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Erasmus, trent'anni e non sentirli: e l'Università etnea accoglie altri 70 studenti

Arrivano da 13 Paesi diversi: «Perché Catania? Perché è bella»

Erasmus, trent'anni e non sentirli: e l'Università etnea accoglie altri 70 studenti

CATANIA - Sebbene siano trascorsi trent’anni dal suo esordio, il progetto Erasmus a Catania si mantiene giovane, attuale e sinergico: ieri l’Università, in occasione del Welcome day Erasmus nell’aula magna del Palazzo Centrale, ha dato il benvenuto a settanta ragazzi provenienti da 13 Paesi europei - per lo più spagnoli e tedeschi - che si sono aggiunti ai centoventi studenti che hanno cominciato il loro scambio interculturale già nel primo semestre, per un totale di circa duecento nell’attuale anno accademico.

 

A fare gli onori di casa è stato il neo rettore Francesco Basile che ha accolto gli «erasmus» in inglese e senza traduttore italiano «perché noi – dice – puntiamo molto sull’internazionalizzazione e la presenza di giovani stranieri ci rende molto felici. Purtroppo il numero di studenti in uscita oggi è superiore a quelli in entrata e ciò significa che dobbiamo lavorare per migliorare l’attrattività del nostro Ateneo».

 

Detto, fatto: quest’anno Erasmus è supportato anche dal progetto «La Sicilia e la sua arte barocca: a cultural project» che prevede visite guidate per gli studenti Erasmus nella Sicilia barocca a cura dei Lions e un premio per il migliore lavoro multimediale sul barocco. «I giovani sono il futuro del mondo - dice Salvatore Giacona, presidente Lions club del Barocco Siciliano dei siti Unesco della Val di Noto - e mi sento di scusarmi con loro perché la mia generazione ha assorbito tutto il patrimonio sociale e le speranze che spettavano anche ai giovani. Sono comunque certo che questi, con freschezza e voglia di fare, riusciranno a capire e superare questo nostro gap e vivere la vita compiutamente come tutti meritano».

 

Gli studenti stranieri durante il soggiorno catanese sono supportati anche dalle associazioni studentesche Esn (Erasmus student network) e Aegee (in italiano Associazione degli stati Generali degli studenti dell’Europa) che collaborano con le strutture dell’Ateneo per organizzare incontri, seminari e workshop perché «bisogna investire sulla cultura europea – afferma Simone Acquaviva, rappresentante nazionale Esn – perché si deve superare un paradosso paralizzante, ovvero di fronte a una generazione che ha vissuto l’Erasmus e, pertanto, si sente europea, ci sono molti giovani che non si immaginano tali perché non hanno avuto la possibilità di accedere al programma. Chiediamo, dunque, che si investa ancora più sull’Erasmus estendendolo alle scuole superiori, così anche chi non ha la possibilità di accedere agli studi universitari può comunque crearsi un’identità europea».

 

Ed è il concetto di “identità europea” che accompagna i ragazzi Erasmus durante il viaggio-studio in altri Paesi e in altre città, tra cui Catania, dove non mancano mai «amici, sole, spiagge, mare e feste - dice Marta Greszczak polacca di Varsavia –. Faccio parte del primo gruppo Erasmus e sono a Catania dallo scorso semestre. A giugno concluderò la mia esperienza nel dipartimento di Giurisprudenza. Perché Catania? Una mia amica è stata qui tre anni fa e mi ha spinto a sceglierla come meta. La città è bella, ma i dipartimenti devono organizzarsi meglio».

 

Ricchi di speranze, invece, i colleghi Pavlina Slaviekova di Praga e Clément Bocqué di Bruxelles, qui da circa due settimane. «Mi aspetto di conoscere tanti amici e di fare nuove esperienze nel campo universitario - racconta Pavlina - seguirò alcuni corsi sia in inglese sia in italiano e poi il resto sarà tutto una sorpresa. Studio Sociologia e Politica pubblica all’università di Praga e la capitale offre tantissime opportunità di lavoro, ma altrove si sente il peso del futuro». Clément, studente di Bio-ingegneria, aggiunge che: «A Bruxell c’è ancora molta richiesta di competenze scientifiche. Non so da cosa dipenda esattamente la crisi occupazionale, ma penso che dobbiamo tutti essere più dinamici e flessibili».

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