi al Teatro Massimo Bellini

Noa a Catania domani incontra gli studenti dell'Università tra sogni e responsabilità

Catania  - "La libertà e l’impegno dell’artista, tra sogni e responsabilità". Questo è il tema che Noa ha scelto per conversare con gli studenti e il personale dell’Università di Catania, nel corso di un evento che si terrà domani lunedì 4 aprile, alle 10, nell’aula 3 del Palazzo centrale dell'Università, promosso da Radio Zammù, l’emittente radiofonica dell’Ateneo, e che vedrà come assoluta protagonista l’artista internazionale di origine israeliana.

 

L’interprete de “La vita è bella” – che, in vista dell’imminente concerto al Teatro Massimo Bellini di Catania martedì e mercoledì prossimi (ingresso a prezzo ridotto per gli universitari), ha accolto con entusiasmo l’invito del rettore Giacomo Pignataro - , è un'artista profondamente impegnata nell'utilizzo della sua musica come strumento di pace e di riavvicinamento, con una particolare attenzione alla drammatica questione mediorientale. Le sue canzoni sono influenzate dall'ambiente d’origine, con le sue contraddizioni e i suoi dolori ma anche dal desiderio di cambiamento. Per questo non ha mai rinunciato a testimoniare, con testi e musica, che la speranza c'è, è nel cuore di ogni uomo e tutti siamo chiamati ad annunciarla con i talenti di cui siamo dotati.

 

In Dreams Begin Responsibilities? Freedom and Commitment of the Artist” l'artista vuole raccontare ai giovani figli di una terra che è nel suo cuore - è proprio da noi in Sicilia che si è esibita per la prima volta sul territorio italiano, e catanese è il suo manager, Pompeo Benincasa - della sua vita e della sua voce. Ma anche delle sue "campagne" e delle sue prese di posizione, talvolta scomode, scomodissime: «Not an easy artist to sell», un'artista non facile da vendere, così si considera lei stessa; del soggiorno giovanile a New York e del ritorno in Israele, dove – fucile sempre sotto il cuscino - ha dovuto assolvere il servizio militare, e delle prime esibizioni con la banda musicale dell'esercito della soldatessa Achinoam Nini, prima di diventare, per tutti, Noa, “il più grande tesoro musicale esportato da Israele negli ultimi anni”. Un tesoro che però, anche nel suo Paese, ha dovuto subire boicottaggi e ostracismi per aver criticato apertamente governi e governanti, estremismi e integralismi.

 

Noa assurge (forse anche suo malgrado) al ruolo di intellettuale, oltre quello riconosciuto di cantante, di "voce" libera e impegnata a favore del riconoscimento dei diritti di popoli eternamente divisi, e della loro auspicata riappacificazione. «Se ci rifiutiamo di riconoscere i diritti di entrambe le parti e di farci carico dei nostri obblighi – ha scritto, parlando del conflitto che contrappone palestinesi e israeliani -, se ciascuno di noi rimane aggrappato alla propria versione, con disprezzo di quella dell'altro, se continuiamo a preferire le spade alle parole, se santifichiamo la terra e non le vite dei nostri figli, saremo presto tutti costretti a cercare una colonia sulla Luna, perché la nostra terra sarà così zuppa di sangue e così intasata di lapidi che non vi resterà più niente per vivere». Intellettuale che cerca disperatamente il dialogo e il confronto: «Vorrei riuscire a parlare con qualcun altro che non siano le persone che già mi amano – osserva, riportando una conversazione con David Grossmann -, non so se ciò è possibile,ma non significa che non continuerò a provarci». E’ il suo sogno, ma anche la sua responsabilità: «Quella di combattere per le cose in cui credo, dire le cose con chiarezza, perché ho una voce e vivo in un paese democratico – si è confessata in una recente intervista alla Radio Vaticana -. Poi ritengo anche che gli artisti in generale dovrebbero essere dei leader nella società. C’è una differenza tra artisti e intrattenitori. Questi ultimi servono a distrarre, diciamo ad addolcire le cose, l’artista è un’altra cosa: dovrebbe andare in profondità nell’anima e nello spirito e dovrebbe servire il dio della musica, non il dio dei soldi o della fama. L’artista dovrebbe essere un leader soprattutto quando si tratta di diritti umani e di formare una opinione chiara ed aperta».

 

«Quando un uccello vola alto sopra la terra – ragiona - non riesce a vedere le frontiere tra i paesi e non vede la diversità del colore della pelle o la differenza delle religioni. Vede solo il bellissimo arazzo di queste cose insieme, e crea in modo armonioso ciò che noi chiamiamo: la nostra terra. E visto che facciamo tutti parte di questa terra, dobbiamo provare, come fa un uccello, su un piano più alto, a crearla questa armonia». E proprio gli artisti, sostiene Noa, hanno la possibilità di realizzare questa prospettiva.

 

 

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