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Il rientro in porto di Rosario dopo cinque anni. «Ora soffriremo il mal di terra»

Il rientro in porto di Rosario dopo cinque anni. «Ora soffriremo il mal di terra»

L’ex agente di commercio Rosario Patanè ha fatto rientro oggi al porto di Catania. Ad attenderlo amici e parenti.

Il rientro in porto di Rosario dopo cinque anni. «Ora soffriremo il mal di terra»

«Se avesse atteso ancora dieci giorni, sarebbero stati cinque anni tondi tondi» raccontano gli amici di Rosario Patanè mentre lo attendono sul molo del Nic di Catania, al porto, per riabbracciarlo dopo cinque anni trascorsi in barca a vela in giro per il mondo. Sfogliano migliaia di foto sui loro telefoni digitali fino ad arrivare a quelle del 2010. 28 luglio appunto. «Questo è il giorno dell’inizio dell’avventura – racconta uno dei tanti amici accorso alla grande festa di bentornato – Rosario aveva capelli e barba più lunghi, il solito entusiasmo, tanti luoghi ancora da visitare e una nuova compagna da far salire a bordo (la metafora ci sta tutta) della sua vita».

Già perché, il 52enne capitano etneo ha condiviso la gioia del rientro a casa con la nuova compagna, Elizabeth Large, 50enne londinese in splendida forma e dal sorriso gentile, che a Catania ha trovato una nuova famiglia. Dalle abitudini decisamente siciliane. «I saluti a Londra sono molto più distaccati – ammette la donna, salita a bordo dell’Andros, casualmente dopo la rottura del rapporto precedente di Rosario - ma mi piace dare e ricevere così tanti baci per dire semplicemente: ciao». Rosario ed Elizabeth attraccano al molo del Nic alle 10 in punto, attraversano la passerella dell’Andros e scendono sulla terra ferma. Ancora a piedi scalzi. «La bandiera di poppa è ormai consumata dal vento» grida qualcuno al “lupo di mare” catanese, e lui risponde: «bandiera vecchia, onor di capitano». «Attenti alla zia, non la fate cadere in mare». «Ci vuole il colpo del brindisi, dove è Elizabeth? ». «Ciao bellaaaaa, sei bellissima» dice una zia ad Elizabeth - già ribattezzata Elisabetta - mentre la sorella di Rosario, Elena, riprende tutto con una videocamera.

Lei, Eli, annuisce gentilmente mentre viene sopraffatta da una commistione linguistica italo/siculo/inglese, da tante facce nuove e molte altre conosciute in questi anni, e da un valzer di abbracci, strette di mani, pacche sulla spalla, che danzano nello spazio ristretto e lungo di un approdo. Mamma Tina, 72 anni, è al settimo cielo. «E’ tutto bellissimo, non potevo pensare - esordisce - di avere un figlio così coraggioso. È un sogno che aveva sin da piccolo, quando a soli tre annuzzi ascoltava su un vinile la canzone “La vita sull’Oceano” e si esaltava per il ritornello: grande comandante della nave diventerò”». Con mamma Tina c’è anche papà Pippo, 81 anni, e tantissimi altri amici che tengono ben in vista uno striscione: bentornato audace capitano. «Non ho mai pianto mentre lui era in viaggio, non mi sono mai scoraggiata – ammette la signora Tina - ho imparato ad usare il computer per poterlo seguire e per parlare con lui e a casa c’è una grande cartina geografica. Il suo itinerario è tracciato per intero sul muro di casa nostra».

Della famiglia mancava solo Andrea, il figlio di Rosario, con il quale divide il nome della barca (Andros), ma arriverà tra qualche giorno dalla Finlandia, dove vive. La famiglia si allargherà ancora di più con l’arrivo della mamma di Elizabeth. Intanto all’ombra di un gazebo i ragazzi del Nic, che incoraggiano e sostengono sempre iniziative del genere, hanno preparato un rinfresco a base di prosecco, granite e briosce. «Per l’agitazione non ho dormito stanotte – ammette Rosario, che adesso venderà l’Andros e si dedicherà al nuovo progetto di vita in campagna - Stasera dormiremo ancora in barca, il distacco deve essere graduale. Soffriremo il mal di terra... che è causato dalle persone, non dal suolo». «Forza che si scioglie la granita, chi ne vuole? Mandorla e pistacchio». Si stappa una bottiglia, parte un tappo in direzione del tetto, lo segue il rumore di un altro tappo che rimbalza e ricade giù, sulle teste dell’allegra comitiva.

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