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Quando le foto raccontano (anche) il dramma antico

Quando le foto raccontano (anche) il dramma antico Gli scatti di Rizzo alle Rappresentazioni di Siracusa

Quando le foto raccontano (anche) il dramma antico Gli scatti di Rizzo alle Rappresentazioni di Siracusa

«La sorte può sottrarmi ogni bene, non l’animo, mai». Dignità. Nonostante tutto. Tra ratio e furor, mens e cupido, Medea fugge, e nei volti del Mediterraneo si perde. Ma ritrovi i suoi occhi, se li cerchi. Oggi come nel mito, nello sguardo di una migrante che attraversa i flutti per un nuovo domani. Il sole splende alto e la sabbia si fa fermo approdo di un viaggio burrascoso. Anche se greve. Accoglie la sofferenza e una rassegnata attesa. Cosa sarà dopo ha provato a dirlo il santacrocese Silvio Rizzo nelle sue foto dello sbarco di clandestini a Scoglitti del 6 settembre 2008. Cosa sarà sempre l’hanno detto Eschilo, Euripide e Seneca. «Le Supplici», «Ifigenia in Aulide» e «Medea». Parole auree, affidate all’eternità. Il cinquantunesimo ciclo di spettacoli classici in programma al Teatro greco di Siracusa parla delle lacrime di ieri e di oggi. Quelle delle tragedie, che hanno come protagonisti personaggi femminili simboli della condizione della donna. Nella «trilogia del mare» ambientata nelle città costiere di Argo, Aulide e Corinto. «Xenos», esercizio precario del potere, fondamentalismo religioso. Ma anche mani tese. L’Istituto nazionale del dramma antico ha afferrato quel filo sottile che lega le eroine della mitologia classica ai volti della disperazione che giocano la loro carta col destino nelle acque del canale di Sicilia e lo ha annodato attorno agli scatti di Rizzo che saranno in esposizione domani nel salone Amorelli di palazzo Greco a Siracusa per la presentazione degli spettacoli che andranno in scena dal 15 maggio al 28 giugno 2015. Una migrante che affonda il viso sulla spiaggia di Cammarana. Il balcone stracolmo e una bambina che tiene stretto tra le mani il sacchetto dei suoi effetti personali per proteggerlo dal mare (calmo). E l’onda che sovrasta l’indifferenza. Colori di una mattina di ordinaria rassegnazione, una di quelle mattine che ormai non sorprendono più. Il tema dell’accoglienza lo ha declinato così Rizzo, fotografo per passione già prima che le immagini passassero dalla camera al pc. Le sue opere esalteranno le sensazioni affidate ai tre registi di levatura internazionale Moni Ovadia, Federico Tiezzi e Paolo Magelli. Le quattro foto che portano la firma di Silvio Rizzo (una di queste ha ottenuto il primo premio al concorso fotografico “Lo specchio dell’anima” nel 2009) sono parte di quella serie in vetrina in una mostra a cura della Provincia regionale di Ragusa Assessorato alle politiche sociali e del Comune di Santa Croce Camerina per una campagna sull’integrazione culturale, esposizione poi riproposta, personalmente, a Siracusa al “Mediterranean center of arts and sciences” di Ortigia. E’ stato proprio in questo contesto che il reportage sullo sbarco della spiaggia di Cammarana è stato notato. Volti di sofferenza. In 170 dalla Libia, li avevano visti arrivare alcuni pescatori della zona. Rizzo, quell’autunno, si è precipitato, macchina fotografica alla mano, appena appresa la notizia. Il risultato sono quei frame di una storia da scrivere.

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