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Semplici cesteche diventano borseIl made in Sicilysbarca all’estero

Semplici ceste che diventano borse Il made in Sicily sbarca all’estero

Da Erice a Notting Hill: Ida di Bella e le borse intrecciate home made

Semplici ceste che diventano borse Il made in Sicily sbarca all’estero

Un tempo erano semplici ceste della tradizione rurale nostrana, per il foraggio dei cavalli, per i trasporti sui muli e sui carretti che percorrevano le trazzere; oggi sono diventate accessori moda di tendenza, reinterpretate con stile ed esportate all’estero con l’etichetta Made in Sicily.   Direttamente dalle pagine della storia artigianale della nostra terra, le coffe hanno conquistato il popolo femminile, intrecciando manualità e design nel nome della contemporaneità. Da Londra a Capri, passando per il corso Umberto di Taormina, a rappresentare la Sicilia attraverso le sue tipicità c’è una giovane originaria di Erice, che sta conquistando le critiche positive dell’universo fashion.   Ida Di Bella, 35 anni, laureata nell’area umanistica, quasi per caso ha riscoperto le “curine”, fronde tenere della palma nana, pianta tipica del Mediterraneo (le foglie essiccate del Chamaerops humilis, appunto, vengono anche utilizzate per fabbricare scope, ventagli, funi, panieri, stuoie e cappelli), e da lì ha creato l’omonimo brand: «Avvalendomi della collaborazione di una valida artigiana della zona del trapanese (Buseto Palizzolo, antico borgo) », questa giovane artista ha iniziato diversi anni fa a realizzare borse inusuali, originali, poco convenzionali, veicolando la loro immagine con i simboli delle tradizioni siciliane e personalizzandole con pizzi, merletti, macramè, materiali di riciclo, conchiglie, brindoli di seta, lino grezzo, centrini fatti a mano e stili antichi legati alle ceramiche locali di Erice e Caltagirone.   «Raccontare la nostra cultura e valorizzare i nostri prodotti tipici, traducendoli in oggetti di alta moda: è stato questo sin dall’inizio, il 2006, il mio obiettivo - racconta Ida - creando outfit con tocchi retrò». Fashion victim sin da bambina, Di Bella ha coltivato il sogno di produrre moda ed è riuscita a conquistare anche Londra con la sua borsa di fili intrecciati, in vetrina a Notting Hill.   Ogni coffa porta il nome di una donna e s’inserisce nei circuiti delle blogger, che oggi dettano le mode e promuovono sul web le novità: come quando per la prima volta Ida stravolse le regole lanciando la sua creazione in versione invernale: «Ho iniziato a decorare la mia prima “bag” con pellicce eco e tessuti in lana, che ho chiamato Sophie (presentata con un servizio fotografico tra i vicoli di Palermo) e che conteneva al suo interno un piccolo omaggio alla Sicilia al profumo di Zagara».   E se Giovanni Verga la cita tra le pagine di Mastro Don Gesualdo, oggi la coffa viene raccontata nei manuali della moda, sfoggiata dalle star nelle riviste patinate e inserite nelle “wish list” del commercio internettiano. La migliore pubblicità? Il passaparola, lo strumento più efficace per veicolare un’idea, lontana dalle logiche industriali e dai processi tutti uguali. «Purtroppo oggi è sempre più complicato reperire le materie prime e soprattutto trovare gli artigiani che intrecciano - dice la ragazza - questo è un mestiere in via d’estinzione che dovrebbe di certo essere coltivato e tramandato». Perché ogni coffa è narrazione di storia e profuma di tradizione, raccontando questa terra, i suoi odori e i suoi colori.

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