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Pioggia di soldi per la tutela dei beni culturali del Mezzogiorno

Pioggia di soldi per la tutela dei beni culturali del Mezzogiorno

È primo Pon cofinanziato dai fondi strutturali europei e interamente dedicato alla cultura
Pioggia di soldi per la tutela dei beni culturali del Mezzogiorno
ROMA - Una pioggia di euro per la cultura e il mezzogiorno. Esattamente 491 milioni, per le cinque regioni del sud: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. È il primo Programma Operativo Nazionale (Pon), cofinanziato dai fondi strutturali europei (Fesr-Fondo sviluppo regionale), che sia mai stato interamente dedicato alla cultura e che da oggi diventa operativo con l’insediamento del suo Comitato di sorveglianza.   A lanciare la sfida, i Ministri dei beni culturali e del turismo e delle Infrastrutture e Trasporti, Dario Franceschini e Graziano Delrio, con il sottosegretario Claudio De Vincenti, presentando i dettagli di un piano che riguarderà i siti di interesse artistico-archeologico e culturale statali, ma anche la filiera connessa.   «È una novità assoluta a livello europeo - spiega De Vincenti - che fa del patrimonio culturale la linea di sviluppo del paese, unendo tutela e valorizzazione». «Un grande passo avanti - prosegue Franceschini - che dimostra l’impegno del mio ministero e di tutto il Governo. Finalmente nel nostro paese c’è consapevolezza che la cultura e il recupero del patrimonio artistico non è solo un dovere morale e costituzionale ma una straordinaria occasione per creare occupazione, sviluppo e per attrarre turismo internazionale. Le regioni del Mezzogiorno, che fino ad oggi ricevono solo il 15% del flusso turistico nazionale, aggiunge, “sono quelle con il maggiore potenziale di crescita. Pensiamo ai tesori infiniti di Campania e Sicilia».   Proprio attraverso «imprese come questa, facendo della cultura e del turismo una delle infrastrutture principali del nostro paese - incalza il ministro Delrio - che si riesce a vincere anche la sfida dell’occupazione». Parola d’ordine “efficienza amministrativa”, perché non si corra mai più il rischio di perdere fondi, i 491 milioni saranno ripartiti secondo due assi d’intervento: 360 milioni per la tutela e la valorizzazione dei 60 grandi Attrattori culturali delle cinque regioni e 114 milioni per le imprese che operano a favore del settore culturale e della sua fruizione e per le industrie culturali e creative, dalla ricezione alla creazione di merchandising d’artigianato.   Il Comitato di sorveglianza vigilerà su tutto, sottolinea il segretario generale del Mibact e Autorità di gestione del Pon, Antonia Pasqua Recchia, insieme a Lucio Paderi, Commissione Europea - Direzione Generale Politica Regionale. «A comporre il Comitato - spiega Pasqua Recchia - sono 30 membri, in rappresentanza delle istituzioni coinvolte, ma anche di Unioncamere, Camera di commercio, Confartigianato ecc. Seguiranno tutti i protocolli di legalità in coordinamento con l’anticorruzione e i prefetti. Verranno controllati tutti i partecipanti alle gare, anche gli operai».   Già pronti almeno 10 progetti da mandare al bando entro il 2015, tra i quali quelli per l’area archeologica di Pompei, Ercolano e Stabia, ma anche per il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e il complesso di Santa Maria della Giustizia a Taranto. In particolare, 77 milioni andranno a interventi già definiti, selezionati e finanziati, ma non ancora inclusi, nel PoIn Attrattori 2007-2013, come la Reggia di Caserta.   E in Sicilia, fra gli attrattori culturali: Agrigento con la Valle dei Templi ed Eraclea Minoa; Messina con Naxos, parco archeologico e museo di Lipari; Palermo con l’ albergo delle Povere, la Biblioteca centrale, l’arsenale marina Regia e il Villino Favoloro; Caltanissetta con il parco archeologico di Gela; Ragusa per il convento di S. Maria del Gesù, la cava d’Ispica, il Parco Forza e Kamarina; Siracusa con il Castello svevo di Augusta, Megara Hiblaea, il parco Neapolis e gli itinerari etnoantropologici Iblei; Catania con l’ex Manifattura Tabacchi e il museo delle ceramiche di Calatagirone; Trapani con Segesta, l’ ex tonnara Florio a Favignana ed infine Enna per l’area archeologica di Aidone.   «Contemporaneamente - conclude Franceschini - stiamo lavorando sui fondi Sviluppo e coesione, immaginando che a fianco del recupero di un grande sito monumentale e archeologico si debba progettare anche un sistema di infrastrutture. Se si stima che i visitatori di un luogo possano aumentare in modo significativo, bisogna infatti investire anche nei trasporti, parcheggi, alberghi, per rendere ordinato e attrattivo quel luogo».

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