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Pupi siciliani, burattini e marionette si attende il sì dell’Unesco

Pupi siciliani, burattini e marionette si attende il sì dell’Unesco

Cresce l’attesa per l’inserimento nel registro Memory of the World del teatro di figura nostrano
Pupi siciliani, burattini e marionette si attende il sì dell’Unesco
Dal mondo del meraviglioso, fatto di pupi, burattini e marionette, alla storia di un Paese intero, attraverso circa 2000 preziosi copioni scritti in Italia dal 1700 alla prima metà del 1900: si attende per luglio la risposta da parte dell’Unesco in merito all’inserimento nel Registro Memory of the World dell’eccezionale corpus di documenti sul teatro di figura italiano custodito dalla Rete degli Archivi Unima/Italia. Di questa candidatura, che la sezione italiana dell’Union Internationale de la Marionnette (Unima) ha presentato con il sostegno del Mibact e della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco già da diverso tempo (a gennaio 2014, perfezionandola poi un anno dopo), si è discusso oggi a Roma nell’ambito del convegno “Archivi del Teatro di Figura: i documenti, la storia, le arti”.   Obiettivo della giornata di studi accendere i riflettori su una tradizione tutta italiana, dal grande valore storico e artistico, che rappresenta un unicum nel mondo occidentale. Accanto agli oggetti scenici veri e propri, tra burattini, pupi, marionette, costumi e scenografie, tra le righe di questi manoscritti è nascosto un vero e proprio tesoro fatto dall’intreccio di elementi eterogenei: il teatro e la letteratura, la musica e l’evoluzione della lingua italiana, ma anche gli eventi storici e di cronaca, e poi segni, note di regia, abbreviazioni, in pratica tutte le informazioni tecniche utili alla messa in scena dello spettacolo.   Ecco perché non è esagerato parlare di un patrimonio che è memoria vivente, e che non ha ancora smesso di parlare. E poi raccontare il teatro di figura significa innanzitutto narrare una storia fatta di passione, sogno e fatica: quella delle famiglie italiane che, da generazioni, a quei copioni e a quei personaggi danno l’anima e la capacità di stimolare la fantasia. Un artigianato artistico di enorme significato, a cui appartengono tra le altre le famiglie Cuticchio (Palermo), Signorelli (Roma), Colla (Milano), Sarzi (Reggio Emilia), Monticelli (Ravenna), compagnie storiche ancora in attività.   In quest’ottica appare evidente la necessità di studiare, sistematizzare e valorizzare un patrimonio per lo più sconosciuto e che per molto tempo è stato ignorato o trattato come mero folklore. «I copioni e le marionette sono in stretta relazione: entrambi sarebbero muti l’uno senza l’altro», ha spiegato Alfonso Cipolla (Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare), «studiarli ci permette di capire come sono cambiati la società e il gusto del pubblico».   Una tradizione che ha ancora più valore, se si considera il suo radicamento in tutto il territorio italiano, da Nord a Sud, con profonde diversificazioni in base alle zone: «A generi differenti corrispondono altrettanti pubblici e funzioni sociali», ha continuato, sottolineando la peculiarità di una forma d’arte «che è sempre stata in grado di raccontare la storia prima che diventasse storia, e che ancora oggi può dare stimoli e suggestioni». Un esempio su tutti «il manoscritto del 1851 che racconta a un mese di distanza l’esposizione universale di Londra»: quasi un resoconto live in un’epoca ancora lontana dall’era dell’informazione in tempo reale.

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