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«Il vino è il marchio Italia una rivincita di legalità»

«Il vino è il marchio Italia una rivincita di legalità»

Padiglione Sicilia, boom di presenze. Cuffaro acclamato fra gli stand VIDEO

«Il vino è il marchio Italia una rivincita di legalità»

VERONA. Nell’edizione del “Giubileo” del vino, la Sicilia brinda da regina italiana dell’enologia. Innovazione, investimento sull’ambiente e ricambio generazionale. Ma anche un valore aggiunto, ricordato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri all’inaugurazione del Vinitaly: «Il vino è impresa, ambiente, cultura, territorio, ed è società. Nel comparto vi sono tanti nuovi lavori, con giovani che hanno portato tecniche innovative, e vi sono autentiche rivincite della legalità che hanno il nome di vini prodotti nelle terre confiscate alla mafia», ha detto con orgoglio il capo dello Stato, accolto dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, e dal presidente di Veronafiere, Maurizio Danese.

A Verona un’apertura col botto di un’edizione speciale di uno dei più prestigiosi expo del vino a livello europeo, in attesa della visita di Matteo Renzi. Intanto tutti i riflettori per Mattarella, che ha decantato una specie di ode dell’Italia di successo: quella legata al Pil della bottiglia. Il fatturato del vino e degli spumanti in Italia è cresciuto ancora del 3% nel 2015, raggiungendo il valore record di 9,7 miliardi di euro, per effetto soprattutto delle esportazioni che hanno raggiunto i 5,4 miliardi (+5%), massimo storico.

La bilancia commerciale è molto a favore dell’Italia. Nel 1966 la quantità di vino esportato all’estero ammontava a 257 milioni di litri. In mezzo secolo le vendite sono balzate a 2 miliardi di litri (+687%), con il risultato che oggi nel mondo una bottiglia esportata su 5 è fatta in Italia. E ciò nonostante la produzione di vino in Italia sia scesa dal 1966 ad oggi del 30%, passando da 68,2 milioni di ettolitri ai 47,4 milioni di ettolitri registrati nel 2015, secondo Coldiretti. Una quantità che ha comunque permesso all’Italia la conquista del primato mondiale davanti ai cugini francesi. In 50 anni la quantità di vino made in Italy venduto all’estero è aumentata di quasi otto volte in quantità, nonostante la produzione sia calata del 30Ma non è soltanto una questione economica. Il vino rappresenta «un paradigma virtuoso dell’economia, dell’ambiente e della società», poiché «da prodotto antico» è diventato «chiave di modernità».

È stato «risorsa preziosa anche durante le fasi più dure della crisi». Ancora «è simbolo dell’ospitalità e dell’amicizia, connaturato con la cultura mediterranea. Settore trainante del benessere italiano». Per questo bisogna «mettere insieme le forze per moltiplicare le opportunità», scommettere sulla qualità, che «può diventare traino e traguardo al tempo stesso», e grazie al vino, l’Italia «può diventare termine di paragone e i nostri prodotti valere sempre di più anche nella tutela del made in Italy». Per tutto ciò «è decisivo spingere al consumo consapevole», perché il vino «è come la buona musica, se la si conosce la si apprezza di più», ha sottolineato Mattarella.

«C’è un marchio Doc che riguarda tutti noi, da Nord a Sud, dal piccolo al grande centro: è il marchio Italia. Da questo marchio dipende molto del nostro futuro e di quello dei nostri figli», dice ancora Mattarella. E i numeri del presente non gli danno certo torto. L’analisi di Coldiretti sottolinea che l’Italia, con una produzione di vino di 47,4 milioni di ettolitri ha conquistato il primato mondiale di produzione del vino, davanti ai francesi, mentre dal punto di vista qualitativo segnala che quasi una bottiglia prodotta su tre (32%) è a denominazione di origine. Un dato che assegna al nostro Paese il primato in Europa per numero di vini con indicazione geografica (73 Docg, 332 Doc e 118 Igt).

