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Quando enologia e archeologia possono andare a braccetto

Quando enologia e archeologia possono andare a braccetto

Presentati gli “Itinerari Culturali Subacquei in Sicilia” promossi dalla Soprintendenza del Mare. Si tratta di vere e proprie visite guidate, curate da vari diving club dell’isola, alla scoperte di tesori come ceramiche e anfore giacenti sui nostri fondali VIDEO

Quando enologia e archeologia possono andare a braccetto

È possibile trovare un nesso tra archeologia ed enologia? A quest’interrogativo ha provato a dare risposta uno degli incontri più singolari proposti oggi al padiglione Sicilia del Vinitaly di Verona. L’evento - moderato dal giornalista del nostro quotidiano Mario Barresi - ha preso le mosse dalla presentazione degli “Itinerari Culturali Subacquei in Sicilia” promossi dalla Soprintendenza del Mare. Si tratta di vere e proprie visite guidate, curate da vari diving club dell’isola, alla scoperte di tesori come ceramiche e anfore giacenti sui nostri fondali.

«Grazie a dei fondi europei – ha spiegato il soprintendente Sebastiano Tusa - siamo riusciti ad applicare dei microchip su alcuni reperti, per cui chi prende parte ai nostri tour può appoggiarvi un dispositivo e scoprire di cosa si tratta, in modo del tutto analogo a quanto avviene in molte strutture museali sulla terra ferma».

 

 

La presenza di anfore sul fondo del Mediterraneo, tuttavia, ci dice molto di più di quanto si possa immaginare e le conseguenze delle scoperte, a volte, portano perfino a nuove coltivazioni. «Il nostro istituto – ha spiegato il direttore dell’Irvo (Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia) Lucio Monte - si è interrogato più di dieci anni fa sulla presenza della vite sull’isola di Mothia, dove oggi vengono coltivati vitigni di uve grillo».

La cosiddetta archeologia del vino consente inoltre di ricostruire piccole storie di commercio, che svelano come esso sia stato, grazie alla sua territorialità, un vero volano per l’economia del passato. «L’incontro di oggi – ha spiegato in conclusione la giornalista e presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi - è uno spunto per ripartire dal mito, che va richiamato e protetto per scoprire le similitudini tra passato e presente in una chiave di sfida: così come sull’isola di Mothia oggi è tornata la produzione del vino, magari potrebbe essere interessante portare al Vinitaly il prossimo anno un tentativo di vino custodito in un’anfora».

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