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E' tempo di allergie. Tra le cause, inquinamentoe cambiamenti climatici

E' tempo di allergie. Tra le cause, inquinamento e cambiamenti climatici

La parietaria il nemico numero 1 In crescita la popolazione che ne soffre, in Sicilia il 30%

E' tempo di allergie. Tra le cause, inquinamento e cambiamenti climatici

Congestione nasale, congiuntiviti, tosse stizzosa o anche asma, starnuti. Sintomi da polline che raggiungono il massimo dell’incidenza adesso, in primavera, ma che in pratica sono presenti tutto l’anno soprattutto nel Catanese, dove la parietaria è non solo ubiquitaria ma presente nei 12 mesi. Chi ne soffre è in “buona” compagnia perché almeno un italiano su 5 o 6 è affetto da pollinosi, vale a dire circa 10 milioni di persone (gli allergici per qualunque causa sono ormai il 20%-30% della popolazione). La cifra degli allergici è comunque in costante crescita da almeno due decenni e in effetti il 50% delle persone riferisce di aver avuto nella vita un disturbo di origine allergica. La patologia si manifesta ormai come una vera e propria epidemia delle società più avanzate e oggi si comincia a capire il perché grazie alla ricerca. È stato dimostrato infatti come l’inquinamento, i cambiamenti climatici e soprattutto lo stile di vita occidentale giochino un ruolo cruciale nell’aumentare le reattività del sistema immunitario verso gli allergeni, proteine altrimenti innocue.

 

Le allergie primaverili sono fastidiose, causa di perdita di giornate lavorative o di scuola e le cure hanno costi sempre più elevati.In Sicilia la percentuale dei pazienti allergici risulta essere intorno al 30% della popolazione. Il 7% soffre di asma bronchiale e circa il 20-30% di disturbi a carico delle alte vie aeree (naso) e congiuntivite. Le cause di queste manifestazioni sono da imputare nel 60% ai pollini di piante ed erbe e il 40% a sensibilizzazioni allergiche agli acari della polvere e ai peli di animali. Tra i pollini quello della parietaria rappresenta la causa più frequente delle sensibilizzazioni (circa il 60% delle pollinosi), seguiti dal polline delle graminacee e dell’olivo. I sintomi hanno una cadenza puntualissima nei soggetti che ne soffrono e che riescono persino a pregiudicare la qualità della vita, il lavoro, lo studio. Com’è ormai noto sono alcune piante quali la parietaria (nel 74%), l’olivo (29%), le graminacee (27%) e le composite tra le quali il girasole nel 10%. La diagnosi è facilissima e viene fatta in molti casi dallo stesso paziente.

 

I provvedimenti da attuare pertanto si limitano oltre che a un’accurata anamnesi da parte del medico, all’individuazione del tipo di allergene e nella terapia iposensibilizzante. I test cutanei rappresentano il primo passo concreto da compiere ai fini di un tentativo terapeutico che non sempre, purtroppo, riesce a offrire il risultato positivo. Nei casi difficilmente documentabili e nei soggetti che dimostrino (come accade nei bambini) scarsa collaborazione alla pratica di tale metodica, bene si presta il “rast”, che consiste nel dosaggio delle immunoglobuline nel sangue del malato. Tali sistemi diagnostici spalancano la via a quella immunoterapia specifica che viene attuata tradizionalmente con iniezioni sottocutanee a dosi crescenti dell’estratto allergenico e, adesso, anche per via orale o mediante l’applicazione topica dell’estratto medesimo.

 

 L’immunoterapia, comunque, com’è ovvio, va praticata in tempi assai precedenti al periodo della pollinosi e per una durata piuttosto lunga. Disponibili inoltre una terapia sottocutanea di recente approvata dall’Aifa e quella “biologica” attraverso farmaci specifici che agisconobloccando gli anticorpi derivanti dall’allergia. La terapia sintomatica si avvale invece dell’impiego dei broncodilatatori per via orale, oppure iniettabile o inalabile o anche per aerosol. Tra i farmaci antiallergici un ruolo fondamentale rivestono i cortisonici e gli antistaminici. I primi hanno un’azione pronta: particolarmente comodi e attivirisultano quelli ad azione ritardata che, per via iniettiva, possono essere somministrati con una cadenza di 7-8-otto giorni; la comodità dell’impiego di questi ultimi si manifesta soprattutto nei soggetti per i quali il periodo della crisi allergica è largamente prevedibile e piuttosto limitata nel tempo: in tali casi basta la somministrazione di tre fiale con gli intervalli appunto di sette giorni circa per fugare o perlomeno per lenire notevolmente la sintomatologia.

 

Gli antistaminici svolgono un’azione efficace: la disponibilità attuale di prodotti che evitano l’effetto collaterale rappresentato dalla sonnolenza rende più comodo il loro impiego. I decongestionanti nasali vanno somministrati solo in caso di assoluta necessità: il vasocostrittore in essi contenuto può dare luogo infatti a effetti collaterali e secondari assai spiacevoli sia a carico della stessa mucosa nasale (con un “rimbalzo” sotto forma di vasodilatazione) sia dei vasi sanguigni cerebrali (pericolose vasocostrizioni).

                                                                       

 

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