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In Sicilia record mondiale di siti Unesco

In Sicilia record mondiale di siti Unesco «Ma poi non si fa nulla per mantenerli»

Soddisfazione e rabbia - E Mozia si candida a 8ª meravigilia

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In Sicilia record mondiale di siti Unesco «Ma poi non si fa nulla per mantenerli»

«L’auspicio è che il settimo riconoscimento di beni materiali Unesco per la Sicilia non abbia lo stesso destino degli altri». Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente Sicilia, commenta così la festa per l’iscrizione del sito arabo-normanno nella “World heritage list” accennando alle criticità che connotano gli altri tesori dell’Isola “Patrimonio dell’umanità”. Da anni, infatti, Legambiente analizza le condizioni in cui versano i siti regionali fotografando, in un dossier certosino, luci ma soprattutto ombre della loro gestione. «Il risultato è impietoso - dice Zanna - e il quadro è preoccupante, così come i nostri appelli che continuano a cadere nel vuoto. Speriamo che il sito arabo-normanno non subisca lo stesso triste declino perché fa rabbia constatare come, dopo tanti sforzi profusi per meritare un riconoscimento internazionale, nulla o poco si faccia per mantenerlo e anzi, al contrario, ci si impegni per cancellare il valore culturale, storico, artistico, ambientale dei gioielli che sono patrimonio mondiale».  

 

L’ultimo dossier di Legambiente salva solo la Villa romana del Casale: la meraviglia di Piazza Armerina, con i suoi mosaici preziosi, è stata insignita del riconoscimento nel 1997 e protagonista di un lungo e delicato intervento di restauro che ha previsto anche la nuova copertura delle tessere musive. Tuttavia, anche questo sito Unesco oggi svela pecche. «Sono emersi alcuni problemi - spiega Zanna - legati alla nuova illuminazione della villa Romana che non funziona a dovere, come segnalano numerosi turisti costretti a usare telefonini come torce per farsi luce. Un disservizio che stride con il grande sforzo profuso per salvare i mosaici».  

 

Qualcosa si muove per Agrigento, iscritta nella lista Unesco nel 1997 e considerata da Legambiente una «vergogna dell’Unesco» tanto da spingere gli ambientalisti a presentare una corposa documentazione nel 2009 in merito alla situazione gestionale dell’Ente senza Consiglio d’amministrazione da oltre 6 anni. «La situazione è delicata anche per la vicenda dell’abusivismo edilizio - prosegue Zanna - e forse, adesso, grazie alla Procura il vento sta cambiando. Ma certo la strada è ancora lunga per liberare un’area archeologica dallo scandalo di case con vista templi».  

 

Per le Isole Eolie, iscritte nella lista Unesco nel 2007, il problema è l’ente di coordinamento. «Lo avevamo individuato nel Parco nazionale delle Eolie individuato 5 anni fa - dice Zanna - istituito ma mai costituito ufficialmente. Di alcune novità parleremo domenica 19 luglio, in occasione del passaggio della nostra Goletta verde tra le Isole Eolie che sarà affiancato da un incontro con varie istituzioni».  

 

Compie 10 anni, il prossimo 15 luglio, l’iscrizione di Siracusa e Pantalica nella World heritage list. E lo fa celebrando il compleanno con gli annosi problemi di discariche dentro le tombe millenarie della Necropoli rupestre di Pantalica e lo spauracchio del cemento a due passi dalle meraviglie di Siracusa. «Una follia ipotizzare la realizzazione di due porti turistici in piena buffer zone - dice Zanna - come si vuol fare al Porto grande di Ortigia». Siracusa attende anche l’avvio di una politica culturale sinergica che finora stenta a partire per scarsa lungimiranza e troppa disattenzione istituzionale.  

 

Sinergia manca anche per le 8 città del val di Noto, sotto l’egida Unesco dal 2002. Legambiente non ha dubbi: serve un coordinamento tra Comuni. Annosa, poi, la questione dell’intonaco di Noto deturpato da restauri e interventi vari. «Per Caltagirone, Militello, Catania, Palazzolo, Ragusa, Scicli e Noto - dice Zanna - servirebbe una sinergia che ancora non è mai partita. Questo è un vulnus».  

 

Una vittoria di Legambiente è invece il riconoscimento per il Monte Etna, iscritto nel 2013 e gestito da un Ente parco. «L’area è però troppo vasta - dice Gianfranco Zanna - e la forte pressione antropica, a cui si affianca lo scarso senso civico di qualche visitatore, mettono a rischio l’integrità ambientale del vulcano».  

 

Insomma, più ombre che luci in questi anni di Unesco. Lo sa bene anche il governo regionale che ha avviato una riflessione nuova per la gestione e la valorizzazione dei 7 siti materiali Unesco. Un nuovo percorso che vede impegnati insieme l’assessorato ai Beni culturali, coordinato da Antonio Purpura, e la Fondazione Unesco Sicilia presieduta da Aurelio Angelini.   L’assessore-economista ha deciso di convocare i referenti dei “tesori” per istituire comitati capaci di colmare le carenze del passato. «Obiettivo di questi tavoli di lavoro già avviati - dice l’assessore Purpura - è quello di mettere a regime l’attività dei siti Patrimonio dell’Umanità attraverso la realizzazione dei progetti di valorizzazione e conservazione già contenuti nei piani di gestione presentati all’Unesco per i siti siciliani».   Non accenna alle criticità di questi anni bensì alla festa per la Sicilia, che è tra le regioni con il più alto numero di tesori insigniti del riconoscimento “Patrimonio dell’umanità” al mondo, l’ambasciatore Unesco, Ray Bondin. Fu lui ad avere seguito l’iter di iscrizione di 5 sui 7 siti siciliani. «Sono felice per il sito arabo-normanno - dice Ray Bondin -: tutti i 21 membri del Comitato sono stati a favore dell’iscrizione di Palermo è ciò è molto raro. Anzi, la Serbia ha chiesto come mai l’Italia abbia aspettato così tanto tempo. Da ora si metterà in azione un sistema di monitoraggio del sito». Unica nota a margine quella di migliorare la traduzione inglese del dossier presentato dall’Italia. «Il Comitato - dice Bondin - ha chiesto di migliorarlo».  

 

Bondin parla di responsabilità per la Sicilia alla luce di questa nuova approvazione. «Adesso - dice - comincia il vero lavoro che è quello di valorizzare il riconoscimento Unesco. Credo sia d’obbligo che tutti i responsabili dei luoghi Unesco dell’Isola siedano attorno a uno stesso tavolo, davvero, per mettere in campo per la prima volta la strategia di tutela e promozione che finora è mancata. Necessario anche programmare interventi e cercare di intercettare finanziamenti per trasformare in realtà i buoni propositi».

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