home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Il Tempio di Apollo cade a pezzi: nonostante appelli niente soldi

Il Tempio di Apollo a pezzi: nonostante gli appelli niente soldi

E’ il tempio dorico più antico eppure le ultime vestigia sono in stato di abbandono

Il Tempio di Apollo a pezzi: nonostante gli appelli niente soldi

È il tempio dorico più antico dell’Occidente greco. Il primo ad essere stato realizzato interamente in pietra e l’unico a conservare l’iscrizione del suo costruttore. Eppure, cade a pezzi. Nonostante gli appelli da parte di studiosi di tutto il mondo, non si trovano i soldi per salvare il Tempio di Apollo. L’edificio è all’ingresso di Ortigia, in largo XXV Luglio, in un’area archeologica che Paolo Orsi aveva immaginato come una sorta di recinto sacro così come sarebbe dovuto essere ai tempi della opulenta Siracusa di 2.500 anni fa.  

 

Per riportare alla luce i resti di questo maestoso edificio con colonne alte più di 6 metri, nel Dopoguerra vennero distrutti case, una caserma spagnola e quel che restava di una chiesa. Oggi, le ultime vestigia del Tempio di Apollo sono in abbandono e persino la pulizia della zona recitata nel quale si trova l’area sacra è garantita dai volontari di Nuova Acropoli che, una volta al mese, bonificano la zona archeologica e naturalistica da erbacce, immondizia e dai rifiuti lasciati dal mercato di Ortigia che si snoda a ridosso dell’edificio templare. Sì, perché il Tempio di Apollo non solo versa nell’indifferenza delle istituzioni da ormai quasi 40 anni ma deve subire anche la vicinanza del suk aretuseo e l’inciviltà di quanti gettano dentro l’area archeologica sacchi di immondizia e oggetti vecchi come accadde, qualche tempo fa, quando i turisti fotografarono la carcassa di uno scooter sui gradini millenari. L’ultima “fotografia” dello stato di degrado in cui versa il monumento è degli esperti del Centro regionale di restauro di Palermo che, a seguito di un sopralluogo, evidenziarono «lo stato precario di conservazione del sito» e l’esigenza di intervenire per mettere in sicurezza le colonne e salvare la rara iscrizione.  

 

«Il Tempio di Apollo - dice l’archeologo Dario Palermo, docente di Archeologia classica all’università di Catania - non è soltanto il monumento forse più importante della Siracusa arcaica, ma uno dei maggiori dell’intero mondo greco. Le sue caratteristiche uniche, come la doppia fila del colonnato sulla fronte e la creazione di ogni poderosa colonna da un unico blocco monolitico, oltre a farne un punto fermo nella storia dell’architettura templare, ne dimostrano l’appartenenza ad un contesto architettonico internazionale, nel quale confluiscono elementi dorici ed ionici, alimentato dai rapporti che le grandi famiglie dell’Ellade intrattenevano fra di loro, e lo pongono al livello monumentale dei grandi dipteri ionici che si andavano costruendo nello stesso periodo in Asia Minore».  

 

Un valore riconosciuto e studiato in tutto il mondo eppure calpestato a Siracusa. «Quel che resta del Tempio si sbriciola - dice l’architetto Arturo Alberti, esperto di consolidamento di monumenti antichi e progettista, tra gli altri, del restauro della facciata della Cattedrale di Catania -. Quando, negli anni ’50, venne svelato l’edificio demolendo tutto quello che lo occupava tra cui la caserma spagnola, facendo finta di non capire che fosse un monumento cinquecentesco, venne cancellato un pezzo di storia di Ortigia ma non solo.  

 

Si sono perse le tracce dell’età tardoantica per tirare fuori il Tempio e si è proceduto con un restauro filologico davanti alle colonne massacrate. La necessità fu di tenere in piedi il maestoso capitello rimasto con protesi in cemento armato e qualche barretta di ferro: elementi deteriorabili ovviamente. Così, negli anni 70, Paola Pelagatti decise di intervenire ancora ma solo con lavori-tampone sulla stessa scorta di quello del Dopoguerra. Poi nulla più». E oggi le due colonne del Tempio di Apollo mostrano evidenti segni di cedimento: il ferro è ormai visibile come lo squarcio della pietra antica malamente accomodata. «Rozza soluzione di rinzeppatura con pezzi di laterizio» scrivono i tecnici del Centro regionale di restauro.  

 

«Occorre un progetto di consolidamento - dice Alberti - ma anche un nuovo studio di un monumento che resta sconosciuto. Paolo Orsi pensava di realizzare in quest’area recintata un boschetto su modello di quelli sacri di Artemide: oggi, invece, l’area presenta gravi condizioni idrogeologiche per la presenza di acquitrini e la vicinanza al mare. Necessario, senza perdere ancora tempo, uno studio geofisico e la bonifica del sito anche con la piantumazione di alberi utili a tale scopo. Il Tempio di Apollo cade a pezzi: le integrazioni sono tutte saltate e si portano dietro anche la pietra originale».  

 

Si sbriciola, dunque, l’elemento più importante del Tempio: la pietra che i Siracusani di età greca arcaica estraevano dalle cave del Plemmirio e portavano fino ad Ortigia per innalzare il primo esperimento templare fatto interamente da roccia, senza l’ausilio del legno. Un traguardo grandioso per la città aretusea che venne ricordato con un’iscrizione posta sui gradini del Tempio di Apollo, anch’essa sbiadita, dimenticata. Calpestata come l’eredità lasciata a Siracusa dal passato.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa