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«Più export e web meno piagnistei» E Farinetti «Etna fighissimo»

«Più export e web meno piagnistei» E Farinetti «Etna fighissimo»

I big al premier Renzi: «Presidente, pensi alla Sicilia» VIDEO

«Più export e web meno piagnistei» E Farinetti «Etna fighissimo»

VERONA. Suggestivo, certo. Ma soprattutto pragmatico. L’esempio-chiave è quello su Marco Polo. «Lui da Venezia per arrivare in Cina impiegò quattro anni e altrettanti per tornare. Noi siamo in grado di portare ogni prodotto in otto secondi». Parola di Jack Ma, il fondatore di Alibaba, la prima piattaforma di e-commerce al mondo, con 400 milioni di acquirenti attivi ogni anno.

Nel giorno di Matteo Renzi (una dose di fischi all’arrivo, intorno alle 13, con qualcuno che grida «buffone, buffone» o «Verdini, Verdini»), il popolo del Vinitaly resta incantato da Mr. Alibaba. Dopo il battesimo col presidente Sergio Mattarella, ieri ha tenuto banco l’incontro fra il cinese con lo sguardo ineffabile e il premier. Il presidente del Consiglio arriva a Veronafiere dopo un tour delle imprese d’eccellenza della zona: Calzedonia e Aia. «Non è che se uno apre un’azienda a migliaia di chilometri sta delocalizzando. Se qui c’è la base, il cuore, non è un fatto negativo. La globalizzazione è anche una straordinaria opportunità», dice nello stabilimento di calze.

Poi la difesa del capo dello Stato: «Le accuse mosse ieri nei confronti del presidente della Repubblica - ha detto Renzi, riferendosi a Salvini - sono qualcosa di meschino. C’è una piccola Italia che urla e contesta sempre. E una grande Italia che vuole che il Paese torni ad essere grande e si rimetta in moto».

Ma come? «Siamo in prima linea - ha detto agli imprenditori - perché la burocrazia possa essere finalmente aggredita. Noi dobbiamo aiutarvi sulla deburocratizzazione, voi dovete vivere il domani con questo impeto, per sorpassare gli altri». Non entra nel padiglione Sicilia, nonostante le speranze diffusesi in tarda mattinata. Ma Renzi fa un lungo giro all’interno del cinquantesimo salone del vino. Parla con i docenti precari, ma soprattutto con produttori e cronisti: «Credo che le prossime sfide che abbiamo di fronte - dice - vedranno questo Paese tornare a fare squadra anche nell’agroalimentare. Il nostro obiettivo per il 2020 è raggiungere i 50 miliardi di export. Oggi siamo a 36,9 miliardi».

 

 

E il vino? Nel 2014 l’export italiano era di 4,9 miliardi. «Avevamo detto che saremmo cresciuti e infatti siamo a 5,4 miliardi, il 10% in più in due anni. L’obiettivo è di arrivare a 7,5 miliardi di export nel 2020». Per farlo, però, «occorre che l’Italia esca dal piagnisteo: il mondo vuol bene all’Italia, chi parla male del nostro Paese siamo noi. Bisogna avere voglia di metterci in gioco». E qui, toccando il tasto dell’e-commerce mette in gioco Mr Alibaba, al quale Renzi annuncia una missione in Cina, «molto seria e molto corposa, aperta a tutte le realtà dell’agroalimentare», per il prossimo novembre. Molto gustoso il siparietto sul rapporto enologico con i cugini d’Oltralpe. «Il nostro vino è meglio di quello francese. Quando l’ho detto a Hollande mi ha risposto: “Però il mio è più caro”. Ma che in Alibaba il 55% del vino sia francese contro il 6% italiano mi sta sul gozzo, in termini tecnici…».

