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Siracusa tra lemete turistichepiù snobbatedai social

Siracusa tra le mete turistiche più snobbate dai social

La città al sesto posto tra le destinazioni meno "chiacchierate" sul web secondo il portale "untrending"

Sempre più viaggiatori e sempre meno turisti, almeno nelle intenzioni. Quante volte ci siamo ripetuti: quest’anno niente vacanze in posti scontati? Al tempo del web, però, tutto diventa più complicato e se da un lato sono davvero in pochi ad avere nostalgia dei pomeriggi passati a guardare le diapositive della coppia di amici appena tornata dall’India, dall’altro il viaggio esotico, del tipo che si può vantare con i conoscenti (su facebook ancorché al bar), resta tra i desideri senza tempo di qualsiasi vacanziero.

Per far fronte a queste esigenze nasce il portale "Untrending”, promosso da una nota società di noleggio, che combinando i dati di viaggio delle vetture con il numero di citazioni di vari luoghi su Facebook, Twitter e Instagram, si prefigge di stilare una classifica delle mete più interessanti e meno “chiacchierate” sul web. Il risultato è una singolare “Top ten” in cui il gradino più alto del podio è occupato da “Alcúdia old town” - definita «quanto di più lontano possa esserci dalle località turistiche» e situata nella costa nord-est di Maoirca - e il secondo piazzamento l’ha ottenuto “Colle Val D’Elsa”, in provincia di Siena. Il portale invita a visitarla la prima domenica del mese per assistere a una dimostrazione di lavorazione del vetro all’aperto. Insomma, una lista di “mete minori” ma in qualche modo affascinanti. Ecco però che a un certo punto, arrivati al sesto posto in questa speciale classifica, tra il villaggio di pescatori di Bohuslan in Svezia e la città-mercato danese di Køge (a circa 40km da Copenaghen) troviamo… Siracusa.

Ma come? Verrebbe da dire: la stessa città che solo tre anni fa svettava tra le destinazioni mediterranee con la più alta reputazione online secondo “Trivago”, oggi è relegata alla stregua di un villaggio dove «è possibile mescolarsi agli svedesi che mangiano aringhe in salamoia e gamberi bevendo grappe nei bar di fronte alla darsena». Cosa che, per carità, sarà pure suggestiva ma si presenta come un’esperienza decisamente lontana da quella che un viaggiatore potrebbe fare entrando al Teatro Greco o al Duomo, che ingloba al suo interno il tempio di Minerva.

Deve esserci un qualche errore di calcolo. Forse le ricerche sui social non hanno tenuto conto dell’indice d’orgoglio intriso in ogni siciliano, che non manca di esaltare le bellezze della sua terra. O forse il guaio sta nell'aver preso, al contrario, in considerazione la nostra altrettanto insita incapacità di averne cura. Già, perché pensare al degrado che attanaglia i siti archeologici, invasi da erbacce e sterpaglie, in effetti, rende la città tutt’altro che presentabile e, soprattutto, attrattiva. E a poco sono servite polemiche e articoli di giornale, se non a ottenere false promesse e comunicati stampa. Nella Sicilia “gattopardiana” alla fine nulla cambia. «L’importante è che se ne parli» recita un noto aforisma, ma in questo caso è davvero necessario che si inizi a parlarne bene.

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