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Imitata dai cinesi la macchina spremiagrumibrevettata dalla catanese Oranfresh

Imitata dai cinesi la macchina spremiagrumi brevettata dalla catanese Oranfresh

L' azienda etnea subisce una concorrenza sleale del 30% in meno nel prezzo di vendita dei macchinari

Imitata dai cinesi la macchina spremiagrumi brevettata dalla catanese Oranfresh

Catania  -  Salvatore Torrisi, agronomo appassionato, personaggio vulcanico e con mille idee al minuto, la metà delle quali riesce anche a portare avanti, ha un sorriso amaro che sta dentro una smorfia di delusione. E di dolore, persino. Perchè mentre gira nei capannoni della sua creatura, la AAT Oranfresh nel cuore della zona industriale di Catania e racconta di quante cose belle, nuove e sperimentali stiano nascendo in questi mesi, in queste settimane ed in questi giorni, ha un pensiero fisso: la Cina. La Cina, che è stato uno dei mercati che Torrisi con le sue spremitrici di agrumi inventate e brevettate nel corso di un cammino cominciato nel 1969 e che ha segnato una tappa dietro l’altra una straordinaria evoluzione tecnologica.

 

La Cina, che è arrivata dopo che Oranfresh è entrata nel mondo Autogrill, McDonald’s, Carrefour, tanto per citare tre punti di riferimento mondiali.  E, allora, che succede con lo sbarco trionfale in Cina.«Succede che diventa uno dei nostri mercati più importanti - racconta Salvatore Torrisi - perchè con la Cina penetriamo anche a Singapore, a Taiwan, in mezza Asia e in breve tempo da quelle parti spediamo oltre 250 delle nostre macchine. Macchine sistemate in centri commerciali, ospedali, scuole. Insomma un successo».Un successo, anche qui, che fa raggiungere ad Oranfresh il primato di alcune migliaia di macchine sparse nel mondo. Ma ora siamo in Cina, dove l’ingegno più sviluppato è quello del “tale e quale”, ovvero un copia-incolla che consente di prendere l’idea di un altro, elaborarla senza nemmeno metterci un po’ di fantasia per diversificare l’immagine, e fregare il prossimo alla faccia di qualunque brevetto. E così fu.

 

«Infatti. Uno dei nostri referenti cinesi - spiega ancora Torrisi - ad un certo punto copia tutto il nostro macchinario, compreso quel gioiello tecnologico che è il gruppo spremitore, si accredita come se fosse stato autorizzato da Oranfresh e comincia a vendere le sue macchine. Le conseguenze? Disastrose, perché proprio nel momento in cui ci stavamo espandendo con grande slancio in quei mercati con le macchine prodotte a Catania, arriva questo tizio che vende in pratica gli stessi macchinari il 30% in meno». E’ un disastro, davvero, perché l’improvvisa decrescita di esportazioni dei macchinari Oranfresh provoca all’azienda siciliana una perdita di qualche milione di euro, per il momento. E costringe anche a qualche riduzione nell’impiego del personale (sono una cinquantina i dipendendi diretti e quasi 300 quelli dell’indotto). Insomma provoca quello che oggi è un venticello di crisi in un’azienda che, comunque, è tra le più (e tra le poche) che faccia ricerca e che sia effettivamente innovativa.

 

Ma possiamo stare così immobili a guardare quel che accade? Torrisi, imprenditore d’indole guerriera, non ci sta. «Così tutto il sistema delle nostre imprese in poco tempo rischia di saltare. Serve un impegno del governo nazionale e di quello regionale, affinché le imprese che subiscono le conseguenze di questi plagi, siano aiutate nelle controversie legali, ma anche nei processi di internazionalizzazione che vengono avviati e realizzati, producendo anche un successo per l’immagine globale del nostro Paese. Questa è la storia del taroccamento delle nostre macchine, ma gran parte del settore manufatturiero italiano è stato ormai copiato. E la crisi sta raggiungendo proporzioni devastanti».Certo, qui alla zona industriale di Catania la Oranfresh non solo non si arrende, ma prova anche a rilanciare, se è per questo. Lo sta facendo con un pacchetto di idee a cui hanno lavorato e stanno lavorando decine di tecnici, ingegneri, informatici, ma anche operai, personale altamente specializzato. Perché bisogna andare avanti.

 

E se oggi le macchine che spremono le arance sono distribuite in oltre cinquanta Paesi (si va dall’Arabia Saudita alla Francia, dall’India al Vietnam, per capirci), servono altre idee, altre soluzioni. «Stiamo lavorando alla macchina che darà il succo di mela. E per questo - annuncia Torrisi - stiamo chiudendo accordi importanti con la Polonia, il principale produttore europeo di mele. Ma ci sono anche tante altre idee che ruotano intorno al progetto iniziale. Ci stiamo lavorando con progetti che presto potranno essere realizzati».Ma l’idea fissa resta quella delle arance, ovviamente. Anche perché è qua che si producono le arance più buone. E qua, in Sicilia, che servirebbero canali privilegiati per la commercializzazione. Torrisi ci pensa su, sorride ancora. Certo che è così. E per questo sta lavorando ad un’altra idea, che saldi produttori e istituzioni, in testa Regione e governo nazionale. Ma questo è un altro discorso. Rimandato per ora di qualche giorno. Intanto pensiamo ai cinesi, ‘sti copioni.        

 

 

Andrea Lodato                    

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