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Milano, viaggio nella Fondazione Prada dieci edifici per mostre e collezioni

Milano, viaggio nella Fondazione Prada dieci edifici per mostre e collezioni

Un magnifico complesso nato dalla trasformazione di una ex distilleria
Milano, viaggio nella Fondazione Prada dieci edifici per mostre e collezioni
MILANO - Nella zona sud di Milano ha aperto al pubblico la nuova Fondazione Prada. Il magnifico complesso, che si sviluppa su una superficie totale di 19.000 m2, è composto da sette edifici preesistenti e tre nuove costruzioni, Podium, Cinema e Torre, ed è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento. Il progetto architettonico è stato sviluppato dallo studio OMA, guidato da Rem Koolhaas. Il presente e il passato convivono e si fondono sotto l’egida dell’estetica di Miuccia Prada. La Fondazione nasce nel 1993 e da vent’anni si interroga su quali siano gli intenti dell’impegno culturale oggi: «Siamo convinti che la cultura sia profondamente utile e necessaria. Oltre che coinvolgente e attrattiva. Deve arricchire la nostra vita quotidiana, aiutarci a capire i cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo».   La programmazione è il risultato di un confronto tra i dipartimenti curatoriali della Fondazione coordinati da Astrid Welter, Mario Mainetti e Alessia Salerno, il Thought Council, un gruppo la cui composizione varierà nel tempo, nato con Shumon Basar, Nicholas Cullinan e Cédric Libert, a cui si aggiungeranno a maggio Elvira Dyangani Ose e Dieter Roelstraete, i Presidenti Miuccia Prada e Patrizio Bertelli e il Soprintendente artistico e scientifico Germano Celant.   Iniziamo il nostro viaggio all’interno di questa sorta di Wunderkammer, in cui il concitato susseguirsi di elementi di sorpresa toglie il fiato e dove l’arte incontra l’eleganza pervasa dal glamour, classica e al contempo sperimentale, della Maison Prada. Le mostre “Serial Classic”, a Milano, e “Portable Classic”, a Venezia, uniscono idealmente le due sedi della Fondazione nel corso dell’estate 2015; la Fondazione Prada a Venezia è situata nel palazzo settecentesco di Ca’ Corner della Regina.   I progetti espositivi analizzano rispettivamente i temi della serialità e della copia nell’arte classica e della riproduzione in piccola scala della statuaria greco-romana dal Rinascimento al Neoclassicismo.   La mostra “Serial Classic” co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola, occupa i due livelli del Podium. La galleria Sud e una parte del Deposito, l’imponente magazzino che chiude il complesso architettonico sul lato ovest, ospitano “An Introduction”. Settanta opere della Collezione Prada riunite in un percorso che fornisce informazioni sul passato, sul presente e sul futuro di un’avventura esistenziale.   Si inizia nel territorio artistico degli anni Sessanta, dal New Dada alla Minimal art, con opere di Walter De Maria, Yves Klein, Piero Manzoni, Donald Judd e Barnett Newman, passando all’arte impegnata e critica dei lavori di Pino Pascali ed Edward Kienholz, fino al finale a sorpresa nel Deposito in cui “veicoli d’artista” di diversa natura attuano una dialettica tra autonomia e funzione, artefatto e prodotto.   Al centro del percorso uno studiolo della fine del XV secolo diventa simbolo della continuità della conoscenza e dell’approfondimento. Una quadreria che include opere di William N. Copley, Lucio Fontana, Mario Schifano e Jeff Koons, tra gli altri, documenta la trasformazione delle nozioni e delle passioni in una collezione animata da una pluralità di interessi artistici e culturali che arriva fino alla contemporaneità.   La galleria Nord, invece, ospita, la mostra “In Part”, curata da Nicholas Cullinan, ed esplora l’idea del frammento corporeo nelle sculture di Maurizio Cattelan, Lucio Fontana e Pino Pascali e nelle opere di Francesco Vezzoli e Michelangelo Pistoletto, tra gli altri. Negli spazi della Cisterna si svolge “Trittico”.   Le opere di Damien Hirst, Eva Hesse e Pino Pascali sviluppano geometrie minimaliste associando oggetti ed elementi naturali a una forma cubica, mentre la Haunted House, uno degli edifici della distilleria sulla cui superficie esterna si è steso uno strato di foglia d’oro, svela un’installazione permanente concepita da Robert Gober e due lavori di Louise Bourgeois.   Il cinema ospita un documentario, concepito da Roman Polanski e diretto dal Laurent Bouzerau, dal titolo “Roman Polanski: My Inspirations” mentre lo spazio sotterraneo accoglie l’installazione permanente di Thomas Demand “Processo Grottesco”, in cui il pubblico esplora le diverse fasi che hanno portato l’artista alla realizzazione della fotografia dal titolo “Grotto”. Il modello in cartone riproduce nei minimi dettagli le Cuevas del Drach dell’isola di Maiorca.   Il delizioso Bar Luce, infine, ideato dal regista Wes Anderson, ricrea l’atmosfera di uno storico caffè milanese. Il decoro del soffitto e delle pareti riproduce la Galleria Vittorio Emanuele, uno dei simboli della città, mentre gli arredi interni in formica, le sedute e il pavimento in terrazzo rendono omaggio al cinema degli anni Cinquanta e Sessanta. La sensazione di meraviglia, che accompagna l’intero viaggio nei meandri della Fondazione, manda in estasi lo spectator. venisafichera@gmail. com

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