«Abbiamo un comparto - gongola il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina - che vale oltre 14 miliardi di euro, nel 2015 abbiamo raggiunto i 5,4 miliardi di euro di export e siamo tornati ad essere i primi al mondo per quantità di produzione. Ora dobbiamo vincere la sfida anche sul fronte del valore della produzione e delle esportazioni. Possiamo farcela». A partire dalla Sicilia. Che al Vinitaly del cinquantenario scende in campo in forze: 153 aziende vitivinicole (e 34 nel padiglione Sol, dedicato all’olio), ma soprattutto con un successo di brand che il primo giorno ha già consolidato. Il padiglione siciliano è in assoluto il più visitato (battuti anche Veneto e Toscana) e chi lo popola dimostra curiosità, ma anche competenza. L’ospite più illustre è proprio il presidente Mattarella, accolto dall’assessore regionale all’Agricolura, Antonello Cracolici e dal direttore dell’Istituto regionale vino e olio, Lucio Monte, alla presenza del ministro Martina e del sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione. Al momento della visita, Mattarella ha ricevuto in dono dall’assessore Cracolici una bottiglia storica che risale al 1941, l’anno di nascita del capo dello Stato. Si tratta di una Riserva Storica Florio, che fu salvata dai bombardamenti che colpirono le cantine. Il presidente ha molto gradito e, soffermandosi qualche minuto nell’area business del padiglione, ha ancora una volta espresso «l’orgoglio per una terra che in questo settore dà il meglio di sé».

«La prima giornata del Vinitaly è stata un esordio straordinario per le aziende siciliane ed un riconoscimento dei successi del nostro vino», afferma Cracolici. «Una festa di colori e sapori, premiata dalla presenza di migliaia di visitatori che sono la dimostrazione che alla Sicilia del lamento e della rassegnazione si contrappone una Sicilia vivace, produttiva e che testimonia l’essenza straordinaria della nostra terra». Già ieri i primi momenti di approfondimento. Il primo sui siti Unesco, tra i quali - come bene immateriale - è stato inserito l’Alberello di Pantelleria. Uno spunto anche per parlare di turismo, visto che c’era anche l’assessore Anthony Barbagallo: «Il 70% di chi viene nell’Isola è attratto dall’enoagstronomia, ed è proprio su questo tipo di offerta che stiamo puntando: vino e slow food». Barbagallo ha presentato a Verona un’iniziativa che promette bene: il Treno del vino sull’Etna, un itinerario che partirà il 30 aprile (per due sabati al mese) in una fase sperimentale fino a ottobre.

Da Riposto a Bronte, fra natura, rotaie e tappe nelle migliori cantine. Un altro investimento è quello sul ricambio generazionale e sulla sostenibilità. «Con il Piano di sviluppo rurale - ricorda Cracolici - abbiamo finanziato 1.840 giovani e in Sicilia ci sono già oltre 250mila ettari di biologico, la prima regione d’Italia. E su questi dati, il vitivinicolo incide molto. Con il nuovo Psr speriamo di incrementare questi trend, all’insegna della rapidità, dell’efficacia e della trasparenza degli interventi». E c’è già chi è molto avanti, su questo versante. Come Planeta, che ha annunciato la totale riconvesione dei 374 ettari di vigneti sicilani al biologico. Ma la Sicilia del vino è anche cool. Non a caso uno dei guru dell’enogastronomia mondiale, Oscar Farinetti (patron di Eataly), sarà protagonista oggi dell’evento “Sicilia e vino, tra narrazione e bellezza”, assieme all’assessore Cracolici, moderati da Fabrizio Carrera, direttore di “Cronache di Gusto”.

Passeggiando fra gli stand siciliani si nota un capannello di persone. «Si mangia gratis», ipotizza un esperto habitué, con decine di Vinitaly alle spalle. Invece no. C’è Totò Cuffaro. E tutte quelle persone sono lì per salutarlo. E baciarlo. «Ho un vigneto a San Michele di Ganzaria - ricorda l’ex governatore - ma da carcerato non potevo fare vino. L’anno prossimo, forse, riprenderemo la produzione. Ma prima vado in Burundi». Qualcuno, nei padiglioni, ricorda le visite di Cuffaro da potente presidente in carica al Vinitaly. «Lo invitavano negli stand di tutte le cantine e lui non diceva no a nessuno», raccontano. E per “sopravvivere” a decine di degustazioni la leggenda metropolitana vuole che Totò portasse con sé pane e formaggino per evitare le sbronze. Altri tempi.

Twitter: @MarioBarresi

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