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Studia le malattie mitocondriali Milano premia ricercatrice catanese

Studia le malattie mitocondriali Milano premia ricercatrice catanese

Valentina Emmanuele tornata dalla Columbia University per un dottorato a Messina sulle malattie mitocondriali è fra le 5 scelte da L’Oreal e Unesco: borsa di studio da 20mila euro “per le donne e la scienza”

Studia le malattie mitocondriali Milano premia ricercatrice catanese

MILANO. Sono cinque. Donne. E ricercatrici. L’Oreal e l’Unesco, che da quattordici anni promuovono il premio “L’Oréal Italia per le donne e la scienza”, le hanno scelte come destinatarie delle cinque borse di studio da 20mila euro ciascuna per la loro dedizione al lavoro, per la loro passione e, soprattutto, per aiutarle a continuare le loro ricerche.

Si chiamano Martina, Irene, Maria Vittoria, Francesca e Valentina, hanno dai 30 ai 35 anni e arrivano da tutta Italia, anche se tutte nel loro curriculum hanno almeno un’esperienza all’estero. I loro progetti sono stati selezionati tra i 320 presentati per la candidatura da una giuria presieduta dal professor Umberto Veronesi.

La più giovane delle ricercatrici premiate è Martina Sanlorenzo, lavora nel Laboratorio di terapia cellulare sperimentale dell’Università di Torino e la sua ricerca mira a sconfiggere il melanoma. Irene Di Palma è un’astrofisica che dal suo laboratorio all’Università La Sapienza di Roma s’impegna nella ricerca di segnali gravitazionali periodici emessi dalle stelle di neutroni. Maria Vittoria Micioni di Bonaventura, farmacologa dell’Università di Camerino, studia un nuovo approccio per il trattamento dell’obesità e del binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata, ndr). Francesca Zoratto, del Cnr di Roma, sta indagando le basi biologiche del gioco d’azzardo patologico attraverso gli studi su roditori e primati.

E poi c’è Valentina Emmanuele, 35 anni catanese, una laurea in Medicina e Chirurgia conseguita a Roma, un’esperienza dal 2009 al 2015 alla Columbia University di New York fino al ritorno a casa per un dottorato di ricerca all’Università di Messina: la sua sfida è quella di combattere le malattie che colpiscono le centrali energetiche delle cellule attraverso nuovi test per accelerare la diagnosi delle malattie mitocondriali.

Alla dottoressa Emmanuele e alle sue quattro colleghe ieri all’Università di Milano sono stati consegnati i premi nel corso di una cerimonia alla quale non è mancata la rappresentanza istituzionale del ministro dell’Istruzione, della ricerca e dell’univer - sità Stefania Giannini. Per il ministro la cerimonia di consegna dei premi, alla quale hanno partecipato anche il presidente emerito della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, il palermitano Giovanni Puglisi, l'amministratore di L’Oreal Italia Cristina Scocchia e il rettore dell’Università di Milano Gianluca Vago, è stata l’occa - sione per ribadire quanto già affermato dal sottosegretario Davide Faraone in merito al diritto allo studio e ai fondi che dovrebbero garantirlo, attualmente gestiti dalle Regioni.

«Ci sono Regioni –ha detto il ministro Giannini a margine della cerimonia - che nel diritto allo studio non fanno esattamente quello che si deve fare già con i fondi esistenti. Quindi – ha continuato - si deve mettere lo Stato centrale in condizione di dare a tutti i ragazzi italiani pari opportunità ovunque essi nascano e crescano». «Si tratta di una posizione che ho assunto già da molto tempo – ha sottolineato la responsabile del dicastero dell’Istruzione - anche se non mi pare che il principio fosse proprio quello di togliere i fondi». A supporto delle sue parole, infatti, il ministro ha aggiunto che i fondi per il diritto allo studio «saranno incrementati nella Legge di Stabilità 2017, come avevamo già fatto nel 2016». Tra le discriminazione più evidenti ci sono quelle nei confronti delle donne che continuano anche nell’ambito della ricerca.

«Oggi a livello mondiale, i ricercatori donna sono solo il 30%, meno di un terzo del totale - ha spiegato Scocchia -. Come confermato da una ricerca della Fondazione L’Oréal il 70% degli italiani ritiene che le donne non possiedano le capacità necessarie ad accedere a occupazioni di alto livello in ambito scientifico. Con il nostro programmavogliamo combattere questi pregiudizi e sostenere le giovani scienziate».  

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