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I Duran Duran aprono a Taormina tour italiano.Ritorno in Sicilia 29 anni dopo

I Duran Duran aprono a Taormina tour italiano. In Sicilia 29 anni dopo

In scaletta omaggi a Bowie e a Prince. Arrivati a Catania con un jet privato/Calendario eventi

I Duran Duran aprono a Taormina tour italiano. In Sicilia 29 anni dopo

Taormina - I colori del pop invadono Taormina. Dalle opere di Warhol a quelle del misterioso Bansky, in mostra a Palazzo Corvaja ancora fino al 2 luglio, alle sonorità dei Duran Duran, la band simbolo degli effimeri anni Ottanta, delle quali stasera si riempirà il Teatro Antico.


Simon Le Bon (voce), John Taylor (basso), Nick Rhodes (tastiere) e Roger Taylor (batteria) sono sbarcati ieri pomeriggio intorno alle 17.30 all’aeroporto di Catania a bordo di un jet privato provenienti dalla Gran Bretagna, dove venerdì scorso a St. Austelle hanno chiuso il tour in patria per cominciare stasera a Taormina quello italiano che li porterà il 7 giugno al PostePayRock di Roma, l’8 all’Arena di Verona, il 10 a Firenze e il 12 al Forum di Assago (Milano). Subito dopo l’atterraggio, a bordo di quattro limousine si sono trasferiti in albergo a Taormina.


L’ARRIVO IN SICILIA. Nessun assalto di fans, né particolari misure di sicurezza, come invece accadde a Palermo nel 1987 in occasione del loro primo e, finora, unico concerto in Sicilia. D’altronde oggi i quattro ex ragazzi di Birmingham sono dei signori tra i 53 anni di Rhodes e i 57 di Le Bon. Che viaggiano in compagnia delle proprie consorti, mangiano vegetariano, bevono acqua minerale Fiji, chiedono in hotel massaggi hawaiani e in camerino champagne francese e pregiati vini italiani, e si portano appresso i propri affari, come le gemelle ucraine Bloom Twins, alle quali spetterà il compito di aprire la serata alle ore 21. Il concerto dei Duran Duran comincerà 45 minuti dopo e terminerà intorno alla mezzanotte, dopo quasi una ventina di brani.


LA SCALETTA. Ad aprire gli show è il brano che dà il titolo al nuovo album e al tour Paper Gods, “dei di carta”, ovvero «i soldi, i mogul dei media, forse noi stessi – come spiega Simon Le Bon - l'abbiamo preso dalla frase di una canzone dell'album per puntare il dito sulla natura effimera delle tante cose di cui ci innamoriamo ogni giorno e poi, in un battito di ciglia, scompaiono senza lasciare traccia».
Subito dopo, la prima scarica di celeberrimi hit: The Wild Boys, Hungry Like the Wolf, A View to a Kill, Come Undone. Cresce la temperatura e la band inglese apre le danze con Last Night in the City, piacevole concessione al suono della dance contemporanea, e poi le quasi gemelle Notorious e Pressure Off.
 Sempre presente ogni sera un omaggio al duca bianco David Bowie con la cover di Space Oddity miscelata a Planet Earth. «Bowie mi ha influenzato tantissimo – ammette Simon Le Bon - Dal punto di vista artistico era così libero, sapeva educare i suoi fan. Fu importante anche per i New Romantic, la scena musicale degli esordi dei Duran, perché era un'icona. Lo adoravano».
Nei bis potrebbe spuntare un accenno di Little Red Corvette durante l’esecuzione di Save a Prayer, omaggio a Prince, altro idolo della band: «Eravamo esasperati da lui, dalla sua abilità musicale, dal suo talento. Quando arrivò Sign o’ the times mi travolse. Ci costrinse ad alzare i nostri standard. Skin trade era un brano sicuramente ispirato al suo sound, anche se Nile Rodgers ci sentiva Curtis Mayfield. A volte quando mi blocco cercando una melodia vocale mi chiedo: “Cosa farebbe Prince?”. E la melodia arriva».
Non mancano in scaletta Ordinary World e Girls on film. Si chiude con Rio.


APERTURA DI STAGIONE. I Duran Duran sono lo squillo di tromba di un'estate concertistica siciliana che poi andrà scemando nelle banalità. Fatta eccezione per il concerto del lungo addio dei Pooh a Messina il prossimo 18 giugno e il ritorno a Taormina il 24 luglio di Robert Plant, definito da Rolling Stone «il più grande cantante solista di tutti i tempi», che continua a perpetrare il mito dei Led Zeppelin insieme ai travolgenti Sensational Space Shifter, formati da Justin Adams, John Baggott, Juldeh Camara, Billy Fuller, Dave Smith e il barbuto Liam “Skin” Tyson. Per il resto soltanto spettacoli di giro, ripetizioni di concerti già visti in inverno (o in versione ridotta), molti tromboni sfiatati a caccia di ultime boccate di ossigeno in una stagione tradizionalmente generosa, pronta ad accogliere tutti: chi nelle piazze, chi fra pietre antiche.
Per questo motivo ogni anno brilla sempre di più quel gioiellino forgiato sulle Madonie dal coraggio di alcuni ragazzi: l’Ypsigrock Festival. Alla sua ventesima edizione, anche questa volta presenta un cast d’eccezione, nel quale spiccano i nomi dei Crystal Castles, Vaccines e Daughter come headliner, Mudhoney, Kiasmos e Savages, come co-headliner e gli annunci di Minor Victories, Giant Sand, LUH, Georgia, Willis Earl Beal e Loyle Carner. Forse non saranno popolari come quelli di scena nelle cavee e nelle piazze, ma certamente più originali e nuovi.


Giuseppe Attardi
 

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