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Ex Manifattura tabacchi: il quartiere catanese tra i grandi “attrattori culturali”

Ex Manifattura tabacchi il quartiere catanese tra i grandi “attrattori culturali”

La fabbrica potrà beneficiare dei fondi che il ministero della Cultura anticiperà per i siti siciliani

Ex Manifattura tabacchi il quartiere catanese tra i grandi “attrattori culturali”

L’ex Manifattura Tabacchi rientra tra i «grandi attrattori» culturali, volti a potenziare il patrimonio siciliano, meritevoli di concorrere ai 360 milioni previsti dal Programma operativo nazionale (Pon Cultura 2014-2020), cofinanziati con i fondi strutturali europei (Fesr-Fondo sviluppo regionale) destinati al Meridione.  

 

All’ex quartiere militare borbonico che si apre nel cuore del vecchio San Cristoforo andranno, probabilmente, 5 dei 120 milioni che il ministero della Cultura darà come anticipo per i siti siciliani. Questa la somma che, seguendo gli indirizzi regionali, la sovrindentenza di Catania ha chiesto per una prima trance di lavori necessari alla messa in sicurezza e ad un parziale riuso dell’immenso immobile.  

 

In questa prospettiva la sovrintendente Fulvia Caffo con il suo staff - il responsabile unico del procedimento (Rup) arch. Salvatore Sorbello e il progettista arch. Nicola Neri - ha predisposto il «Progetto di conservazione, recupero e adeguamento funzionale ex Manifattura Tabacchi a sede del Museo regionale interdisciplinare di Catania». Si tratta di un progetto volto a mettere in sicurezza la struttura a partire dalle coperture, e già solo questa è un’opera immane dal momento che si tratta di ben 2.545 metri quadrati. Lavori per i quali sarà necessario predisporre un adeguato ponteggio. E va sottolineato che è stato previsto, nell’ottica del contenimento energetico, l’uso di tegole fotovoltaiche integrate ai coppi tradizionali. Inoltre saranno rifatti tutti gli infissi (ben 1.200 metri quadrati) secondo criteri di efficentamento energetico, e tutti gli impianti: elettrico, idrico, antincendio, antifurto, e il condizionamento d’aria. Prevedibile che, con i fondi a disposizione, si potrà ristrutturare e aprire al pubblico solo il piano terra del grande immobile e parte del primo piano, mentre per il secondo piano e per il sottotetto bisognerà attendere nuovi finanziamenti.  

 

Il progetto della sovrintendenza prevede la salvaguardia degli elementi che hanno caratterizzato la fabbrica, dai vecchi intonaci, ormai storicizzati, ai macchinari per la fabbricazione delle sigarette, ai vecchi impianti di canalizzazione, strutture in metallo e acciaio che potrebbero essere usate per far passare le tubature degli impianti e parte dell’illuminazione a led.  

 

Il progetto per il futuro «Museo regionale interdisciplinare di Catania» prevede che, negli spazi dell’ex Manifattura Tabacchi, siano ospitate tutte le collezioni archeologiche di Catania e Provincia che, finora, non hanno avuto sede espositiva, quali la «stipe votiva di San Francesco», i ritrovamenti degli scavi del teatro greco-romano di Catania, i pavimenti musivi ritrovati in piazza Dante, il grande pavimento della basilichetta di via Rocca Romana. Il museo ospiterà, inoltre, varie collezioni storico artistiche, tra cui quella di Liardo, le collezioni etnoantropologiche, inclusa quella dei pupi siciliani e dei cartelli della collezioni Pennisi-Magrì.  

 

Qui verranno ospitati anche la biblioteca dei depositi dell’archeologia, i depositi per le collezioni non stabili, un’area di ristorazione e caffetteria, un auditorium e una sala conferenze e spazi per mostre temporanee d’arte contemporanea e per laboratori di studio e di ricerca dei nuovi linguaggi, fotografia inclusa.  

 

«L’importanza di questa operazione - spiega la sovrintendente Fulvia Caffo - risiede nel fatto di poter aprire un museo regionale di cui Catania, unica tra le province siciliane, finora è stata priva, e nella possibilità di prevedere una moderna musealizzazione in un ambito fortemente connotato storicamente e socialmente. Questo era l’antico quartiere militare borbonico, poi trasformato in Manifattura Tabacchi, espressione di un periodo storico segnato dalla rivoluzione industriale e anche dall’emancipazione delle donne.  

 

A lavorare alla manifattura, infatti, erano quasi eclusivamente donne, con i problemi di sfruttamento che questo comportava, ma anche con la possibilità di mantenere le proprie famiglie, soprattutto quando gli uomini erano in guerra. Di qui la scelta di conservare i caratteri propri di questa struttura e di farne uno spazio adatto all’arte contemporanea e alle varie attività e alle sue tante espressioni, utilizzando soprattutto gli ambienti costruiti nel ‘900, con l’utilizzo del cemento armato, dove si potranno prevedere allestimenti snelli che consentano la flessibilità degli spazi grazie ad elementi a scomparsa e a pannelli mobili. In questi spazi si potranno tenere performaces teatrali, laboratori e attività legate al cambiamento e alla contemporaneità. Da qui deriva la necessità di mantenere la stratificazione storica della struttura nelle sue varie parti, quelle ottocentesche come quelle novecentesche».  

 

E un’altra cosa la sovrintendente vuole sottolineare: l’importanza di questa operazione per rinsaldare i legami tra i cittadini e le istituzioni educando le generazioni a riappropriarsi di un patrimonio collettivo da vivere in sintonia con la propria identità. Un patrimonio che può diventare occasione di promozione e di sviluppo per tutto il quartiere.

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