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Parco delle Neapolis: le latomie del Paradiso che s’illuminano per 7 giorni

Parco delle Neapolis: le latomie del Paradiso che s’illuminano per 7 giorni

Le Latomie del parco della Neapolis si vestono di luce e offrono lo spettacolo mozzafiato
Parco delle Neapolis: le latomie del Paradiso che s’illuminano per 7 giorni
Un paradiso da riscoprire. Fino a sabato, le Latomie del parco della Neapolis si vestono di luce e offrono lo spettacolo mozzafiato dei loro scorci notturni a visitatori e siracusani. Gratis. Centinaia di presenze per le prime visite by night tra i dedali della Neapolis alla scoperta delle Latomie del Paradiso aperte dalle 21 a mezzanotte, con ultimo ingresso alle 23,30. Un successo che conferma come sia questa la strada da intraprendere per il rilancio del turismo in città: offrire l’opportunità di ammirare, con occhi nuovi, la meraviglia del patrimonio aretuseo. Scommettere sui tesori della città e della sua provincia ampliando l’offerta consueta e coinvolgendo cittadini e privati. Per la prima volta, infatti, le Latomie del parco archeologico che ospita il Teatro greco, sono state illuminate di notte grazie a uno sponsor privato. La Erg, infatti, ha offerto l’impianto di illuminazione per una settimana regalando così soprattutto ai siracusani l’occasione di visitare uno scorcio delle Latomie dopo il tramonto. Un’occasione colta con entusiasmo dalla soprintendenza aretusea retta dall’archeologa Mariella Musumeci. In passato, esperimenti del genere avevano riscosso grande successo come nel caso dell’apertura notturna del Teatro greco dopo l’istallazione di un impianto di illuminazione artistica super-sofisticato (e costoso) di cui si sono perse le tracce. All’epoca, era soprintendente Mariella Muti la quale volle aprire al chiaro di luna per due anni, nel periodo estivo, il monumento simbolo di Siracusa illuminato da un sistema particolare, con sensori che si attivavano alla presenza dei visitatori rischiarando la pietra del Teatro greco di luce dorata. Dell’impianto artistico che regalava notti suggestive nel cuore del parco della Neapolis non c’è più notizia come degli eventi serali in monumenti “minori” come il Tempio di Zeus. Le cosiddette “Due colonne”, infatti, furono protagoniste di spettacoli musicali notturni insieme con il Tempio di Apollo. Non sorprende, dunque, il successo ottenuto dalle visite sotto la luna alle Latomie del Paradiso. Stupisce, semmai, il fatto che queste iniziative siano eventi e non la consuetudine in termini di valorizzazione del patrimonio siracusano. Il tour alla scoperta delle Latomie prevede una passeggiata tra le bellezze della Neapolis: dall’Orecchio di Dionisio alla Grotta dei Cordari, sino al percorso che si snoda a ridosso delle latomie di Santa Venera. Dopo questa settimana, l’impianto verrà smontato e l’auspicio dei visitatori che ieri notte e domenica hanno affollato le Latomie del Paradiso è che questa occasione possa divenire una consuetudine magari solo nelle sere d’estate. Tra i turisti alla scoperta del paesaggio notturno della Neapolis numerosi stranieri ma sono stati soprattutto i siracusani a voler ammirare il volto nascosto delle Latomie. Sono questi i resti delle cave che in epoca antica servivano per ricavare il materiale lapideo con cui costruire gli edifici della città. Alle Latomie siracusane sono legate molte leggende tra cui quella più nota riferita alla Grotta di Dionisio. Qui, nel 1608, giunse Caravaggio in compagnia dell’amico Vincenzo Mirabella, il pittore siracusano che lo ospitò durante il periodo in cui si rifugiò nella città aretusea in fuga da Malta. Caravaggio rimase affascinato dalla peculiare forma della grotta a cui diede, appunto, il nome del tiranno Dionisio che secondo le tradizione fece scavare la cavità dentro la quale faceva rinchiudere i prigionieri e, dalla sommità della grotta, ne ascoltava i discorsi. L’Orecchio di Dionisio, per la sua caratteristica forma, amplica le onde sonore e secondo alcuni studiosi la sua presenza sotto la cavea del Teatro greco, è utile a migliorare l’acustica del monumento. Quel che è certo è che questo luogo è ancora oggi capace di affascinare i moderni viaggiatori che, sulle orme del Grand tour, restano ammaliati dalla suggestione di un patrimonio millenario dove l’archeologia sposa la natura e regala panorami unici al mondo che l’Unesco ha riconosciuto come beni da tutelare affinché l’umanità possa goderne. E certo non solo per una settimana.

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