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Cinema, Tornatore racconta Pio La Torre: «Io lo ricordo così»

Nel 35°anniversario della morte del politico siciliano, il regista pesca tra i suoi ricordi

Cinema, Tornatore racconta Pio La Torre: «Io lo ricordo così»

ROMA - «Io Pio La Torre lo ricordo bene. L'ho conosciuto sin da bambino. Era una figura familiare, presente. Ne sentivo parlare, visti i suoi rapporti con mio padre. La prima volta lo incontrai a Bagheria. Venne a tenere un comizio elettorale. Avrò avuto undici anni. E mi colpì....».

 

Giuseppe Tornatore pesca nei ricordi d’infanzia, quelli dei luoghi siciliani dove è cresciuto per raccontare, nel 35mo anniversario dell’omicidio mafioso, Pio La Torre. C'è una foto scattata da Tornatore nel '73 a Bagheria che ritrae il politico e sindacalista comunista accanto al padre del regista Peppino mentre entrambi soddisfatti inauguravano il museo di un terzo amico, Renato Guttuso.

 

Tornatore, figlio di Peppino, sindacalista della Cgil come Pio, racconta l’amico di famiglia, il politico che sapeva nei comizi conquistare la platea grazie alla semplicità di esprimersi e farsi capire, figlio di poveri contadini come era, abituato a lottare accanto ai braccianti come uno di loro e dunque per questo proprio uno di loro. Tornatore, che ha messo in fila quelle immagini sbiadite scrivendo la prefazione del libro 'Ecco chi sei - Pio La Torre nostro padrè (Gruppo Editoriale San Paolo), fa affiorare tra i ricordi persino la gestualità di La Torre. Un altro ricordo lo associa ancora al padre, alla cerimonia d’inaugurazione del Museo Guttuso, allora Pinacoteca d’arte moderna e contemporanea; dunque nel dicembre 1973.

 

Il regista di Nuovo Cinema Paradiso aveva 17 anni, faceva il fotografo. «La Torre era molto contento, l’istituzione del centro d’arte voluto da Renato Guttuso era motivo di orgoglio, specie per un comunista come lui. C'erano tanti artisti, scrittori e giornalisti. C'era Ignazio Buttitta e, non vorrei sbagliarmi, Andrea Camilleri». Poi arrivano i ricordi romani, Tornatore al servizio militare va a Botteghe Oscure a trovare il conterraneo che aveva nei suoi confronti l’atteggiamento paterno di chi deve preoccuparsi del figlio di un caro amico.

 

Tornatore gli confida il sogno del cinema, di rimanere nella capitale e frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Pio La Torre invece, nominato segretario regionale del Pci, tornò a Palermo e cominciò a lavorare da 'politico investigatore' come Tornatore lo definisce, «Erano anni terribili quelli, gli anni dei grandi omicidi politici: '79, '80, '81, '82. Era una guerra. E lui era tornato per combattere».

 

Sono gli anni in cui prende corpo la legge Rognoni-La Torre, cioè la definizione di associazione a delinquere di stampo mafioso, «un’idea rivoluzionaria. Se tre o più persone hanno relazioni tra di loro riferite ad affari di illecito guadagno, questa è mafia. Il passo di La Torre era notevole. Era la bomba atomica che Pio La Torre studiava per mettere in ginocchio la mafia». L'altro grande impegno di Pio La Torre, non del tutto estraneo alla lotta contro la mafia, fu per smantellare i missili Cruise a Comiso. Il 30 aprile 1982 Tornatore è a Palermo a montare il documentario Diario di Guttuso per Raitre. «Nella sede Rai, in via Cerda, squillò il telefono. Risposi io, era una signora della produzione, la voce tremante: «Peppuccio, ammazzarono a Pio La Torre!» Restai pietrificato».

 

Tornatore ricostruisce gli attimi di grande tragico turbamento vissuti nella redazione Rai di Palermo con le prime immagini girate dalla troupe «s'intravedevano sangue e schegge di vetro, un primo piano di La Torre crivellato di colpi. Molte di esse non furono mai diffuse, erano atroci, insostenibili. Ricordo la camera ardente, in corso Calatafimi. Me lo ricordo benissimo. Mi ricordo i funerali. Venne Berlinguer. Ricordo l’amarezza di mio padre. Andammo insieme al comizio a piazza Politeama, e mentre camminavamo, sperduti in quella città macchiata di sangue, gli sentii sussurrare: “Sempre sfortuna gli ha portato Palermo a Pio La Torre”. E non ci siamo detti più niente».

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