Jack Ma lo ascolta, sorride. E poi graffia con un’idea di immediata applicazione: la Giornata 9/9, che in cinese significa «wine/wine». Poi dettaglia: «Mi sono ispirato alla Giornata 11/11, quando i single cinesi fanno in massa acquisti on line, per valorizzare il vino made in Italy. Ho comprato per lo store della piattaforma web 25 milioni di bottiglie di vino e solo il 6% di quelle rivendute sono italiane. Vogliamo cambiare questa percentuale, e portarla a crescere fino al 60%. Voglio essere l’ambasciatore del vino italiano».

I precedenti, in effetti, sono incoraggianti: «Lo abbiamo fatto con le aragoste canadesi, e a Vancouver hanno finito le scorte e per tre settimane. Abbiamo venduto ad esempio 100 Mercedes e 100 Maserati in 18 secondi. E adesso possiamo farlo col vino italiano». Renzi raccoglie la sfida: «Più web e meno piagnistei». Il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ricorda un dettaglio importante: «Siamo l’unica istituzione al mondo ad aver chiuso un accordo con Alibaba per tutelare i nostri prodotti di qualità certificata, rimuovendo quelli falsi dagli scaffali virtuali».

Con le vendite del vino online che crescono del 30% all’anno «la lotta ai falsi è un segnale di svolta nella lotta alla contraffazione che trova terreno fertile su web», dice Coldiretti. Renzi pranza in fiera. Assieme a una dozzina di produttori di vino, menu dai fratelli Cerea del ristorante tristellato Michelin “Cerea” nello stand di Allegrini. Con il premier e il ministro Martina il gotha della bottiglia: Gaja, Antinori, Lunelli, Frescobaldi…

Al desco ammesso anche il siciliano Alessio Planeta: «Presidente, pensi anche al Sud, in Sicilia soprattutto dove il vino è l’unica cosa che Così vini e spumanti Fonte: Coldiretti (Vinitaly) Mercato nazionale 4,4 miliardi di euro Esportazioni 5,4 miliardi di euro +5% +1,3% FATTURATO 2015 9,7 miliardi di euro +3% sul 2014 impegnati nel settore (diretti e indotto) 1.300.000 Mr. Alibaba: «E-commerce nel mondo in 8 secondi». I big al pranzo: «Presidente pensi al Sud e alla Sicilia».

Farinetti: «L’Etna fighissimo» funziona. C’è tanto altro da fare», gli dice. I produttori - testimone oculare Fabrizio Carrera, direttore di cronachedigusto. it - gli chiedono anche di rafforzare il legame fra vino e turismo. E Renzi ricorda un’arma a sorpresa: la riforma costituzionale, che «attribuisce allo Stato centrale e non alle Regioni la promozione turistica e del Made in Italy nel mondo». Il punto è anche un altro. «Signori, siate compatti - aveva detto al pranzo con i produttori - e soprattutto più innovazione nella comunicazione. Ricordatevi che ora fare il cuoco è un mestiere figo e ricercatissimo grazie a Masterchef… Perché non provate a fare qualcosa di analogo voi che fate vino? ».

Infine, una richiesta e una promessa: «Attenzione allo storytelling, farà la differenza. Preparatevi. Noi faremo la nostra parte». Che poi è la tesi da tempo portata avanti da Oscar Farinetti, patron di Eataly, ieri testimonial del padiglione della Sicilia in un incontro con l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici, che ha annunciato il lancio del brand “Sicily Sweet Island” «Non parliamo di Etna - ha detto Farinetti - è un vino fighissimo che sta a metà tra Nebbiolo e Pinot Noir. Lui va da solo. Parliamo degli altri».

La Sicilia, per Farinetti «dovrebbe puntare sui vini biologici e biodinamici». Una strada già intrapresa. Ma ora «dobbiamo metterci qualcosa in più, come il turismo. Il vostro mare è più bello di quello della Romagna, ma in Sicilia non c’è lo stesso afflusso di turisti. Chiedetevi perché». Già, perché?

twitter: @MarioBarresi

 

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