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Tre allegriragazzi morti"inumani" aiBenedettini

Tre allegri ragazzi morti "inumani" ai Benedettini

Il concerto a Catania per l'Università. Un brano con Jovanotti. «È un album corale»

Tre allegri ragazzi morti "inumani" ai Benedettini

I Tre Allegri Ragazzi Morti domani sera (8 luglio alle ore 22) al Monastero dei Benedettini per l’unica data siciliana del tour di presentazione del loro nuovo album, Inumani. Sul palco, oltre allo storico trio Davide Toffolo, Enrico Molteni, Luca Masseroni  e al quarto “allegro ragazzo morto” Andrea Maglia, ci sarà anche la statunitense Monique “Honeybird” Mizrahi .  «Inumani – racconta Toffolo, che è anche uno dei più apprezzati fumettisti italiani - è un album dei Tre Allegri Ragazzi Morti 2.0, perché è il primo disco hi-fi che facciamo. Non è sperimentale come  i due precedenti ma si pone in continuità con quella ricerca di musica “altra” rispetto al rock che abbiamo fatto sino a Primitivi del futuro».

In questo senso si colloca un pezzo dalle sonorità per voi inedite come “In questa grande città” (La prima cumbia), cantato con Jovanotti.
«La cumbia è la mia ultima passione. È un genere che ho incontrato più volte nella mia vita, l’ultima proprio assieme a Monique, a New York, quando mi ha portato in un club dove c’era un gruppo hipster che suonava cumbia colombiana tradizionale. È stata un’esperienza fortissima». 

E Jovanotti?
«Anche con lui è nato tutto durante quel viaggio. Eravamo lì per fare un concerto e ci ha espresso l’idea di cantare nel nostro nuovo disco. Conoscevo la sua passione per la musica sudamericana e quando gli ho chiesto di partecipare proprio in questo pezzo si è subito acceso».

Il vostro rapporto è nato quando avete aperto il suo tour negli stadi?
«Musicalmente ci conoscevamo ancora da più tempo ma ci siamo incontrati in quella situazione speciale e da allora siamo rimasti sempre in comunicazione creativa. È sempre stimolante per me sentirlo e penso che anche per lui sia interessante capire quello che facciamo».

Forse mai come prima vi siete aperti alle collaborazioni. 
«È un album corale scritto e suonato con i musicisti che più ci piacciono. Ci sono tanti artisti nuovi come Adriano Viterbini, Alessandro Alosi dei Pan del Diavolo, Vasco Brondi, Maria Antonietta, ma anche alcuni meno conosciuti, giovani e pieni di talento come Alex Ingran dei Lupetto con il quale ho scritto il brano Ruggero».

Il titolo, Inumani, ha il sapore del giudizio sociale…
«L’inumanità mi pare una delle chiavi per  capire cosa siamo diventati ma non c’è nulla di concettuale. Il titolo è anche ironico come molta della nostra scrittura. Richiama i fumetti, visto che gli Inumani fanno parte dell’universo Marvel, ma  anche a una sorta di post umanesimo in cui siamo caduti».

I tuoi occhi brillano potrebbe essere “letta” come un saluto al pubblico. I fan devono preoccuparsi?
«Ma sì, preoccupiamoci pure  - ride - Siamo da così tanto tempo in giro! Quando facciamo un nuovo disco è sempre come se fosse il primo. I concerti, poi, li facciamo da tanti anni: prima o poi smetteremo...».

Davide Toffolo si sente più un cantautore o un fumettista?
«Mi sento il cantante dei Tarm che è una cosa un po’ di diversa dal cantautore. È  vero che io sono la miccia ma il nostro è un corto circuito creativo formato da almeno tre persone. Per il resto, mi approccio alla musica come potrebbe farlo un fumettaro, con le paure di chi è abituato a stare dentro il suo studio a disegnare e allo stesso tempo con una capacità di osservare le cose oltre la semplice indagine intima e personale».

L’uso della maschera oggi ha lo stesso senso di vent’anni fa?
«La maschera è una chiave. È la nostra motivazione politica rispetto alla trasformazione di un uomo in merce. Iniziassimo a fare musica oggi sarebbe per noi lo stesso punto di partenza».

 

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