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I droni attestanola “buona salute”della costadelle Egadi

I droni attestano la “buona salute” della costa delle Egadi

Concluso studio su “scogliere a vermeti” dell’Università di Palermo e Area protetta FOTO

I droni attestano la “buona salute” della costa delle Egadi

FAVIGNANA - L’uso di droni diventa utile anche per conoscere lo stato delle coste. È questo l’ultimo progetto che la direzione dell’Area marina protetta ha avviato e concluso da qualche giorno nelle isole Egadi grazie alla collaborazione di un’équipe di esperti del dipartimento di Scienze della terra e del mare dell’Università di Palermo.  

 

Dieci chilometri di perimetro costiero sono stati sorvolati da droniche hanno raccolto e immagazzinato dati e notizie utili. In particolare, lo studio si è soffermato sul “reef a vermeti”, le scogliere che affiorano a pelo d’acqua e che bordano 10 chilometri di coste delle isole, quelle più basse e frastagliate. Il cosiddetto marciapiede a vermeti è una biostruttura marina presente in tutto il mare Mediterraneo, simile alle barriere coralline e molto diffuso a Favignana e Levanzo, meno sull’isola di Marettimo che invece presenta rocce a strapiombo. Queste scogliere si sono formate nel corso degli anni e sono originate dalla cementificazione dei gusci dei molluschi “dendropomapetraeum”, che si mischiano con le alghe calcaree e formano delle vere piattaforme marine fondamentali per la protezione delle coste dall’erosione.  

 

Sette chilometri di coste dell’isola di Favignana e tre di Levanzo sono stati monitorati passo dopo passo con l’ausilio di droni grazie all’iniziativa che rientra nell’ambito del progetto di ricerca Prin “Biocostruzioni costiere”, che prevede una cartografia dettagliata dei “trottoir” a vermeti. Un drone a sei eliche (Skyrobotic SR-SF6, dell’azienda “DroinWork” di Todi) e i tecnici del Consorzio Ticonzero di Palermo hanno effettuate delle riprese dall’alto di queste biostrutture, in modo da creare delle mappe ad alta definizione dei reefpresenti sull’Isola. Ciò grazie alla stipula nel 2014 di una convenzione tra l’università di Palermo e Area protetta per il completamento del quadro conoscitivo su tutta l’area marina protetta. I fondi sono del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.  

 

Stefano Donati, direttore dell’Area marina protetta, geologo romano da cinque anni alla guida della più grande riserva marina d’Europa, parla di un risultato di grande valore scientifico: «Si tratta di un ecosistema perfetto che ha grande importanza ecologica e paesaggistica riconosciuta da tutto il panorama scientifico. Il marciapiede a vermeti è un habitat da tutelare e proteggere e, potendo contare sulla precisione delle rilevazioni fatte dai droni, ora siamo in grado di conoscerne lo stato di salute». E lo stato di salute delle coste e del mare, nonostante tutto, è buono. Ricorda ancora Donati che un grande segnale positivo è arrivato non molto tempo fa quando la foca monaca, fuggita negli anni ’50 dalle grotte di Marettimo, è tornata non solo a farsi vedere sull’isola, ma anche ad abitarla, stanziandosi nelle zone dove la protezione della Riserva è massima.  

 

Dopo aver fotografato con gli infrarossi due esemplari, ora si ha la certezza che l’animale si sia stanziato a Marettimo e anche gli avvistamenti dei pescatori sono aumentati. «Ormai in inverno è una presenza stanziale: sverna nelle grotte di Marettimo - dice ancora Donati - così come le tartarughe marine che non solo sono state di nuovo avvistate nelle acque tra le isole e la città di Trapani, ma hanno ripreso a nidificare».  

 

Non è stato facilissimo contemperare le esigenze dei residenti, del turismo e del diportismo nautico con quelle dalla salvaguardia dei tanti ecosistemi marini in un’area marina protetta che è la più grande d’Europa nella quale lavorano diverse marinerie - Trapani, Marsala, San Vito - ma Donati spiega che i risultati fino ad oggi ottenuti sono lusinghieri. «Le Egadi sono l’arcipelago più frequentato in Italia dai velisti che vengono a scoprire la bellezza e la diversità delle coste e dei mari delle tre isole e trovano ormai forme di assistenza consolidate: abbiamo posizionato 150 gavitelli dove posso ormeggiare senza calare le ancore. Poi, sin dall’inizio abbiamo lavorato coinvolgendo le popolazioni delle isole e soprattutto i pescatori rendendoli parte attiva dai nostri progetti». Quello dei dissuasori anti-strascico non ha incontrato l’iniziale favore delle marinerie. «Adesso, con il supporto degli stessi pescatori, li abbiamo posizionati in alcune zone che sono ben segnalate e hanno avuto un impatto positivo sullo stato di salute dei fondali». Conclude Donati: «Nel 2013 abbiamo registrato un dimezzamento degli abusi di questo tipo di pesca che è la più invasiva perché distrugge i fondali e i pesci neonati, speriamo che in futuro questo problema possa essere definitivamente risolto».

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