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Il Pm De Matteo ai ragazzi del Cutelli: «Svegliatevi, non sipuo' far finta di niente»

Il Pm De Matteo ai ragazzi del Cutelli: «Svegliatevi, non si puo' far finta di niente»

Il magistrato, che vive sotto scorta da vent'anni, è stato ospite di un incontro del liceo classico catanese

Il Pm De Matteo ai ragazzi del Cutelli: «Svegliatevi, non si puo' far finta di niente»

Catania - ‹‹Svegliatevi ragazzi, non tornate alla Catania addormentata che si gloriava di essere chiamata la Milano della Sicilia ai tempi dei cavalieri del lavoro. Svegliatevi…››. Scuote e incita gli animi dei ragazzi del Cutelli il pubblico ministero Nino Di Matteo all’incontro di ieri mattina che ha permesso agli studenti dell’Istituto di confrontarsi con il magistrato da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e in particolare in indagini inerenti ai rapporti tra Stato e mafia. Dopo l’introduzione del dirigente scolastico Raimondo Marino e di Christan La Russia, lo studente dal quale è partita l’idea dell’incontro, lo spazio è tutto per Di Matteo, che con un intervento appassionato tocca diversi temi. La sua però non è un’asettica lezione sul modo giusto di combattere la criminalità organizzata, ma con parole forti richiamal’orgoglio dei presenti e il sacrosanto diritto di costruirsi un futuro da uomini liberi, a partire dal dovere di ognuno di noi di non essere indifferenti, a maggior ragione da siciliani.

 

‹‹Dovete essere interessati alla questione mafiosa, la più grave colpa è quella di far finta di niente. Tutto il Paese, ma in particolare la nostra Sicilia è stata condizionata dalla mentalità mafiosa, ancora oggi la nostra terra sconta un’arretratezza territoriale e imprenditoriale perché la mafia ha sempre bloccato ogni tipo di sviluppo. Non credete a chi vi dice che la mafia porta ricchezza e protezione, l’unica cosa che porta è morte e disperazione, ecco perché si deve avere la consapevolezza del problema››. Una consapevolezza che, continua il magistrato, ‹‹dovrete costruirvi attraverso la conoscenza. Informatevi, non solo tramite la stampa sempre più prona al potere, ma leggendo le sentenze. Cercate la verità, non c’è democrazia e libertà se non c’è verità. Ma soprattutto non piegatevi al compromesso, non lasciatevi convincere dalla mentalità dell’appartenenza, della raccomandazione e del favore, a queste, invece, contrapponete la mentalità del merito. Non chiudete gli occhi perché, se no, non sarete cittadini, ma sudditi››. Sudditi della criminalità organizzata che, se non avesse avuto l’appoggio del potere,non sarebbe diventata così potente: ‹‹Ricordatevi – prosegue Di Matteo – che lo stesso Salvatore Riina diceva che se non avessero avuto il rapporto con il potere sarebbero stati solo una banda di sciacalli››.

 

Le parole forti e sincere di Di Matteo ispirano i giovani che chiedono approfondimenti su argomenti già trattati, ma aprono anche il dibattito a nuovi spunti, inerenti il problema delle leggi e il modo in cui andrebbero riformate. Dalla prescrizione del reato alla legge sulle intercettazioni. Su entrambe il magistrato non usa mezzi termini: ‹‹La prescrizione mortifica il lavoro dei giudici e la speranza dei cittadini che hanno un’aspettativa di giustizia. Per quanto concerne le intercettazioni: è un paradosso il fatto che mentre gli altri paesi tendono a copiare il nostro sistema legislativo, in Italia si parla di limitare uno strumento che ha permesso di sventare anche attentati››.

 

Su una domanda personale si chiude la giornata, gli viene chiesto quantopesano le limitazioni e i condizionamenti nella sua vita: ‹‹Vivo sotto scorta ormai da tanti anni, non potrei sopportare tutto questo se non avessi una forte passione per il mio lavoro – confessa Di Matteo -. Sono cresciuto a Palermo, in una città dove sono stati uccisi uomini come Chinnici e Mattarella. Noi abbiamo vissuto queste cose e sognavo da ragazzino di poter fare il magistrato proprio per occuparmi di lotta alla mafia, come lo hanno fatto tanti uomini prima di me, non eroi, badate bene, ma uomini. Smettete quindi di considerare Falcone e Borsellino degli eroi, perché quello che ci hanno mostrato è qualcosa di molto più bello, ovvero il profondo rispetto della dignità, a tal punto da rischiare la vita››.   

 

Angela Principato

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