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60 anni fa moriva Jackson Pollock

60 anni fa moriva Jackson Pollock

Sessant'anni fa, esattamente l'11 agosto del 1956, moriva in un incidente stradale nei pressi della sua famosa casa-laboratorio di Springs (Long Island) Jackson Pollock, il genio americano dell'Espressionismo astratto. Aveva soltanto 44 anni, ma con l'Action Painting era riuscito a rivoluzionare il linguaggio dell'arte del XX secolo, ideando nuove tecniche espressive (il dripping) e creando inedite relazioni con la materia e la fisicità del gesto. "Il mio dipinto non scaturisce dal cavalletto. Preferisco fissare la tela sul muro duro o sul pavimento - diceva Pollock della sua pittura - lì sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente 'nel' dipinto. È simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani del west". Una visione radicalmente trasformata rispetto alla tradizione europea e americana, e che scaturiva anche dalle urgenze di una vita devastata dall'alcol, dalla fragilità psichica e dalla frustrazione. Al centro dell'indifferenza della critica prima e delle polemiche poi, Pollock aveva dovuto lottare strenuamente per affermare la sua arte, in cui si coagulavano mirabilmente suggestioni diverse, maturate in anni di ricerca indefessa che spaziava dai murales di Siqueros ai riti dei nativi americani. Se oggi le sue tele registrano quotazioni a dir poco stellari (nel 2006 'No 5' del 1948 è stato venduto per 140 milioni di dollari), nell'immediato dopoguerra non erano in molti ad afferrare la grandezza di quelle astrazioni di colore puro, vigorosamente impresse sulla tela con le mani, il corpo, lasciando gocciolare gli smalti industriali, impastandoli a volte con sabbia o pezzi di vetro. Apparentemente affidata solo all'istinto, la pittura di Pollock nasceva invece da molto lontano, da un'esistenza fin da subito toccata dall'arte. Jackson Pollock era nato il 28 gennaio 1912 a Cody, nello Wyoming. Il padre, agricoltore e agrimensore tra l'Arizona e la California, lo portava con sé durante le rilevazioni, dandogli così la possibilità di entrare in contatto con la cultura dei nativi americani. Un'esperienza che segnò il suo periodo formativo. Nel 1929 si trasferì a New York e con il fratello Charles divenne allievo del pittore Thomas Hart Benton, che gli trasmise un fiero senso d'indipendenza e l'uso ritmico del colore. Fu però il grande Siqueiros a introdurlo nel '36 all'uso del colore puro, primo passo per quella dissoluzione della forma che l'avrebbe portato all'astrazione. Mentre sperimentava tecniche di pittura sempre diverse, dava un'altra svolta alla vita e alla carriera grazie alla relazione con la pittrice Lee Krasner (che sposerà nel '45) e all'incontro, nel '42, con Peggy Guggenheim, collezionista e mecenate, dalla quale ricevette un considerevole sostegno fino al 1948, e che, anche dopo il loro distacco, ne promosse l'opera negli Stati Uniti e in Europa. Appena sposato, fu sempre la Guggenheim a fornirgli i soldi per la piccola casa di Springs (Long Island), dove la coppia si trasferì e dove l'artista perfezionò, nel fienile trasformato in laboratorio, la tecnica del dripping (sgocciolatura), nella quale convergevano non solo esperienze e sperimentazioni maturate in un decennio, ma tutto il suo mondo interiore. Lavorava con la tela appoggiata sul pavimento perché, diceva, "mi sento più vicino al dipinto, quasi come se fossi parte di lui" e mescolava colore, terra, vetro con cazzuole, bastoncini, coltelli. "Il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire". E così l'action painting si trasformava in una sorta di danza ancestrale per armonizzare il suo progetto interiore con il risultato finale, mai affidato al caso. L'esatto contrario di quello che pensavano i critici, convinti che le sue opere fossero superficiali, meramente istintive. La fama internazionale arrivò nel '49 con un servizio dedicatogli dalla rivista Life. Intanto, Peggy Guggenheim, nonostante la relazione si fosse incrinata, continuava a promuoverlo presso le grandi istituzioni internazionali, vendendo e donando quella pittura rivoluzionaria a musei e collezionisti, tra cui la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e il Museo d'Arte di Tel Aviv. Nel 1950 fu sempre Peggy a organizzare la sua prima mostra in Europa, a Venezia, nell'Ala Napoleonica del Museo Correr. Nei primi anni '50, la sua arte cominciò a cambiare, puntando su una tavolozza più scura (a volte usando solo il nero) e reintroducendo elementi di carattere figurativo. Genio e sregolatezza fino in fondo, Jackson Pollock morì tragicamente in un incidente automobilistico, guidando in stato di ebbrezza, a due chilometri da Springs.

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