WHATSAPP: 349 88 18 870

La mostra “Mare Motus” alle Eolie nelle celle dell’ex carcere e nella chiesa

La mostra “Mare Motus” alle Eolie nelle celle dell’ex carcere e nella chiesa di S. Caterina

A cura di Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi, è aperta tutti i giorni con ingresso gratuito fino a settembre VIDEO - FOTO

La mostra “Mare Motus” alle Eolie nelle celle dell’ex carcere e nella chiesa di S. Caterina

Far vivere in un territorio noto alle masse per il suo grande rilievo archeologico anche la grande arte contemporanea. Questo uno degli intenti della mostra “Eolie 1950 – 2015. Mare motus. L’isola”, a cura di Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi, inaugurata domenica scorsa presso gli spazi della ex chiesa di Santa Caterina e dell’ex carcere di Lipari alla presenza di circa 500 persone. Ad accoglierle, oltre ai curatori, la direttrice del “Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea” Maria Amalia Mastelloni e numerose autorità. 

 

 

«Investire nell’arte contemporanea – ha spiegato l’assessore regionale ai Beni Culturali, Antonio Purpura – significa conferire attrattività nuova al Museo, ma anche creare un’opportunità per tanti giovani». Ad alcuni di questi, a partire dall’anno scorso, sono state affidate le installazioni permanenti, “site specific”, presso l’ex carcere. Particolarmente apprezzabile l’installazione, in una delle celle, di Gregorio Botta. Si tratta di alcune giare riempite d’acqua illuminata e in movimento. Il risultato è un riflesso sulla parete antistante che, quasi magicamente, si presenta al visitatore come una fiammella. «Lavoro da molto tempo – ci spiega l’artista – con questi elementi e con la luce, ma ho bisogno che sia un processo naturale. L’idea della giara, invece, vuole sottintendere una vita interiore al suo interno».  

La stessa cella ospita anche il lavoro di Maria Elisabetta Novello intitolato “Sopralluoghi” e realizzato con polvere di pomice e cenere vulcanica. «Recarmi presso l’ex cava di pomice dell’isola – spiega - per raccogliere la polvere è stata un’esperienza unica che mi ha consentito di creare un mio proprio intimo orizzonte».  

Di fortissimo impatto emotivo è il lavoro di Mimmo Paladino, intitolato “Sonno sogno”. La cella a lui affidata è dominata dalla presenza dei “Dormienti” adagiati sull’acqua e fiocamente illuminata da una lampadina. A completare l’esperienza sensoriale, con il suo un senso di profonda desolazione, i versi di Tahar Ben Jelloun recitati da Filippo La Mantia in lingua siciliana.

«In realtà – ci spiega il curatore Lorenzo Zichichi – quella di Paladino è l’unica cella a riportare lo spettatore nella condizione dei carcerati, anche se la sala adiacente, curata da Riccardo Monachesi e Gonzalo Borondo è in qualche modo complementare». Intitolato “Alipari” il lavoro di Monachesi è apparentemente incentrato sul tema dell’evasione. All’interno della cella è possibile vedere, infatti, delle ali di ceramica. «In realtà – spiega l’artista – mi piaceva l’idea che ci fosse una sorta di osmosi e che queste ali non si capisse bene se stessero entrando o uscendo».  

Particolarità dell’opera la differenziazione delle crete, smaltate di blu quando più vicine alle finestre – e al cielo – mentre dominate dal colore della terra all’interno della cella. La sala è completata dalle maschere realizzate da Borondo. A fare in qualche modo da ponte tra le installazioni delle carceri e la mostra temporanea visitabile fino al prossimo 30 settembre presso l’ex Chiesa di Santa Caterina sono le immagini di Silvia Camporesi. Tavolini, muri scrostati, lettere, i soggetti delle foto, caratterizzate dalla particolarità di essere state scattate in bianco e nero e colorate a mano dall’artista.  

Fil rouge delle opere esposte alla temporanea il tema dell’”Isola”. «Quando assieme a Lea Mattarella abbiamo iniziato a lavorare alla mostra – spiega ancora Zichichi – avevamo un titolo obbligato: “Mare Motus”. Abbiamo pensato che la cosa più interessante da fare a Lipari fosse incentrare la mostra sull’isola stessa, intesa come concetto. In questo senso ci ha fatto da “specchio” il pensiero, già formulato da Gesualdo Bufalino rispetto alla Sicilia, di “Isola plurale”». Ecco allora l’imponente rosa di artisti selezionati per la mostra declinare questo concetto in ogni sua forma: dallo scatto di Martin Parr, uno sguardo quasi grottesco di Capri assediata dai turisti, al concetto che da isola porta a isolamento.  

Ne è un esempio – per rimanere sul linguaggio fotografico – il lavoro di Elger Esser, che ci mostra un mare nebbioso e che quasi sgomenta. Il tema dell’isolamento è anche il trait d’union con gli artisti Cileni che hanno partecipato al progetto. «Questa connessione non è affatto casuale – ci spiega Antonio Arévalo, addetto culturale dell’Ambasciata del Cile – perché anche la nostra è una realtà molto “isolata”, basti pensare alle barriere delle Ande e dell’Oceano Pacifico». Tra gli artisti cileni troviamo Samy Benmayor, con la sua rilettura astratta e trasfigurata di Lipari. L’abside della chiesa è invece l’area designata a ospitare le opere dei grandi maestri che nel ‘900 hanno reso celebre la Sicilia nell’ambito dell’arte contemporanea.  

È qui che il visitatore può imbattersi nella “doppia bifrontale” del grande scultore Pietro Consagra, piuttosto che nelle opere di Antonio Sanfilippo e Carla Accardi (i tre rappresentano un vero e proprio stendardo dell’astrazione italiana). Quasi a farvi da contraltare il realismo di Renato Guttuso espresso nell’opera “Modella nello studio” del 1968.  

La rosa delle opere dei grandi maestri include poi “Le linee del mare” di Piero Guccione e l’intensa “Le Bagnati” di Fausto Pirandello. E ancora, la mostra ci regala una delle donne di Emilio Greco (“Mediterranea”) e uno scatto di Ferdinando Scianna. Non meno importanti i “29 Siciliani” di Salvo (che formano la sagoma della Sicilia) e il bozzetto della celebre “Quadriga” di Francesco Messina. Campeggia, infine, al centro quasi fosse un altare lo straordinario “cretto” di Alberto Burri, che dal concetto di “Mare motus” arriva a quello di “Terrae Motus”, riconducendo idealmente a Gibellina, dove il grande artista aveva coperto la devastazione con una gigantesca opera basata sullo stesso “cretto”.  

All’inaugurazione di domenica non poteva che essere entusiasta, infine, il direttore dei lavori Michele Benfari, ideatore del progetto “Mare Eolie” insieme con l’archeologa Maria Clara Martinelli. «Il confronto tra arte contemporanea e archeologia – ha spiegato – non è nuovo, ma in questo luogo sembra avere una forza motrice in più. Quella che vogliamo percorrere è una contaminazione intelligente che speriamo possa essere solo il preludio per far vivere questo luogo in termini propositivi sempre nuovi e interessanti».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa